Sono stato a Colonnata in compagnia di Sua Ebbrezza Luigi Veronelli in persona, la consorte Christiane, il nepote Andrea, insomma sono entrato nella famiglia Nasale, ho ottenuto de facto l’ambito Blasone della Libagione. Gino mi ha subito presentato Venanzio, il bardo del lardo, il primo che ha capito l’importanza che poteva avere per sé e per tutto il paese recuperare questo grasso messo a insapidire in conche marmoree dove giace in sancta pace in una particolare salamoia con aglio, anice stellato, cannella, pepe, ramerino, mirto, ginepro, chiodo di garofano e via aggiungendo a discrezione dell’autore (la formula completa è secretata), poi abbiamo visitato i locali di stagionamento, infine abbiamo desinato nel suo ristorante che detiene lo scettro del lardellamento, riconosciuto persino da Ducasse e da Le Cirque di New York. Non abbiamo ordinato, abbiamo semplicemente lasciato che Venanzio compisse l’opera al bianco venato di rosa (colore del lardo colonnatese) con un vassoio di lardo e fesa di manzo anch’essa macerata nella medesima concia, sformatino di carciofi, testina di maiale con scorzette d’arance, tagliatelle con asparagi di campo, tortelli di carne e er-bette al pomodoro fresco, ab-bacchio arrosto, anatra al-l’arancia, e per dolce pane di castagne con guanciale. Dopodiché si può anche andare a pennichellare con la testolina sul cuscino o guanciale che dir si voglia.
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Non mi stancherò mai di sottolineare quanti pochi siano i ritrovi degni di menzione in una città che in fatto di ristorazione segna il passo. Scovarne uno nuovo è come per il viandante infreddolito e demoralizzato e affamato e incazzato con gli elementi scorgere un lumicino invitante nella tormenta, in questo senso il Ristorante Canapone (con contigua enoteca da cui eventualmente attingere al bicchiere) si rivela da subito un campione che stupisce non trovarne alcuna traccia di segnalazione nelle svariate guide (fatta salva quella Veronella) così spesso avariate nell’inciucio dello judicio finale. Se Cana-pone è il soprannome dato a Leopoldo II di Lorena per il suo parruccone color della stoppa, bisogna ricordare che fu lui l’iniziatore della bonifica della immane palude maremmana e questo locale pare che allude a tale modo di intervenire sul territorio con opere di rinascita radicale. Da subito s’impone come prosecutore ideale e pratico del Granduca sulla strada del risanamento, del ristabilimento di un buon livello di degustazione.
Innanzitutto il pane con lievito naturale da madre del giorno prima, poi piccione in crosta con pizzetta alle melanzane e basilico, code di scampi in camicia di pane, cestino di pane con pappa al pomodoro e basilico, savarin di acquacotta con filetti di rana pescatrice, pici con ragù di coniglio al profumo di rosmarino, petto d’anatra e mostarda di pomodori verdi e cotogne, faraona al vin santo, bicchierini di crema caramellata alla liquerizia alla menta e alla vaniglia.
Mare e terra, carne e pesce, tradizione che si fa innovazione con ovazione finale.
Venanzio, piazza Palestro 3, Colonnata Carrara-MS, tel. 0585-758033 0585-758033
Ristorante Canapone, piazza Dante 3, Grosseto, tel. 0564-24546 0564-24546