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L'unico (l'ultimo?) filosofo morale

LIBERAL BIMESTRALE
di Ferdinando Adornato
Liberal n. 7 - Agosto/Settembre 2001

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Il mondo cattolico assiste a volte orgoglioso, a volte frastornato, alle sue ormai innumerevoli prove di "persuasione morale" universale, efficaci sia per i credenti che per i non credenti. Il mondo laico ne avverte la grande seduzione intellettuale tanto che alcune sue fazioni, più dogmatiche, reagiscono con stizza denunciando, a più riprese, "cedimenti" e "tradimenti" tra le sue fila, inedite folgorazioni sulla via di Cracovia. Personalmente credo che non sia mai saggio contestare la realtˆ chiudendo gli occhi di fronte alla veritˆ obiettiva delle cose. E la realtˆ, la veritˆ obiettiva delle cose, ci dice che Giovanni Paolo II, con i suoi vent'anni di pontificato, con le sue encicliche e le sue lezioni pastorali, con i suoi viaggi planetari e le sue allocuzioni mediatiche si sia imposto davanti agli occhi della contemporaneitˆ come l'unico (l'ultimo?) grande filosofo morale dei nostri tempi. Si pu˜, com'è ovvio e giusto, essere d'accordo o meno con le sue tesi: ma è inutile far finta di non vedere la "scossa filosofica" che Wojtyla ha dato al mondo, sollecitandolo a svegliarsi dal torpore morale nel quale era caduto e del quale, in gran parte, è ancora prigioniero. La sua "eterodossa ortodossia", quella sua singolare capacitˆ di sposare la tradizione (anche nelle sue più rigide disposizioni) e la modernitˆ (anche nelle sue più inedite suggestioni) ha avuto il merito di reinserire prepotentemente nell'agenda dell'umanitˆ le questioni prime e ultime dell'esistenza, cos'è la vita, cos'è l'uomo, da dove veniamo, perché esistiamo, cos'è il bene, cos'è il male, questioni che il Ventesimo secolo aveva annichilito con la sua politica criminale e che le societˆ del benessere stordiscono nella loro rutilante superficialitˆ.Sono questioni invece che non abbandoneranno mai l'animo umano per il semplice motivo che esse appartengono al permanente mistero del nostro passaggio terreno. E infatti sono questioni che, da sempre, sono oggetto dell'attenzione delle più grandi menti dell'umanitˆ, da Aristotele a Kant. Solo nel Ventesimo secolo la filosofia morale è cominciata a essere considerata una sorta di filosofia minore, quasi specialistica, come se essa avesse a che fare più con la vita teologica che con la vita quotidiana.Wojtyla ha rovesciato questo sistema mentale. Ha fatto capire sia all'esoterismo teologico che al pragmatismo laico l'insopprimibile prioritˆ di una pubblica riflessione sulle modalitˆ e sulle finalitˆ dell'agire umano, la drammatica attualitˆ della "domanda di senso" che torna a elevarsi sia all'Est che all'Ovest, sia al Sud che al Nord del pianeta.L'unico filosofo morale, appunto. E non si vede perchŽ qualcuno debba lamentarsene. Dovremmo semmai cercare di fare in modo tutti, credenti e non credenti, che egli non sia l'ultimo. Con questa speranza fondazione liberal dedica questo suo primo numero speciale monografico al pensiero di Wojtyla. Un modo per fermarsi a pensare dove vogliamo che vada la civiltˆ del Terzo millennio.Ferdinando Adornato

 

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