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Così Sant'Antonio cedette in cucina

LIBERAL BIMESTRALE
di Pablo Echaurren
Anno II n. 10 - Febbraio - Marzo 2002

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Lorenzo Viani era un tipo speciale di anarchico, di pittore, di scrittore, di grande bevitore, ma a quanto ci risulta non aveva particolari doti di ristoratore. Ne ha assai invece, di doti ristoratorie, un suo omonimo discendente che si è specializzato nei piatti di pesce, Lorenzo a Forte dei Marmi. Sulla copertina del menu è riprodotto un pastello del Viani ascendente che raffigura una bimbina un po’ scura in viso, stracciata, ingrugnata, imbronciata. Forse gli è stata negata una bella pappata da Lorenzo? Forse l’hanno lasciata fuori dalla porta come una piccola fiammiferaia affamata? Ci auguriamo di no e comunque auspichiamo che caso mai le venga offerta una seconda occasione per degustare e apprezzare: vassoio di frutti di mare, crostacei crudi e pesce bianco (5 assaggi), filetti di ombrina con macedoniadi zucchine alla menta, spaghetti versiliese, tagliata di tonno alle erbette in salsa di ortiche, cialda croccante con crema bavarese e frutti di bosco, crèm caffè con fiocchi di panna. In uno dei migliori indirizzi per sentire il profumo del mare non mancano le voci terricole, le delizie avicole, come: pappardelle ai profumi dell’orto, piccione grigliato, filettino di maiale scaloppato al fegato d’oca e tartufo nero e grande scelta di formaggi nazionali ed esteri. Diamoci all’ittica ma senza dimenticare che anche la carne è valida e non è per niente debole, anzi. Ma Lorenzo non è solo il magnifico, è anche il munifico, infatti ci ha offerto portate non ordinate per il solo piacere di essere ospitale, una rarità aggiuntiva alla qualità superlativa.
***
Uno dice le tentazioni di Sant’Antonio e si immagina un poveraccio messo a dura prova dal maligno che gli fa passare sotto il naso tutte le cose più desiderabili della vita che sono inesorabilmente quelle che ci riducono in cenere (Bacco, tabacco e Venere), che ci sospingono verso le fiamme dell’inferno a passare l’eterno immersi in un amaro averno. Ma come avrà fatto il santo a sfuggirle? Si è forse ritirato in un eremo, s’è rintanato in una fossa ad aspettare che il diavolo si scocciasse di starlo sempre a insidiare con visioni peccaminose? A questa ardua domanda c’è chi ha dato una risposta particolare. Dev’essersi rinchiuso in una buca in attesa che passasse la buriana e per ingannare il tempo si dev’essere messo ai fornelli. Poi s’è sparsa la voce e la gente è andata in processione a venerarlo, a implorarlo, a elevarlo sugli altari dei mangiari locali. Sempre molto affollata, la Buca di Sant’Antonio offre un panorama gastronomico della lucchesia da luccarsi i baffi: tortino di porri in crosta su vellutata di ceci, minestra di farro alla garfagnana, tordelli lucchesi al sugo, triangoli ricotta erbette burrofuso e salvia, sella di coniglio lardellato su radicchietto di campo, capretto nostrale al forno con patate e rapini alla toscana, trippa alla lucchese, piattoforte lucchese, frutta caramellata al forno e gelato di castagne. Insomma il povero Sant’Antonio dopo essere stato a lungo tentato s’è abbondantemente consolato in cucina.


Lorenzo, via Carducci 61, Forte dei Marmi-Lucca, tel.  0584-89671  0584-89671
Buca di Sant’Antonio, via della Cervia 1/3, Lucca, tel.  0583-55881  0583-55881
 

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