Il crollo del governo di Lionel Jospin è il prezzo che la sinistra francese ha pagato per il suo contratto «faustiano» sottoscritto negli anni Ottanta da François Mitterrand. L’allora presidente lanciò un sistema elettorale maggioritario a favore di una rappresentanza proporzionale. Come si aspettava il furbo Mitterrand, l’estrema destra irruppe nella scena politica e rese la vita difficile ai partiti conservatori classici. Come risultato si ebbe una diminuzione della percentuale di voti della corrente principale della destra, che peraltro dovette evitare, pena l’ulteriore perdita di voti nell’elettorato moderato, qualsiasi alleanza con l’estrema destra. Il risultato fu che la sinistra rimase al potere e Mitterrand, come al solito, sembrava il gatto che aveva rubato la marmellata.
La prima volta dopo Vichy
Le estreme conseguenze di questo stratagemma politico si sono manifestate nelle ultime presidenziali. Il cambiamento nell’orientamento dei voti ha fatto sì che un partito marginale della destra arrivasse al ballottaggio presidenziale, per la prima volta dopo il governo di Vichy del Maresciallo Petain. Per trovare un simile movimento nazionalista in Francia occorre tornare indietro fino all’inizio della Terza Repubblica nella seconda metà del Diciannovesimo secolo. Il generale Charles De Gaulle conosceva bene la Francia, intuì quindi che il suo potenziale era lì. Per impedire che questo movimento sotterraneo arrivasse in superficie, introdusse un sistema elettorale fortemente orientato verso il centro, scoraggiando gli elettori di destra a sostenere i partiti estremi che avevano poche possibilità di avere seggi in Parlamento. Così per porre fine all’egemonia della destra sulla politica francese, la prima mossa di Mitterrand saldò il conto per due decenni. Una volta sguinzagliato, il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen non sarebbe mai sparito. Senza di lui, la sinistra avrebbe perso tutte le elezioni generali degli anni Novanta. Nelle elezioni del 1997, il Fronte Nazionale fece la differenza in 76 collegi elettorali, consegnando il potere ai socialisti di Jospin.
Nelle ultime settimane le carte si sono rimescolate. La differenza tra i voti di Jean-Marie Le Pen e quelli di Lionel Jospin ammonta appena allo 0.68% del totale dei voti. Tuttavia questa sottile differenza non è altro che la cima di un iceberg oppure, come avrebbe detto il politologo francese Charles Montesquieu, non è altro che la «causa speciale» che rivela l’esistenza di una «causa generale». Essenzialmente il Partito socialista di Mitterrand e Jospin ha dimostrato di non avere più alcuna egemonia sulla sinistra francese. A votare per Le Pen sono stati per lo più gli operai e i disoccupati, il che non si è verificato per caso. La sinistra francese è sempre meno sostenuta dalla classe operaia e sempre più dalla classe media che è la prima beneficiaria dell’enorme ridistribuzione del reddito operata dallo Stato più persuasivo del mondo occidentale. Ne è una prova indubbia la legge approvata dal governo socialista per ridurre la settimana lavorativa a 35 ore. La sinistra era interessata a migliorare la qualità della vita dei lavoratori a spese della crescita economica e quindi delle prospettive future dei disoccupati. Un’ampia parte dei poveri e dei bisognosi si sentono semplicemente meglio rappresentati dal Fronte Nazionale che non dal Partito socialista. La crisi della sinistra francese ha poco a che fare con l’aritmetica elettorale, mentre ha molto a che fare con la mancanza di moralità politica.
Per la sinistra ora la domanda è: quale strategia adottare per il futuro? Secondo le prime stime, il Partito socialista non si sta molto preoccupando di rinfrescare il proprio appeal. Piuttosto, affrontando le sgradevoli conseguenze delle elezioni, la sinistra sta ora cercando di riacquistare slancio sfruttando la paura di Le Pen quale modesto surrogato all’impopolarità generata dai cinque anni al potere. Ancora una volta, la sinistra sta sperando che il Fronte Nazionale si riveli come la sua arma segreta per dividere e battere i conservatori. Lo scopo insomma sarebbe, come già per Mitterrand, vincere le elezioni legislative. La strategia adottata dal Partito socialista è di raggruppare tutte le forze sparpagliate della sinistra e di portare a votare quegli elettori di sinistra che la scorsa volta avevano disertato le urne. Questa strategia ha una lunga tradizione nella sinistra francese. Come dato di fatto, lo slogan Pas d’ennemi à gauche (nessun nemico a sinistra) è stato il sacro Graal del Partito socialista sin dagli anni Trenta. In pratica, questo implicava che il Partito comunista fosse sempre accettato come possibile alleato, non importava quanto estreme fossero le sue posizioni nella politica interna e estera. Adesso i socialisti sono pronti ad accettare ogni compromesso non solo con i comunisti rimasti, ma anche con i trotskyisti. Questo dimostra quanto in realtà i socialisti francesi siano lontani dalla corrente principale della socialdemocrazia degli altri Paesi europei.
Influenza riconquistata
Ma stavolta la strategia dei socialisti potrebbe dimostrarsi più difficile che in passato, per due ragioni. La prima è che non dispongono di alcun programma politico o visione che possa attrarre l’ampio elettorato francese. Possono contare solo su una campagna negativa. La seconda è che, al fine di ottenere credibilità in quanto vera barriera a Le Pen, la sinistra ha dovuto appoggiare Chirac come presidente. Così nelle elezioni legislative la posizione della gauche ne esce comunque male. Il vero beneficiario del successo di Le Pen naturalmente è Chirac: ha riconquistato l’Eliseo, nonché l’influenza che aveva perso verso il fronte conservatore. Chirac a mala pena si merita tutto questo. Sia negli anni 1995-1997, quando c’era una maggioranza conservatrice, sia negli ultimi cinque anni di cosiddetta convivenza con i socialisti, Chirac ha fatto molto meno di quanto aveva promesso al suo elettorato conservatore e di quanto i cittadini francesi si aspettavano dal loro presidente. La sua presidenza è stata il trionfo della politique politicienne - o della politica fine a se stessa. Forse, dovrebbe ringraziare pacatamente il suo predecessore socialista, François Mitterrand, per aver messo la sinistra in questo pasticcio...