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Il virus letale targato “Torino”

LIBERAL BIMESTRALE
di Dino Cofrancesco
Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006

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La delegittimazione etica e politica dell’avversario è comprensibile negli intellettuali militanti, nei giornalisti impegnati, nei retori del republicanism, nei moralisti in servizio permanente, negli orfani dei grandi racconti (totalitari) che, invece di abbandonare discretamente le scene, si ripropongono come pensosi difensori della «civiltà del diritto». Si capisce assai meno negli scienziati politici il cui codice professionale impone di tenere a mente la lezione del sommo Weber e di servirsi delle parole come «mezzi per l’analisi scientifica», come «vomere per fecondare il terreno del pensiero contemplativo» e non come «spade contro gli avversari». Un esempio recente di trahison des clercs ce lo offre il libro di Alfio Mastropaolo, La mucca pazza della democrazia. Nuove destre, populismo, antipolitica (Ed. Bollati Boringhieri), un testo particolarmente insidioso giacché riveste degli abiti della scienza - vedi i numerosi e utili richiami a una vasta letteratura sul populismo e l’antipolitica - un discorso che non si distingue affatto dall’antiberlusconismo teologico dei Flores d’Arcais e dei suoi fan. Per Mastropaolo, le nuove destre - in Italia rappresentate da Forza Italia, dalla Lega, da Alleanza Nazionale - dietro l’ambigua accettazione della democrazia liberale, in realtà, nascondono «fenomeni antichi e ripugnanti». La loro presenza «è valsa non solo a ridefinire l’agenda politica, ma anche a banalizzare sentimenti a lungo confinati, se non nella sfera dell’impensabile, quanto meno in quella dell’indicibile». Se questa è la loro funzione, qual è la loro natura? 
Il politologo torinese (adottivo) sfodera un distacco critico e un’imparzialità (davvero) non comuni: «Le Nuove destre sono solo un’impresa politica che prospera sul malessere democratico, muovendosi in larga parte all’interno del senso comune neoliberale e anzi riproponendone i temi in maniera esasperata. Se tale senso comune ha revocato in dubbio principi come uguaglianza e solidarietà, a esso preferendo la competizione di mercato, le Nuove destre si spingono solo un po’ più oltre, verso l’intolleranza e il razzismo, mentre, per rimediare alla dispersione del demos, riscoprono appartenenze e valori tradizionali, sollecitando del pari, fino alle sue estreme conseguenze plebiscitarie, l’idea di democrazia invalsa nel frattempo». All’anima della scienza politica! direbbero a Napoli: qui ci troviamo dinanzi ad asserzioni di cui, forse, si vergognerebbero persino Bocca, Biagi e Santoro! Intendiamoci bene: il governo della Casa delle libertà ha deluso non poche aspettative. A ragione o a torto, molti pensano che il «partito liberale di massa» non sia ancora nato o che stenti penosamente a venire alla luce, che i grandi problemi dell’economia e della politica italiana non siano stati affrontati adeguatamente, che alle sfide culturali di una società in trasformazione non siano state date risposte credibili etc. Ciò, tuttavia, non autorizza alla squalifica morale dell’avversario, alla denigrazione politica, al crucifige indirizzato a partiti che sarebbero (almeno sul piano morale) peggiori del fascismo, giacché mentre l’uno ammazzava la mucca democratica, gli altri la lascerebbero morire d’inedia iniettando nel suo sangue un virus letale.
Per Mastropaolo, il popolo di Forza Italia, della Lega, di An non fa parte della società civile - a differenza dei no global, dei pacifisti, dei dipietristi -, non esprime valori rispettabili ma solo paure e angosce di chi teme per le sue nicchie privilegiate. A questo si è ridotto l’Ateneo torinese dei Ruffini, dei Solari, degli Einaudi!
 

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