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La luce, l'ordine

LIBERAL BIMESTRALE
di Paolo Portoghesi
Anno II n. 11 - Aprile - Maggio 2002

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La cultura europea ha sempre fermamente creduto nella sua centralità rispetto alla cultura universale e solo in tempi recenti ha preso atto che altre culture (quella cinese in passato come quella americana oggi) hanno avuto e hanno la stessa pretesa e le loro buone ragioni per giustificarla. Se, nel caso della cultura cinese le profonde differenze e la distanza fisica e psicologica non hanno mai creato problemi, nel caso della cultura americana almeno dalla metà del secolo scorso l’aspirazione al primato non ha mancato di creare aperte conflittualità. L’unità europea, ancorché incompiuta e parziale, porta come conseguenza diretta un’esigenza di omogeneità culturale che si proietta sulla storia inseguendo una identità spesso illusoria, inseparabile da conflitti, disparità e contrasti che hanno animato nel tempo uno scenario che altrimenti sarebbe stato piatto e uniforme come si avvia a diventare quello della mondializzazione.Una specificità dell’architettura europea si potrebbe rintracciare negli stili che hanno caratterizzato i suoi diversi periodi anche se, a dispetto della contemporaneità, sono spesso rilevabili sfasamenti, ritardi e anticipazioni, e permane l’intermittente tentazione dei «rinascimenti» dell’antico. Forse proprio questa tentazione costituisce un fattore di unità rispetto alle diversità imposte dallo spirito del tempo. Di fatto la «classicità» costituisce una sorta di punto di arrivo non solo per gli stili più propriamente classici, ma anche per quelli anticlassici, come il gotico, il barocco, l’espressionismo. Questa classicità sovratemporale, che d’altronde ben si attaglia al significato etimologico della parola, corrisponde in qualche modo alla bellezza, intesa come una qualità che si raggiunge unendo alla techne un percorso intellettuale e spesso religioso di paziente ricerca teorica che ha costruito, accanto al proliferare di edifici, una ricchissima «biblioteca», certamente la più cospicua sul piano universale. Ancora si potrebbe, per rintracciare la specificità europea, riferirsi oltre che alle istituzioni più europeizzanti come il Sacro romano impero che ha un ruolo primario nella genesi del Romanico, a certe inflessioni caratteristiche del linguaggio architettonico: la modellazione, la plasticità, la ricerca degli effetti luminosi tramite aggetti, sporgenze, fasciature. L’architettura europea si è impossessata del modello dell’ordine ereditato dalla cultura greca facendone uno strumento formidabile del controllo indiretto, in modo da creare una stretta analogia con le regole grammaticali e sintattiche del discorso verbale. D’altra parte, poiché l’Europa è stata certamente la prima culla della modernità, potremmo attribuirle dopo il culto dell’ordine, quello del disordine, della scomposizione, decostruzione, distruzione di ogni possibile regola; ma in questo la concorrenza americana ha rapidamente strappato un primato mantenuto fino al Secondo conflitto mondiale. Cinque monumenti esprimono compiutamente lo spirito della architettura europea. Il Pantheon a Roma, costruito al tempo di Adriano e forse basato su una idea ispirata alla Yurta, la capanna delle tribù mongole, una tradizione ancora viva. Come la Yurta, il Pantheon è illuminato solo dall’alto attraverso un foro che materializza l’idea dell’axis mundi che unisce il cielo alla terra, uno dei cardini della cosmologia sacra. La cattedrale di Strasburgo, iniziata agli albori del Romanico e coronata nel Quattrocento dalla celebre torre tardogotica, è la testimonianza più affascinante di quel crogiolo di tecniche abilissime e di idee precise di cui si nutrì nel Medioevo l’architettura europea. L’Ospedale degli Innocenti a Firenze di Filippo Brunelleschi. L’immagine più semplice e pura del Rinascimento in quanto celebrazione della ragione umana intesa come proiezione della mente divina; spazi aperti e spazi chiusi racchiusi intessono un dialogo serrato di insuperabile armonia proporzionale. Sant’Ivo alla Sapienza a Roma, opera di Francesco Borromini. Rappresenta la forza sintetica del Barocco che avvicina Oriente e Occidente, ragione ed emozione, qualità plastica e rigore tecnico, spettacolo e interiorità, equilibrio e movimento, fede e razionalità, simbolismo e logica costruttiva. Nessun altro edificio europeo esprime una paragonabile carica emotiva e un così ricco ventaglio di significati. Il convento domenicano di La Tourette, nei pressi di Lione, di Le Corbusier. Si appoggia a terra come un’arca di Noè incagliata su un pendio e reca nelle sue forme drammaticamente incastrate l’affascinante memoria dei grandi conventi europei. Questa oasi di pace attraversata da fratture e conflitti di forme sembra consapevole di contrapporsi a un mondo inaridito.

 

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