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La fine del passato

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Anno II n. 11 - Aprile - Maggio 2002

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Cinque libri di cui la Costituzione europea non possa non tenere conto? È un modo di chiedersi quale cultura debba stare alla base dell’Europa. La progettazione politica - anche quella relativa alla Costituzione europea - è sì consapevole dei grandi ostacoli che le stanno di fronte, ma è più convinta della propria capacità di superarli che della loro resistenza e insormontablità. Tende cioè a lasciare sullo sfondo l’essenza della situazione storica in cui essa si trova a operare e che è la dimensione inaggirabile, l’ostacolo che sarebbe ingenuo voler rimuovere, come lo sarebbe un viaggio spaziale che volesse rimuovere il cielo. L’essenza della situazione storica al cui interno si intende costruire la Costituzione europea non è l’insieme dei risultati forniti dalle discipline storiche, sociali, giuridiche, economiche, ecc., ma è la direzione fondamentale lungo la quale il mondo procede e che nessuna specializzazione scientifica può individuare, essendo, questo, compito del pensiero filosofico. Progettare la politica europea (ogni forma di politica) ignorando tale essenza è sognare. Oggi domina la convinzione che non esista qualcosa come «direzione fondamentale» o «senso essenziale» del mondo e della storia. Ma questa convinzione domina perché sta spingendo via la convinzione di ieri, cioè che quella direzione e quel senso, invece, esistono e guidano tutto ciò che accade. Il cristianesimo, ad esempio (ma innanzitutto la forma tradizionale del pensiero filosofico), è un aspetto di questa seconda convinzione. Comunque, l’esistenza stessa dello scontro tra queste due convinzioni intorno all’esistenza o meno della «direzione fondamentale» della storia è, proprio essa, la direzione fondamentale lungo la quale il mondo e la storia stanno procedendo. Tale direzione è lo scontro, la contraddizione gigantesca tra l’orizzonte culturale e pratico dell’intero presente, e l’orizzonte culturale dell’intero passato dell’Occidente. Ogni ulteriore considerazione che in proposito possa essere avanzata dalle scienze specializzate intorno all’uomo e alla società si inscrive all’interno di questo quadro. L’azione politica si disinteressa di solito di considerazioni di questo genere. Ma come è possibile proporsi di stendere la Costituzione dell’Europa ignorando che ogni evento della realtà europea si produce così come si produce perché il presente, cioè la civiltà della democrazia e della tecnica, sta portando al tramonto il passato, e che il passato, cioè la grande tradizione metafisico-teologico-religiosa-artistica-umanistica, lotta con ogni mezzo per sopravvivere? Non si tratta di consigliar libri ai costituenti - anche perché la grande politica non è qualcosa che vada «consigliata» o che qualcuno «esorti» a realizzare, bensì è un evento che si impone con le sue forze a coloro che hanno occhi per vedere. Si tratta invece di rendersi conto della circostanza inevitabile che sia le voci del passato, sia quelle del presente avranno la forza, nella situazione attuale, di farsi sentire e di determinare la stesura del testo costituzionale europeo, cioè si troveranno costretti a riprodurre in esso la contraddizione e lo scontro che costituiscono la direzione essenziale e fondamentale della nostra storia. Anche per i politici della Costituente è opportuno sapere, per non andar fuori strada, che si muovono dentro a una contraddizione, su una base essenzialmente instabile, non su un letto di rose. Ma se di libri si vuole parlare, allora i cinque capaci di rappresentare adeguatamente quella contraddizione essenziale, e dunque tra di loro essenzialmente in conflitto, potrebbero essere La Repubblica di Platone, il Vecchio e Nuovo Testamento, La democrazia in America di Charles de Tocqueville, La cibernetica di Norbert Wiener, e, sì, Così parlò Zarathustra di Nietzsche - ma letto, quest’ultimo, secondo l’interpretazione che ne ho dato ne L’anello del ritorno (Adelphi, 1999): la dottrina di Zarathustra dell’«eterno ritorno in cui si compendia la negazione più perentoria dei valori del passato - è il fondamento capace di spingere la tecnica alla forma più alta di potenza. I primi due libri danno voce al passato, gli altri al presente. Wiener è il padre della cibernetica, una delle punte avanzate dell’Apparato scientifico-tecnologico planetario. Ma la tecnica è il destino dell’Europa - e ormai dell’intero pianeta - non nella forma in cui essa, anche nelle pagine di Wiener, interpreta se stessa; non cioè nella sua forma scientistica, tecnicistica, riduzionistica, fiscalistica, dimentica della sapienza del passato che pur intende lasciarsi alle spalle - quella forma inadeguata per la quale oggi molti temono l’Europa dei tecnocrati e dei burocrati. Dapprima sarà proprio questa forma inadeguata della tecnica a farsi avanti nelle norme della Costituzione europea, ma è inevitabile che quest’ultima evolva verso la concezione matura della tecnica, dove il dominio tecnologico del mondo è garantito e legittimato da un sapere che non può essere tecnica, ma è la sapienza inaggirabile e nascosta della filosofia del nostro tempo. Tale sapienza mostra che quel dominio non può sottostare ad alcun limite assoluto, come invece pretendono esserlo il «Sacro», la «Legge di Dio» e la «legge naturale». E dapprima prenderà piede nel dettato costituzionale europeo la volontà del passato di guidare e di servirsi della tecnica; ma è inevitabile che la sinergia tra tecnica e sapere filosofico del nostro tempo finisca col servirsi essa di quella volontà. Infatti i mezzi si logorano e ormai l’uomo del nostro tempo non può più permettersi che le pur grandi saggezze del passato, servendosi della tecnica, la logorino, ossia logorino ciò in cui egli ormai ripone ogni sua speranza di salvezza.


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