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Nuovi scenari di pace e di guerra |
LIBERAL BIMESTRALE di Pier Giuseppe Monateri Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006
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Il libro di Giuseppe de Vergottini affronta uno dei temi che sono diventati centrali nella globalizzazione: quello della guerra e della democrazia. La globalizzazione doveva, infatti, essere la costruzione di una società mondiale finalmente pacificata e sostanzialmente orientata alla produzione e al consumo. Invece dal settembre 2001 la globalizzazione è evoluta verso una condizione di guerra strisciante endemica caratterizzata da un indebolimento dell’ordine degli Stati nazionali, senza però una chiara organizzazione per grandi spazi. Sorgono nuovi spazi non più territorialmente ben suddivisi: spazi confusi, forieri di inimicizie e pseudo-fronti, intimamente spaccati. Piuttosto si ha una combinazione di guerra secondo il diritto internazionale e di guerra civile: un’indistinzione tra guerra esterna e guerra interna, comportata dal crescere della globalizzazione in connessione con una guerra mondiale al terrorismo. De Vergottini esamina questo problema dall’ottica dell’attivismo bellico italiano rispetto al principio di ripudio della guerra fissato nell’art. 11 della nostra Costituzione, rispetto all’evoluzione stessa del concetto di guerra, come concetto base per l’analisi dei rapporti politici internazionali. L’indagine non si arresta a questi preliminari, ma affronta in primo luogo l’aspetto decisionale della guerra. L’Italia si trova inclusa in un sistema di alleanza egemonizzato da una sola grande potenza ed è per definizione confinata in una situazione di sovranità limitata. In secondo luogo la sua indagine si propone di verificare quale sia la natura delle guerre in cui l’Italia può essere coinvolta. In tal modo esamina la figura della guerra difensiva, considerando la sua recente interpretazione estensiva che tende ad ammettere la guerra preventiva. Si sofferma sulla guerra umanitaria, per cui è stata riesumata l’antica categoria della guerra giusta, e sulla guerra finalizzata alla tutela di interessi nazionali. Tutte queste ipotesi hanno dato e danno adito a evidenti perplessità. Ci si trova così di fronte al dato incontrovertibile per cui queste figure di guerra stanno radicalmente modificando i confini fra guerra giusta e guerra legale, tra guerra illecita e lecita. Tutto ciò dona al concetto di guerra contenuti diversi da quelli presenti al tempo della nostra Costituzione, fino a doversi notare che le emergenze internazionali attuali tendono a divenire situazioni talmente frequenti da sconvolgere e rendere inutilizzabile la tradizionale idea della contrapposizione fra ordinarietà dello stato di pace e straordinarietà di quello di guerra. Occorre, quindi, mettere in discussione le conclusioni consuete in termini di crisi dello Stato e di tramonto della sovranità. Nei fatti sono in crisi certe esperienze statali, ma lo Stato come modello di organizzazione del potere rimane un riferimento insuperato: l’analisi dell’attuale Nomos regolatore dei rapporti internazionali conferma il permanere del principio di sovranità (p. 14). Il libro di de Vergottini affronta, quindi, il tema attualmente più spinoso della globalizzazione: il ritorno sulla scena del politico nella sua dimensione essenziale di scelta amico/ nemico. In sostanza da una globalizzazione che doveva essere economica e a-politica si torna a una scena mondiale dominata dalla politica, dalla guerra, e - come dimostrano gli ultimi avvenimenti - dalla rivolta. Forse lo scenario che ci attende nei prossimi anni potrà essere del tutto diverso da quello sin qui tracciato.
Giuseppe de Vergottini, Guerra e Costituzione. Nuovi conflitti e sfide della democrazia, Il Mulino, 350 pagine, 24,00 euro
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