Lo scopo di questo articolo è di presentare all’opinione pubblica gli obbiettivi della Presidenza spagnola in merito alla politica europea sulla sicurezza e la difesa, e chiedere ai responsabili a livello europeo di collaborare al fine della loro realizzazione, in linea con quanto ho fatto nel corso di miei incontri bilaterali e anche in diverse sedi multilaterali durante le prime settimane di Presidenza. Vorrei innanzitutto sottolineare la mia gratitudine alla Presidenza belga, la quale ha posto un notevole impegno nell’affrontare le conseguenze del tragico attacco dell’11 settembre. E lo ha fatto con destrezza, fino al punto di far sì che il Consiglio di Laeken producesse la dichiarazione di operatività della forza europea e incaricasse le successive presidenze a rendere tale dichiarazione effettiva ed efficace. Dunque, a nome mio e del governo spagnolo, vorrei esprimere il nostro riconoscimento alla Presidenza belga. La Presidenza spagnola può riassumere il suo impegno con le parole del primo ministro, il presidente José Maria Aznar, che vorrei qui citare: «La Spagna ha la responsabilità di promuovere i punti principali sull’agenda europea; poiché un’Unione efficace è indispensabile se si vuole riuscire a migliorare le condizioni di vita degli europei». In base a questa dichiarazione, abbiamo scelto il motto «più Europa» per il nostro mandato. L’Europa deve crescere sia al suo interno che verso l’esterno. Vogliamo un’Europa più forte all’interno, basata su una maggiore consapevolezza tra i cittadini europei della propria identità, del loro ruolo come soggetti della costituzione dell’Unione e un maggiore appoggio da parte dell’opinione pubblica europea. E, verso l’esterno, vogliamo una maggiore presenza dell’Europa affinché abbia una voce propria nel mondo che possa efficacemente dar corpo alle nostre aspirazioni, ai nostri interessi, alla nostra moneta. Proprio perché vogliamo una maggiore presenza dell’Europa, nella frase citata il presidente Aznar insiste sulla parola efficacia o, se si preferisce, efficienza; e questo è esattamente ciò che ci si aspetta da noi. Un maggiore sforzo da parte di tutti quanti sono implicati nella costruzione europea, certo su base volontaria, ma anche con l’efficacia richiesta dalle nostre responsabilità di uomini e donne dedicati al servizio pubblico. Lasciatemi aggiungere che riguardo alla sicurezza e alla difesa, ci troviamo di fronte a una vera e propria necessità esistenziale europea. Non si può parlare di un’Europa unita se gli europei non esprimono la propria voce nel mondo. E una voce europea non è possibile né credibile se non è sorretta da una politica di sicurezza e di difesa. È assolutamente imprescindibile che l’Europa sia sostenuta da una politica di sicurezza comune. Oggi questa necessità esistenziale è ancora più pressante, non solo a causa dell’11 settembre, ma soprattutto perché i cittadini europei si aspettano che ci dimostriamo in grado di trovare risposte adeguate alle nuove minacce poste dall’attuale società internazionale. Inoltre, urge anche la necessità di una politica di sicurezza e di difesa comune se vogliamo che l’euro sia sostenibile. Nel mondo attuale, una politica economica diventa sostenibile soltanto attraverso una politica estera e una politica estera diventa credibile soltanto attraverso una politica di sicurezza comune.
Fino a ora abbiamo classificato i nostri obbiettivi in tre aree o gruppi: quello relativo agli obbiettivi di carattere operativo; quello che attiene all’aspetto istituzionale; e, infine, al terzo posto, quello che raggruppa gli aspetti mirati ad accrescere la comprensione dell’opinione pubblica. Tuttavia, non c’è alcun dubbio che sono gli obbiettivi operativi - insieme a una efficace realizzazione del Headline Goal (programma di difesa comune stabilito nel corso del Consiglio europeo nel dicembre 1999, per dotare l’Unione europea entro il 2003 di una Forza di reazione rapida, ndr) - ad avere priorità tra gli obbiettivi dell’Unione europea in questo frangente storico. È per questo motivo che la Presidenza spagnola sente il dovere di intraprendere l’attuazione del Piano europeo delle capacità, basandosi certo sul principio di volontarietà, ma cercando anche un’ottica comune e un’azione congiunta con l’Iniziativa delle capacità di difesa della Nato. In tema di capacità, «più Europa» è sinonimo di un maggiore impegno, una maggiore interoperatività, una maggiore specializzazione e una maggiore efficacia. Ciò richiede non maggiori capacità bensì una maggiore capacità di azione. È lungo questa linea che dovremo sviluppare il meccanismo delle capacità, in modo da concretizzare la definizione dei dettagli di questo meccanismo così come è stato specificato a Nizza. Un’idea che credo possa essere capita facilmente durante i prossimi mesi e sulla quale abbiamo sempre insistito, è la necessità di sviluppare elementi atti a dare una risposta rapida nel quadro del Headline Goal. Non si tratta di concepire un’azione parallela e neanche di creare un mini-catalogo; si tratta semplicemente di definire gli elementi di comando e controllo, di pronto intervento e di forza che rendano possibili le azioni che dovremmo essere in grado di realizzare nel corso del prossimo anno. Nel quadro dell’attuazione dell’obbiettivo principale, un passo importantissimo sarà anche la costituzione di Quartier generali nazionali e multinazionali. Costituiscono fasi inevitabili nelle quali dovremmo avvalerci appieno delle capacità individuali e del progetto d’insieme che risulta dal catalogo, così come è stato rivisto e corretto. Infine, dovremo avviare, entro i prossimi sei mesi, le procedure di interconnessione tra le strutture decisionali e l’Esercizio Cme-02 come prima verifica della capacità dell’Unione di gestire crisi.
Permettetemi anche di far riferimento agli obbiettivi istituzionali. Una delle questioni più controverse e probabilmente più decisive, dopo il consolidamento degli organi provvisori, è la formalizzazione delle riunioni dei ministri della Difesa. La Presidenza belga tentò di approvarne il carattere formale durante l’ultima riunione del Consiglio degli Affari generali ma ebbe sentore di un disaccordo di fondo tra coloro che sono a favore del Consiglio dei ministri della Difesa e coloro che legittimamente non desiderano ulteriori consigli o che pensano che un tale Consiglio possa interferire con le competenze dei titolari degli Affari esteri. Il Governo spagnolo credeva e crede opportuno formalizzare in qualche modo le riunioni dei ministri della Difesa. Tuttavia, nel dare inizio al nostro mandato, vorremmo esprimere in tutta chiarezza che non si tratta di creare un ulteriore Consiglio col fine di allargare la galassia già esistente e interferire con il lavoro dei nostri colleghi degli Affari esteri. Il nostro scopo è di trovare l’organo più appropriato e che ci permetta, semplicemente, di procedere nell’attuazione del Headline Goal, di lavorare a favore degli impegni presi, far fronte alle nostre responsabilità, tracciarne le linee politiche e dare alle nostre strutture civili e militari l’impulso politico di cui hanno bisogno. In nessun modo si tratterebbe di creare un Consiglio che prenda in considerazione le minacce alla nostra sicurezza, le strategie o l’analisi dei tempi e delle forme di intervento o la realizzazione di missioni. Vogliamo semplicemente parlare di ciò che ci sta a cuore, di ciò che ci è stato demandato a Helsinki e nei Consigli successivi e per il raggiungimento del quale ognuno di noi sta lavorando: concretizzare e rendere efficace il Headline Goal. È per questo che, in una prima fase, abbiamo pensato di avvalerci della formazione del Consiglio per gli Affari generali basandoci sui ministri della Difesa. Questa è una formula che, durante la Presidenza spagnola, potrà chiarire la portata reale delle nostre aspirazioni.
Una politica europea per la sicurezza non è concepibile senza le basi comuni di una politica degli armamenti e delle industrie belliche. Non è né concepibile e né può risultare efficace. L’accordo di Helsinki permette di delineare una politica in questo senso ed è nostra intenzione, come è già stato anticipato dalla Presidenza belga, invitare i direttori e i responsabili degli armamenti, nel corso dei prossimi sei mesi, a prendere una posizione comune rispetto ai principii politici che dovrebbero servire da orientamento per le industrie belliche in Europa. È facile quanto imparare il primo comandamento di ciò che potrebbe diventare un nuovo Decalogo: le industrie belliche lavorano a favore della difesa e non viceversa. Ne consegue che, sulla base del principio della volontarietà, della trasparenza e del coordinamento, possiamo e dobbiamo promuovere e coordinare il processo di creazione di agenzie e programmi europei. Inoltre, possiamo e dobbiamo cercare formule per il finanziamento a lungo termine che oggi risulta difficile far coincidere con le norme contabili europee. Infine, nell’ambito delle relazioni istituzionali, è inutile sottolineare l’interesse che tutti noi abbiamo a raggiungere quanto prima una piena intesa tra l’Unione europea e l’Alleanza atlantica. La Presidenza spagnola contribuirà agli sforzi fatti fino a ora da quei Paesi che si sono impegnati a raggiungere un’intesa tra coloro che fanno parte dell’Unione e coloro che fanno parte dell’Alleanza e vorrebbero entrare nell’Unione. Faremo tutto il possibile affinché si raggiunga, in questi sei mesi, il risultato che tutti noi consideriamo assolutamente indispensabile. In fin dei conti, come abbiamo già indicato varie volte, la difesa europea e la difesa atlantica non possono e non debbono essere altro che le due facce della stessa medaglia.
Per ultimo, gli obbiettivi che, per motivi di chiarezza, abbiamo raggruppato sotto la sfera dell’opinione pubblica. La Presidenza belga ebbe la maestria di indire riunioni e dibattiti riguardanti la salute delle truppe in un momento in cui, ormai un anno fa, l’opinione pubblica era specialmente sensibile a questo problema. Senza dubbio, si continuerà per la strada intrapresa. Tuttavia vorremmo modestamente aprire anche un’altra strada alla riflessione, nella quale noi spagnoli abbiamo sempre avuto grande interesse e che crediamo possa anche avvicinare i cittadini dell’Unione al problema della sicurezza e della difesa europea: il diritto internazionale, il diritto umanitario delle Missioni Petersberg. Naturalmente, non posso non riferirmi alla dimensione mediterranea della politica per la sicurezza e la difesa che dovrà tenersi presente durante il prossimo vertice convocato dalla Presidenza spagnola. Queste sono le aree di interesse e il bilancio necessariamente conciso che sintetizzano gli obbiettivi che ci siamo preposti. Vorrei ancora una volta chiamare tutti gli europei a partecipare al compito entusiasmante che è fare l’Europa. È chiaro alla Presidenza spagnola che essa può rappresentare soltanto una fase in questo processo di grandi progetti che si delineano di giorno in giorno, nello stesso modo in cui si costruivano le grandi cattedrali europee in passato. È ben noto l’aneddoto di uno scalpellino al quale fu chiesto: «che stai facendo?» e che rispose: «sto tagliando la pietra» mentre un altro, allora più idealista ma oggi più realista, rispose: «sto costruendo una cattedrale». Siamo chiamati tutti a partecipare a questo lavoro tanto entusiasmante.
(Traduzione dallo spagnolo di Valeria Beltrani)