Se nel tramando dalla Grecia a Roma può cogliersi la nascita e la prima espansione di una civiltà che per la prima volta mette in contatto e per alcuni aspetti unifica i territori del nostro continente, non c’è dubbio che questo tramando va colto, nelle arti figurative, nel momento della visione classica, cui possono contrapporsi (senza con questo volerne negare il valore) i certamente meno aulici e spesso più rozzi particolarismi delle singole province. Forse nessuna statua evoca la classicità (e la sua diffusione europea in epoche anche successive, dal Rinascimento al Neoclassico) quanto l’Apollo del Belvedere, le cui prime notizie risalgono all’ultimo decennio del Quattrocento, mentre nel 1503 fu collocato nel cortile del Belvedere in Vaticano. L’originale in bronzo (Terzo sec. a.C.) è purtroppo perduto, quella che conosciamo è una copia romana in marmo, che già di per sé attesta la fortuna del modello. Bandinelli, Giulio Romano, Dürer, Heemskerck, Aspertini, Francisco de Olanda, Goltzius cominciano a disegnarlo negli anni successivi al ritrovamento, prima e dopo il restauro del Montorsoli. L’idea di un «impero» che unifichi l’Europa, alla convergenza dei due poteri (quello religioso del Papa e quello politico, civile e militare) rinasce come noto la notte del Natale dell’anno 800 quando il re del Franchi Carlo Magno viene incoronato imperatore a Roma da Leone III. Si assiste allora, non a caso, a un vero e proprio revival del mondo classico (noto come «Rinascenza Carolingia»). Anche in Italia città come Milano hanno una ripresa economica, il cui segnale più vistoso è la ricostruzione della basilica di S. Ambrogio, nel cui rinnovato presbiterio viene collocato un grande altare eseguito nel Nono secolo dal maestro Vuolvinio (artista forse lombardo, o forse di origine germanica). Questi creò una delle più splendide opere di oreficeria di ogni tempo, pietre preziose e smalti che incorniciano le scene figurate, sbalzate o cesellate, dai raffinati effetti plastici e pittorici. Nel «Rinascimento» (Vasari parla di «rinascita») assistiamo appunto a un rifiorire delle matrici classiche, preceduto da quel movimento di circolazione internazionale nelle corti che prende il nome di «Gotico internazionale». Il tardo Gotico viene poi a essere sostituito decisamente dal modulo classico, ambientato nelle nuove leggi razionali e matematiche della prospettiva, il cui uso (accompagnato da ricerche ed evoluzioni fino a quell’altro esito internazionale di comune ricerca europea che prenderà il nome di Manierismo) trova uno dei grandi precursori in Piero della Francesca. Nella sua celebre Flagellazione, al Cristo fustigato simbolo dei tormenti della Chiesa si affiancano tre personaggi che probabilmente alludono all’auspicata alleanza e riscossa occidentale di principi italiani e stranieri. Ora l’Europa ha un nemico comune, il turco, e questa tematica si diffonde nelle forme più diverse, anche allegoriche, in opere d’arte dell’intera Europa. Nel secolo dei Lumi, uno degli artisti più intimamente toccato dal sentire illuminista è G. B. Piranesi che nelle celebri Carceri si ispira al pensiero di Montesquieu. La Roma antica immensificata nelle riproduzioni piranesiane, diventa un simbolo, un traguardo: l’antico come immagine del futuro. Esemplare viene considerato in tutta l’Europa Neoclassica il modello romano antico, per l’equità delle leggi, la disciplina, il culto delle virtù civiche, l’amor patrio, l’organizzazione sociale, l’audacia ingegneresca.
Nel Ventesimo secolo non c’è dubbio che l’impulso più potente all’unificazione europea proviene dalla devastante violenza delle due guerre, dalla lotta coalizzata delle democrazie e dagli antifascismi contro le velleità di conquista dei regimi totalitari; una delle opere italiane più significative di questa sofferta volontà di opposizione è la Crocifissione di Renato Guttuso dove il Cristo simbolizza l’umanità martoriata. La violenza del colore e la concitata durezza delle forme suonano come denuncia dell’insopportabile sopraffazione. Nei disegni preparatori, il personaggio in primo piano ha le riconoscibili fattezze di Hitler.