Concerti per clavicenbalo e orchestra del compositore austriaco Franz Joseph Haydn, compresi anche i Divertimenti, sono stati registrati dalla casa Arts nel 2000 negli studi di Vienna. Ne esce ora in commercio il secondo volume che si suggerisce di non perdere, soprattutto a chi sia spinto dal gusto dei confronti e dal collezionismo; perché si tratta in fondo di un genere di musica, che pur appartenendo a un padre assoluto della composizione classica, non viene considerato degno del suo grande genio. I Concerti sono di conseguenza relativamente poco noti e quasi assenti dai cartelloni delle maggiori e minori istituzioni concertistiche internazionali. Paradossalmente è lo stesso Haydn che comincia a essere critico nei loro riguardi e a non amarli, contribuendo a influenzare la critica moderna: non li aveva nemmeno pubblicati in vita e, non essendo un grande solista, aveva evitato di suonarli in pubblico. D’altronde anche da un punto di vista della costruzione musicale il genere Concerto come forma non poteva interessare Haydn, compositore di celeberrime Sinfonie: raffinate elaborazioni d’insieme, con sviluppi del materiale e distribuzioni sonore che dovevano riguardare la totalità, il molteplice.
Sono circa venti le composizioni contenute nei cd se si sommano Concerti e Divertimenti, quasi tutti scritti nel periodo giovanile, tra il 1761 e il 1787, quando Haydn era impiegato come vice maestro di cappella del Principe Nicolaus Esterházy. Oltre a quelli per strumenti a tastiera, Haydn scrisse un’altra dozzina di Concerti per altri tipi di strumenti (violino, violoncello, tromba, corno, flauto), tutti comunque sempre creati nel periodo del suo servizio presso gli Esterházy. In età più avanzata Haydn trascurò quasi completamente questo genere, forse proprio per quei motivi accennati, essendo appunto il Concerto una forma poco indicata a esprimere quel compatto, disciplinato e perfetto mondo interiore che lo contraddistinse nella maturità. Contrariamente allo stesso autore che in età fresca e sgombra da pensieri sulla forma aveva fatto scoppiettare il suo estro, e anche contrariamente alla critica ufficiale si considerano tali concerti piccoli gioielli di semplicità, ma esuberanti, vitali, puri, cristallini, con una vena densa di sentimento e quasi preromantica che non è poi tanto lontana da quella del confratello Mozart che ne componeva di altrettanti splendidi quasi contemporaneamente, senza volerli con ciò nemmeno lontanamente confrontare.
L’interprete scelto per tale edizione completa è un noto premio Busoni, il milanese Massimo Palumbo che rende bene la cristallinità e l’esuberanza del giovane Haydn, come pure nei momenti cantabili e lirici ci convince con una buona capacità di fraseggio (siamo tuttavia in presenza di un pianoforte e non del clavicembalo come richiederebbe la filologia!). La Austrian Cham-ber Orchestra di Vienna diretta da Ernst Theis, risulta possedere una sonorità pulitissima e trasparente, come fosse un velo leggero che si fonde armoniosamente al timbro pianistico penetrante e sereno. Per un Concerto, quello n° 6 (Hob XVIII) è previsto anche l’intervento di un violino solista che nel disco viene suonato dall’albanese Suela Mullaj.
F.J. Haydn, Complete Piano Concertos vol. 2, Arts, 10 euro