Giovanni Paolo II ha imposto una grande svolta alla Chiesa nel giudizio sull'economia New York - "È stato tra i protagonisti della caduta del comunismo, e ha cambiato l'atteggiamento della Chiesa nei confronti del capitalismo: non c'è male, come contributo all'evoluzione dell'economia". Sembra una promozione a pieni voti, quella che il professor Milton Friedman consegna a Giovanni Paolo II. Il premio Nobel del 1976, capostipite della famosa scuola di Chicago, viene considerato oggi il vincitore del dibattito economico del Ventesimo secolo, che si è chiuso mandando in soffitta prima Marx, e poi anche Keynes. Friedman entrò alla Casa Bianca con Ronald Reagan nel 1980, proprio quando Karol Wojtyla cominciava a marcare il suo pontificato. Gli storici continueranno a discutere a lungo sulla presunta "alleanza anticomunista", costruita dal Presidente repubblicano e dal Papa polacco, e sulla possibile matrice sovietica nell'attentato di Ali Agca. Di sicuro, comunque, c'è che nel 1989 questo confronto storico prese la strada della sua soluzione, e l'impero di Mosca iniziò a sgretolarsi. "Dal mio punto di vista - spiega il professore dalla California - nulla è importante quanto il ruolo avuto da Giovanni Paolo II nella caduta del comunismo. Parlo così non solo in senso economico, ma anche storico, politico e culturale".
Perché dà tanta importanza a questo fatto? Sul piano storico e politico, la ragione è ovvia. La presenza di Karol Wojtyla a Roma ha riacceso il tradizionale senso di libertà dei polacchi, rendendo impossibile la neutralizzazione delle spinte messe in moto dal movimento che ha prodotto il sindacato Solidarnosc. Gli storici forse discuteranno a lungo sul livello di collaborazione esistito tra Reagan e Giovanni Paolo II, ma nessuno mette più in dubbio il ruolo centrale avuto dalla Polonia nel crollo del comunismo: forse la storia non avrebbe seguito questo corso, senza Wojtyla.
Lei però ha detto che Giovanni Paolo II ha avuto un'influenza decisiva anche sul piano culturale ed economico. Cosa intende? Il Papa è stato un protagonista della caduta del comunismo, non solo perché era polacco, ma anche perché con i suoi atti ha scosso le fondamenta di quel sistema. Lo ha fatto prima di tutto sul piano culturale, e di conseguenza ha avuto un impatto anche su quello economico.
In che modo? La convinzione generale, oggi, è che il comunismo sbagliava a interpretare la natura umana. La libera economia è insita nell'uomo, ed è un frutto spontaneo della sua creatività. Venticinque anni fa, però, le persone convinte di questo fatto erano molte meno. L'attività di Karol Wojtyla è stata una delle forze principali nella denuncia del profondo errore culturale commesso dal comunismo, che proprio perciò ha finito per sgretolarsi. Mentre svolgeva questa operazione, però, il Papa ha liberato anche l'economia da antichi pregiudizi, collegando il suo sviluppo alla capacità creativa e alla libertà dell'uomo, che poi sono elementi distintivi per chiunque abbia fede.
Così passiamo dall'impatto di Giovanni Paolo II sulla caduta del comunismo, a quello sulle posizioni della Chiesa riguardo l'economia. Anche qui, l'effetto è chiaro e decisivo. Karol Wojtyla ha spostato la Chiesa cattolica da una concezione prevalentemente collettivista dell'economia, a una personalista. In sostanza, ha detto ai fedeli che l'economia di mercato non è congenitamente cattiva, anzi. La libera iniziativa imprenditoriale degli individui riflette e asseconda la generale libertà dell'uomo, e poi ovviamente si tratta di vedere come viene applicata.
Max Weber sosteneva che solo l'etica protestante poteva andare d'accordo con lo spirito del capitalismo. Ma dopo la pubblicazione dell'enciclica Centesimus Annus, studiosi come Michael Novak hanno cominciato a rovesciare questo pregiudizio. Possiamo dire adesso che col pontificato di Giovanni Paolo II, l'etica cattolica e lo spirito del capitalismo si sono riconciliati? Questo è un argomento molto complesso, che richiederà studi approfonditi, e una conoscenza della produzione intellettuale del Papa ben più estesa della mia. Di sicuro, però, possiamo affermare che Wojtyla ha provocato uno spostamento della Chiesa su questi temi, e di conseguenza ha cambiato anche l'approccio e l'attitudine culturale dei cattolici nei confronti della libera economia.
Questo fatto resta vero anche adesso, dodici anni dopo la caduta del Muro di Berlino, con tutti gli ammonimenti del Papa sulle possibili ingiustizie della globalizzazione, che sono seguiti negli ultimi tempi? Non vedo la contraddizione. Il mutamento culturale nei confronti della libera economia resta, e mi sembra sostanziale. Poi, naturalmente, resta anche il problema quotidiano di come usare al meglio la libertà e la creatività dell'uomo.
Paolo Mastrolilli è giornalista corrispondente da New York di Avvenire Milton Friedman è premio Nobel per l'Economia nel 1976
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