archivio_libri

 


vai

 

 

 Archivio libri


terzopolo

 

 


 Todi

maggio_home_page

vai

 

 

 Venezia

novembre_home_page
Colloqui di Venezia 2008

vai

 

 

 

 

vai

foto1

foto1

Read More

foto2

foto2

Read More

foto3

foto3

Read More

foto4

foto4

Read More

foto5

foto5

Read More

foto6

foto6

Read More

foto7

foto7

Read More

foto8

foto8

Read More

De gasperi, dossetti e la democrazia mancata

LIBERAL BIMESTRALE
di Giuseppe Bedeschi
Anno V n. 33 - Dicembre 2005 - Gennaio 2006

Torna al sommario
cop33_ok
Nel suo recente libro-intervista La democrazia dei cristiani. Il cattolicesimo politico nell’Italia unita, Pietro Scoppola dedica, naturalmente, molte considerazioni ad Alcide De Gasperi. Su alcune di esse si può concordare. Le elezioni del 18 aprile 1948, dice per esempio Scoppola, si svolsero già nel clima della «guerra fredda»; il Partito comunista era legato all’Unione Sovietica e, per i non comunisti, esso era un qualcosa di estraneo alla realtà nazionale; così la Dc divenne agli occhi del popolo il partito nazionale. «Partito della Chiesa ma anche partito della nazione, partito italiano. Ricordo - aggiunge Scoppola - che la gente del popolo parlava di voto “per la democrazia”, non parlava di voto per la Democrazia Cristiana». Alla democrazia (quella vera, liberale, non quella «popolare» di cui favoleggiavano i comunisti con lo sguardo rivolto a Stalin) De Gasperi consacrò tutta la sua azione politica. Egli, dice Scoppola, pose solide premesse per la ricostruzione e poi per lo sviluppo economico e sociale del Paese; collocò la ricostruzione della democrazia italiana in un contesto internazionale; si batté per una politica europeistica e fece i primi passi sulla via della costruzione di un’Europa unita. Rievocando il contrasto con Giuseppe Dossetti, Scoppola mette giustamente in rilievo che quel contrasto aveva profonde radici ideali e non si riduceva a mera tattica. «Lo scontro fra De Gasperi e Dossetti è quasi una chiarificazione preliminare sul ruolo della Dc nella società italiana e rispetto al quadro internazionale. Bisogna considerare che sul piano della politica estera Dossetti (…) era contrario al Patto Atlantico. Vi sono state forti resistenze da parte dei settori più ideologizzati della Dc e anche da parte di alcuni settori della Chiesa, entrambi accomunati da una diffidenza profonda nei confronti del “modello americano”, considerato un modello estraneo alla cultura cattolica (…)». Scoppola avrebbe potuto aggiungere che sulle Cronache sociali, la rivista di Dossetti e della sua corrente, apparivano anche veri e propri peana al «socialismo» sovietico, che aveva abolito lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, che si basava sulla solidarietà sociale, che non faceva concessioni (ahimé) al consumismo, cioè a una dimensione socio-economica che distraeva dall’interiorità dell’anima e puntava tutto sui piaceri del corpo. Nessun dubbio quindi, a proposito del contrasto De Gasperi-Dossetti, su chi difendesse veramente la democrazia liberale. Senonché a un certo punto Scoppola ci avverte che non è così, e che in realtà non abbiamo capito bene: «In un certo senso - egli dice - Dossetti simbolizza la storia non realizzata, le potenzialità inespresse di un certo filone del cattolicesimo democratico. La sua rinuncia fu proficua proprio per questo: perché ha mantenuto viva nel mondo cattolico una tensione verso obiettivi più alti, più coerenti, più nobili». Confessiamo che ci riesce difficile capire. Infatti, se queste ultime parole di Scoppola sono giuste, allora tutta l’opera di De Gasperi è da gettare alle ortiche. 

Pietro Scoppola, La democrazia dei cristiani. Il cattolicesimo politico nell’Italia unita, Laterza, 230 pagine, 10,00 euro
 

web agency Done Communication