Il coraggio di dire "no" al caos della civiltà post-moderna Non comprenderà Giovanni Paolo II chi non lo vede alla luce di Pietro, cioè alla luce del Petrino confessare la fede nel nome di tutti gli apostoli, alla luce delle lacrime petrine, alla luce dello spirito missionario petrino, grazie al quale Pietro aveva lasciato Gerusalemme e andò a Roma, e infine alla luce della morte petrina preceduta dal martirio vissuto a causa delle controversie interne nella Chiesa. Giovanni Paolo II cammina in modo petrino incontro alla Verità che è Cristo. Non comprenderà la personalità di questo Papa anche chi non conosca il suo predecessore sulla sede vescovile di Cracovia, il cardinale Adam Stefan Sapieha, il leggendario eroe della Polonia. Questo principe di sangue, penetrato dall'amore della verità e del bene del popolo affidato alla sua cura pastorale, non s'inchinava mai davanti alle circostanze congegnate dal potere politico ed economico. A Pio XII, cui chiedeva pressantemente una parola chiara e coraggiosa in difesa del popolo martoriato dai tedeschi, scrisse: "Noi siamo pronti a dare la vita per la verità!" Egli stesso, rischiando la vita, non esitava a dire: "No!" al disprezzo per l'uomo, alla crudele malvagità dei nazisti e a quella dei comunisti. Giovanni Paolo II è figlio spirituale dell'intrepido Sapieha, chiamato "re non coronato dei polacchi". Tutti e due, Giovanni Paolo II e il cardinale Sapieha, traggono origine dal loro santo predecessore, san Stanislao, ucciso all'altare dal re Boleslao, al quale egli impavidamente disse: "Non puoi comportarti così!".
Gli uomini, affidati alla verità che sta davanti a loro e li chiama al lavoro, non sopportano situazioni confuse, perché in esse, come diceva il cardinale Wojtyla a Paolo VI durante gli esercizi spirituali in Vaticano, vengono cancellati i confini tra il bene e il male, tra il vero e il falso. Nel caos che ne risulta non si sa cosa gli uomini pensano, perché essi, convinti di non essere chiamati dalla verità e dal bene, non sanno cosa dovrebbero pensare. Di conseguenza, i loro pensieri si piegano ai dettami delle circostanze determinate dalle proprie voglie e da quelle degli altri. Nel caos, gli uomini, non avendo il coraggio di esistere come domande che cercano la verità e il bene del proprio essere e del mondo in cui vivono, non hanno dove andare; davanti a loro si stende soltanto il vuoto. Confusi, corrono dappertutto per paura di restare fuori dal progresso. Eppure non vanno da nessuna parte. Questa è la miseria in cui l'uomo intero, il suo divenire libertà e amore, viene sopraffatto dalla politica e dall'economia.
Agli uomini che si lasciano consumare dall'andirivieni amministrato dalla politica e dall'economia, Giovanni Paolo II con parole e con gesti chiari e forti, perfino con il proprio corpo dolente, indica Colui che, inchiodato alla croce, risorge e, attirando a sé l'uomo, lo libera dal male che lo opprime e degrada. Giovanni Paolo II difende l'uomo dalla politicizzazione e dall'economicizzazione del suo essere in un modo non politico e a fortiori non economico. Egli contempla soltanto la vita dell'uomo da un punto di vista infinitamente più alto che è questo: la verità. Per lui, la verità dell'essere uomo non è nessun oggetto da possedere, ma, per dirla con sant'Agostino, Vir qui ad-est, "Uomo sempre presente". A Cristo sempre presente nella sua morte e resurrezione, vanno tutti i pensieri di Giovanni Paolo II. È Cristo Redentore, il "centro della storia e dell'universo", che egli porta con sé, andando a trovare gli uomini nei Paesi lontani e ridestando in loro la memoria di essere amati e difesi dalla verità che non abbandona mai nessuno. Ciò non significa, che la verità garantisca successi a coloro che camminano verso di essa; la verità promette soltanto la vittoria finale e, promettendola, risveglia nell'uomo la speranza.
La grandezza del pontificato di Giovanni Paolo II emerge dal suo coraggioso dire "No!" ai tentativi dei sofisti (post)moderni di rendere immune l'uomo proprio da e contro la verità. La forza di questo "No!" proviene dal "Sì!" che il Papa, la cui forza è solo la speranza, ogni giorno dice a Dio. Infatti, se Dio non c'è, tutto può essere ritenuto verità perché niente lo è. È in virtù della fede e della speranza che il Papa difende la ragione e la volontà dell'uomo. I razionalisti che vivono proprio del caos e della confusione (questa è la loro unica certezza!) vanno su tutte le furie, colti come sono di sopresa e messi a disagio dalla difesa petrina della ragione e della volontà umane.
Conducendo l'uomo e la società a Cristo Redentore, il "centro della storia e dell'universo", insegnando a tutti, che l'umano può essere umano soltanto nel sovrumano ed è solo nel sovrumano che l'umano è comprensibile, il Papa ridesta nell'uomo e nella società la memoria dell'ordine. Li "educe" dal caos del mondo sognato dalla ragione calcolante e li introduce laddove si trovano gli esseri reali che fanno resistenza alle voglie, esigendo di essere più rispettati che non calcolati. La sua testimonianza petrina imperterritamente resa al Dio incarnato difende la dignità e la sovranità della persona umana e, di conseguenza, difende il mondo intero. Infatti, distruggono il mondo le masse di individui inceppati nei pensieri ridotti alle voglie e nelle voglie ritenute pensieri.
È pericoloso esigere dagli uomini trattenuti dall'umano allontanato dal divino la conversione al sovrumano in cui l'umano viene raggiunto dalla sua totalità. Nel caos del puro umano, i testimoni del sovrumano vengono beffati, ridicolizzati e talvolta perfino uccisi. Lo sapeva già Platone. Giovanni Paolo II non sarebbe in grado di rafforzare i fratelli nella fede, se non si convertisse ogni giorno dall'umano al sovrumano e se non fosse pronto a rischiare anche la vita. "E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22, 32); "Quando eri più giovane /.../ andavi dove volevi; ma quando vecchio tenderai le tue mani, e un altro /.../ ti porterà dove tu non vuoi" (Gv 21, 18).
Non sarebbe in grado di confermarli nella fede e nella speranza, se non li confermasse nell'amore. Giovanni Paolo II iniziò la difesa dell'amore umano, mostrando la bellezza del corpo umano. Non si tratta del bello delle forme corporali che, depersonalizzate, vengono esposte come oggetti di traffico. Si tratta di quella bellezza in cui avviene l'epifania della Trascendenza. Bello è l'umano solo se il sovrumano lo abbraccia, comprende e integra. Tale bellezza costituisce un baluardo per l'uomo; intimidisce quelli che lo guardano come se fosse oggetto delle loro voglie spensierate.
La corruzione dell'amore e, quindi, dell'uomo e della società si effettua nei matrimoni e nelle famiglie nella misura in cui essi sono fondati su estetiche prive della verità, estetiche cioè depravate. Ridotti a meccanismi, i matrimoni e le famiglie inciampano in funzioni tecniche. Eretta a principio della vita, l'efficacia del funzionare apre la via all'aborto, all'eutanasia, agli esperimenti perpetrati sugli uomini, non importa se abbiano uno o centonovanta centimetri di altezza. Giovanni Paolo II, sapendo che la società e la Chiesa rinascono nelle famiglie, orienta il lavoro pastorale della Chiesa alla cura di queste cellule dell'amore. È in esse che l'uomo viene giustificato dall'amore e giudicato su di esso. L'uomo è da amare nella totalità del suo essere e non nelle sue parti. Perciò chi non ama tutto il corpo umano, ma solo qualche sua parte, umilia questo corpo, e chi non ama il sovrumano, ma solo l'umano, umilia l'umano stesso. Visto, che questo umiliare l'altro e se stesso viene oggi chiamato amore, Giovanni Paolo II fa tutto il possibile, perché la parola "amore" appartenga di nuovo alla verità dinamica dell'amore.
Giovanni Paolo II legge il testo che è la persona umana a partire dalla meraviglia del corpo sessualmente differenziato. La differenza sessuale orienta gli uomini l'uno all'altro. È in essa che inizia il protendersi dell'uomo fuori di sé all'altro; è in essa che la presenza dell'uno comincia ad arricchire l'altro; è nel corpo che l'uomo esiste come persona "estasiata" dall'altra persona, seguendo il desiderio di essere più se stesso. La verità della persona umana avviene nel dialogo e traluce per l'uomo nella bellezza del corpo femminile, e per la donna in quello maschile. Ciò vuol dire, che la verità della persona è comunione e non qualcosa di privato. Per poter conoscere l'uomo bisogna vederlo alla luce della donna e per poter conoscere la donna bisogna vederla alla luce dell'uomo. Le parole del Libro della Genesi: "I due saranno una sola carne" (2, 24), non cessano di ispirare a Giovanni Paolo II i pensieri che tendono alla verità dell'uomo, e le parole che rendono il dovuto a questi pensieri.
L'estetica del corpo umano, l'estetica del suo protendersi fuori di sé, ci introduce nel processo del nascere della società. La società nasce nel rinascere delle persone, l'una nell'altra. Questa estetica del corpo umano, nella quale inizia l'estetica dello spirito, in fin dei conti, mira alla rinascita dell'uomo in quell'Altro che è Dio. Di questa rinascita canta l'inquietitudine del cuore umano. Perciò non c'è da meravigliarsi, se l'atteggiamento verso il corpo e il suo carattere sessuale sarà sempre misura di tutti i sistemi politici ed economici, e anche della nostra religiosità. Il forte "No!" detto da Giovanni Paolo II al disprezzo per il corpo umano e agli abusi della sua sessualità, sostenuti dal vuoto spirituale in cui la libertà viene intesa come capacità di realizzare le cose fattibili, raddrizza la politica e l'economia. Anzi, raddrizza la nostra religiosità. In esso, infatti, risuona il grande "Sì!" detto al corpo umano da quell'Amore che rifulge nell'Incarnazione.
Nell'amore nasce il pensiero libero, il pensiero cioè legato alla verità, sempre più grande del pensiero stesso. L'umiliazione, invece, della persona umana si nasconde dietro pensieri liberali farciti con voglie e opinioni. Le parole che esprimono i pensieri liberi sono altrettanto libere. Quelle, invece, asservite ai pensieri liberali funzionano da "dissolute" dalla realtà. La loro "dissolutezza", proclamata libertà della parola, finisce nel dadaismo che cannibalescamente distrugge il pensiero filosofico e anche quello teologico in cui s'infiltra di straforo.
La "dissolutezza" della parola suscita nell'uomo la paura di pensare. Ripetendo, allora, le parole di Cristo: non abbiate paura! adorate Dio in spirito e verità! cercate prima il Regno celeste e la sua giustizia! Giovanni Paolo II esorta gli uomini a osare amare quella verità che costituisce la bellezza del pensiero umano.
Alla luce della conversione estatica della persona alla persona bisogna leggere la dottrina sociale proposta da Giovanni Paolo II. La giustizia sociale scaturisce non dalle relazioni formali, sulle quali si fonda l'amministrazione, ma da quelle personali che esigono di essere governate. Capaci di governare la società sono soltanto gli uomini che sanno governare se stessi. I politici capaci soltanto di amministrare la società la trasformano nella massa, perché non difendono la soggettività dei cittadini, anzi, la distruggono. Tali politici non sono statisti, perché non si fidano della verità. Solo gli uomini affidati al cercare la verità sanno governare la società. Essi incidono sulla politica senza farla. La pura, non-politica testimonianza resa da Giovanni Paolo II alla verità dell'uomo ha contribuito in un modo determinante al crollo del muro di Berlino e dei sistemi comunisti che poggiavano sulla menzogna, paura e sfiducia dell'uno nell'altro.
Mentre continua il suo pellegrinaggio verso la verità, Giovanni Paolo II esorta tutti alla vita eroica, cioè ad amare se stessi e il prossimo più che la propria vita. Solo laddove l'eroismo non è sconosciuto la dignità dell'uomo non viene calpestata, perché solo chi ama se stesso e il prossimo più della propria vita non tratterà l'uomo, la sua nascita e morte, le sue amicizie, matrimoni e famiglie secondo le regole della domanda e dell'offerta. È dall'amore così che nasce la giustizia sociale, opera degli uomini giusti che sono sensibili a qualcosa che è infinitamente di più del freddo e del caldo.
Nella prospettiva dell'amore che porta l'uomo al di là del proprio essere, Giovanni Paolo II parla del lavoro per il bene comune che è la persona umana. La persona si rivela e si compie nel dialogo reciproco del donarsi. Il Papa si rende conto della debolezza dell'uomo che gli impedisce di vivere perfettamente il proprio donarsi. Allo stesso tempo, però, si rende conto del fatto che la Grazia è pronta a entrare nella debolezza dell'uomo per risanarla. Perciò egli non oppone i poveri ai ricchi, ma ricorda a tutti la fragilità umana e la forza di Dio, realtà che noi siamo purtroppo inclini a dimenticare entrambe. La giustizia realizzata in questa dimenticanza, insegna il Papa, distrugge la cultura e, di conseguenza, distrugge gli uomini, perché la cultura non è che il coltivare la Terra sulla quale essi crescono come persone.
Per Giovanni Paolo II la storia è un camminare di tutti e di ciascuno in particolare alla Persona che ad-venit e che, ad-venendo, costituisce "il centro della storia e dell'universo". Mostrando i santi che hanno eroicamente seguito Cristo, egli riscrive la storia dell'umanità. La riscrive, perché la storia dell'uomo e dell'universo la scrivono creativamente gli uomini liberi, vale a dire i santi testimoni - martiri - della verità. Ogni canonizzazione corregge la storiografia compilata ideologicamente e che, a seconda degli interessi economici e politici, racconta soltanto le lotte dei servi contro i servi per i migliori bocconi. Questa, però, è la corruzione della storia.
Celebrando il martirio, per esempio nel Colosseo, di tanti uomini, non solo cattolici, che hanno dato la vita per la Verità, il legame con la quale li rese liberi e sovrani, pellegrinando e coraggiosamente entrando non solo nelle case degli altri cristiani ma anche in quelle dei non cristiani, Giovanni Paolo II esercita il primato di Pietro. Lo fa, allora, coltivando la terra e preparandola a diventare ciò che essa è - oikumene nella quale tutti gli uomini creati da Dio, saranno giudicati e giustificati da Lui. Bisogna ogni giorno gettare nel profondo della verità dell'uomo le fondamenta di questo orbis terrarum, perché esse sono dinamiche, non statiche. Sbaglia chi pensa che basti gettarle una volta per sempre. La grandezza della Grazia traluce nella debolezza dell'uomo. Egli vive nella tensione tra di esse. Ogni giorno deve spogliarsi di tutto ciò che non è Grazia e che gli ingombra la strada, perché la Grazia non è qualche oggetto che l'uomo può acquisire una volta per sempre ma un continuo donarsi di Dio; Grazia è Vir qui ad-est. Di questo donarsi del Vir qui ad-est la Chiesa vive e in esso rinasce, liberandosi dai peccati e dalle sue debolezze. Solo chi vive l'esperienza della tensione tra la Grazia divina e la debolezza umana comprende perché Giovanni Paolo II chieda il perdono a tutti coloro ai quali i nostri pensieri, le nostre opere e le nostre omissioni chiudevano ieri e chiudono oggi l'adito alla Grazia. Non bisogna dimenticare, che in ogni suo chiedere il perdono agli altri risuona Kyrie eleison; la Chiesa vive di quella Verità che è Dio ieri, oggi e domani. Il peccato ci separa dalla presenza degli altri e dalla presenza di Dio. È una menzogna che cancella il carattere simbolico del nostro essere e, di conseguenza, la nostra vita spirituale. Un giorno alla domanda quali parole del Nuovo Testamento avrebbe cercato di salvare, se questo fosse stato sul punto di essere distrutto, Giovanni Paolo II rispose: "La verità vi renderà liberi". L'uomo che si lascia avvolgere nella luce della verità diventa libero e santo a immagine e somiglianza di Dio. Infatti, la Santità di Dio sta proprio nella Sua Libertà. Negazione della santità è la schiavitù. Questo è, credo, il filo conduttore che permette di capire da dove viene e dove va il papa Giovanni Paolo II.
Stanislaw Grygiel insegna Filosofia alla facoltà di Teologia di Lugano ^ top