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Quando ai valori si sostituiscono i calcoli

LIBERAL BIMESTRALE
di Giancarlo Galli
Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006

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Entrambi della Longanesi, meritoria casa editrice che mantiene alta la tradizione «controcorrente» del suo indimenticabile fondatore, Paolo Madron (giornalista di ottima razza) e Sergio Romano (ex ambasciatore ora infaticabile editorialista del Corriere della Sera), hanno fatto uscire due snelli scritti, a metà fra il «saggio» e il pamphlet che meritano particolare attenzione. Pur sotto diverse angolature, con robuste pennellate, essi affondano la penna nei più scottanti problemi dell’Italia attuale. Tutti ruotanti attorno al rapporto fra valori ed economia. La tesi di Madron è così riassumibile: il nostro «declino» (con relativa perdita di credibilità internazionale resa drammatica dalle polemiche attorno ai comportamenti del governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio), è riconducibile al venire meno dell’autorevolezza di quelli che siamo usi definire i Poteri forti. A leggere i giornali (per inciso: da loro posseduti, quindi pilotati), parrebbero sempre granitici. Invece si puntellano a vicenda, in sotterranee acrobazie, nel timore che sfilando qualche mattone, l’intero castello frani. Affermazione solo apparentemente provocatoria. Madron, con una certa dose di arbitrarietà, individua il momento scatenante nella scomparsa di Enrico Cuccia, il dominus di Mediobanca (giugno 2000). In verità, già da un decennio, Cuccia-Mediobanca avevano perso gran parte del loro carisma, travolti dall’affarismo imprenditorial-finanziario di ex gloriose dinastie, di banchieri troppo legati agli interessi dei referenti politici. Perché allora scandalizzarsi dell’arrivo sul proscenio dei «furbetti del quartierino»? In altre parole: è il dramma che discende da una classe dirigente che privilegia le personali stock option allo sviluppo. Se Madron, con coraggio, ha lanciato il sasso, c’è da augurarsi che altri prosegua. Approfondendo.
Sergio Romano, pensatore laico-liberale di stampo cavouriano, fa seguire un punto interrogativo al «libera Chiesa - libero Stato». Per affrontare, partendo da Pio XI sino ai giorni nostri, la delicata questione dei controversi rapporti fra l’Italia e il Vaticano. Un groviglio che sta tornando d’attualità (come spiega anche Sergio Belardinelli a pagina 120, ndr), con le proposte di una parte della sinistra di rivedere i Concordati. Con diplomatica incisività (e non è un ossimoro), Romano registra. Finita la stagione risorgimentale, i rapporti Stato-Chiesa sono stati caratterizzati da «incontri e scontri, compromessi e corteggiamenti» con «invasioni di campo che alla fine non hanno giovato né all’una né all’altra parte». Poiché, anche qui!, le posizioni di valori, sembrano spesso genuflettersi innanzi a calcoli. È il ricordo dei Concordati di Mussolini (1929) e di Craxi (1984), accompagnati da gratificazioni monetarie; che tuttavia non impediranno alla Chiesa di intervenire sulla scena politica. Romano non tira conclusioni, né azzarda profezie. Però fa capire di nutrire una forte nostalgia per la «separatezza» delle sferre di competenza; e in questa luce, non tralascia di sottolineare i pericoli che possono derivare dal rinnovarsi degli scontri fra «finanzia bianca» (cattolica) e «finanza laica» (liberale). Altra bruciante questione, che merita una seria riflessione.

Paolo Madron, Il lato debole dei poteri forti, Longanesi, 224 pagine, 14 euro; Sergio Romano, Libera Chiesa. Libero Stato?, Longanesi, 154 pagine, 14,50 euro
 

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