La Grande Piramide di Giza, detta di Cheope in quanto tradizionalmente se ne attribuisce la costruzione al faraone Cheope vissuto, secondo la cronologia tradizionale, verso il 2700 a.C., è una struttura sulla cui origine si discute da tempo e si continuano a fare scoperte. Ha caratteristiche «numerologiche» speciali; è localizzata a un terzo della distanza equatore/poli; l’allineamento dei lati secondo le direzioni cardinali è di una precisione incredibile (il che indica come la direzione del Nord non sia cambiata); i numeri pi greco e phi (rapporto di sezione aurea) vi giocano un ruolo particolare. Su tali questioni hanno raccolto dati il professor Livio Stecchini, già della New York University, (materiale non pubblicato ma consultabile in Internet), e il professor Duranti, dell’Università di Genova, in un recente libro sulle origini egiziane della matematica platonica. Una inattesa scoperta è stata che la Grande Piramide ha otto e non quattro lati, essendo ogni lato costituito da due piani intersecantesi lungo la bisettrice uscente dal vertice: tali piani formano fra di loro un angolo assai piccolo, il che rende possibile la visione dei due piani come distinti solo in particolari condizioni di luce che si hanno in due momenti dell’anno. La scoperta è stata del tutto casuale, dovuta a una fotografia aerea scattata durante questa piccola finestra temporale.
La Grande Piramide (di cui si parlerà, come di altre piramidi, in ottobre in un convegno a San Marino) è il più massiccio edificio noto costruito dall’uomo, con milioni di blocchi pesanti anche una ventina di tonnellate. Come furono prodotti tali blocchi e assemblati è una questione cui non si è data ancora una risposta soddisfaciente. Secondo alcuni, fra cui il professore Gabowitsch direttore di un centro di ricerche sui materiali a Karlsruhe, i blocchi non sono naturali ma prodotti artificiali (il che spiega la presenza di capelli al loro interno….), ipotesi che semplificherebbe il problema della costruzione. Essa costituisce con le più piccole piramidi di Chefren e di Micerino e con la Sfinge il complesso di Giza, il quale sembra essere stato costruito secondo uno schema preciso con riferimento alla volta stellare. Lo studioso Bauval ha osservato come le tre piramidi non siano allineate, ma che i segmenti congiungenti i loro vertici formano fra di loro un angolo esattamente eguale a quello esistente fra le tre stelle della cintura di Orione (con simili relazioni fra i rapporti di volume e di luminosità, le distanze reciproche e le separazioni angolari). Ma va anche citato il lavoro di tre chimici nucleari americani che hanno osservato che se il sarcofago, trovato vuoto, nella cosiddetta camera del re, fosse riempito di uranio naturale e la camera stessa di acqua, i neutroni prodotti dal decadimento naturale dell’isotopo U 235 presente nella percentuale del 1.3% nell’uranio naturale, verrebbero rallentati all’energia ottimale per essere assorbiti dall’U 238, componente principale dell’uranio naturale, per trasformarlo in plutonio, processo che fu usato nei laboratori di Hanford per costruire la bomba atomica al plutonio. Il plutonio a parità di peso è circa due volte più ricco di energia dell’uranio arricchito. Le canalette che dalla camera del re conducono all’esterno avrebbero un significato naturale in questo scenario, come pure il cosiddetto corridoio reale e il pozzo di scarico. Inoltre, dato che i neutroni interagirebbero anche con l’azoto atmosferico, si sarebbe avuta una produzione di C14, il che spiegherebbe con un effetto di ringiovanimento le curiosissime misure al C14 dell’età di reperti organici nella Grande Piramide. Se questa ipotesi venisse confermata ad esempio da misure di radioattività in eccesso, il problema da chi e perché la Grande Piramide sia stata costruita si porrebbe in modo fortissimo.