La Vitra, dal 1950, anno della sua fondazione a Weil am Rhein, in Germania, si dedica allo sviluppo della produzione di design, dimostrando curiosità e attenzione nei confronti dei contemporanei e una venerazione religiosa verso i maestri del passato, acquistando i loro diritti, riproducendone le opere, mantenendoli così in vita. La dedizione di Vitra per il design ha dato luogo nel 1989 alla realizzazione dell’omonimo museo progettato da Frank.O Gehry: archivio storico della produzione della ditta, luogo di ricerca e documentazione di temi legati sia al design sia all’architettura, sede di una collezione permanente nonché di mostre temporanee, è, senza dubbio, uno dei musei del settore più importanti del mondo. Rolf Fehlbaum, titolare della compagnia dal 1977, sviluppa quest’attività come una sorta di missione. Più di venti anni fa nasce la sua autentica passione per il francese Jean Prouvé, da lui definito «il più sconosciuto dei grandi designer del Ventesimo secolo», celebrato l’anno scorso in Francia nel centenario della nascita con numerose mostre e pubblicazioni (vedi l’articolo di Francesco Dal Co in liberal n° 9, ndr). Nato a Parigi nel 1901, respira, in famiglia, un’aria ancora fortemente liberty (suo nonno e suo padre erano stati ceramisti, collaboratori dei Gallé); impara la tecnica della lavorazione dei metalli come un vero e proprio fabbro, frequenta in seguito l’Ecole Supérieure di Nancy e nel 1923 apre il suo laboratorio, realizzando una serie di sedute moderne. Alla fine degli anni Venti lavora per Le Corbusier e diventa socio fondatore dell’Unione degli artisti moderni. Sorta d’ingegnere meccanico, Prouvé immagina il ferro come lo scheletro di una creatura biomorfa; la sostiene, l’accompagna nei movimenti, la inclina e la reclina, ne mette in relazione le varie parti attraverso una serie di perni di rotazione, di cerniere, di congiunzioni e d’incastri, dettagli accurati e visibili che diventano l’elemento di riconoscibilità della sua opera.
Ottenuti i diritti da una società tedesca, Vitra resuscita amorevolmente alcuni pezzi di Prouvé e, dall’aprile di quest’anno, li rimette in produzione. Progettata nel 1931 per il dormitorio degli studenti dell’Univer-sità di Nancy, la Cité armchair, prediletta dall’autore stesso, va considerata il suo primo capolavoro: schienale e seduta in tessuto, di linea semplicissima, quasi dimessa, sono sostenuti da una struttura in acciaio nero o rosso che, lateralmente diventa guida per una cinghia di pelle, «bracciolo» inusuale, leggero ed elegante. Nei primi anni Cin-quanta, Prouvé lavora alla Maison Tropicale, casa prefabbricata pensata appositamente per clima e regioni tropicali; il tavolo Em, parte di questo progetto, rappresenta l’essenza della filosofia creativa del designer. Il piano in legno è sostenuto da una struttura in metallo, concepita come una piccola opera d’ingegneria; le gambe, leggermente inclinate, si assottigliano verso il basso, disegnando esattamente l’azione delle forze. Ultimo dei progetti del designer francese, la sedia Antony, del 1950, realizzata per la Città Universitaria di Antony, sintetizza il lavoro dell’artista: le saldature e i dettagli strutturali non rifiniti sono a vista, non sono dissimulati. Il pensiero meccanico si traduce mirabilmente in eleganza formale. Nell’attuale riedizione di questi e altri pezzi di Prouvé, Vitra si avvale di metodi di alta tecnologia industriale; tagli eseguiti al laser e strumenti computerizzati hanno reso possibile l’operazione anche da un punto di vista economico, senza, per questo, togliere quel fascino indiscutibile dei prototipi realizzati più artigianalmente. Grazie a Vitra e a Mister Felbhaum, Jean Prouvé potrà essere di nuovo tra noi.
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