Charles e Ray Eames, uniti indissolubilmente nella vita e nella professione dagli anni Quaranta ai Settanta, si collocano da protagonisti nel panorama culturale dell’Ame-rica del secolo scorso, diretti testimoni della crescita capitalistica e industriale, collaboratori di quella fervida imprenditoria che ha reso gli Stati Uniti il Paese «moderno» per eccellenza. Intento principale quello di realizzare degli spazi dove la vita e il lavoro si potessero svolgere in modo economico e funzionale e insegnare alla gente ad apprezzare la bellezza del quotidiano e l’utilità della conoscenza scientifica. «Ciò che funziona è migliore di ciò che appare bello; il bello può cambiare, ma ciò che funziona, funziona». Dal loro sodalizio nascono mobili, libri, mostre, foto, film e documentari. La Ventesima Esposizione Internazionale della Triennale di Milano ospita un’ampia retrospettiva sull’opera della coppia di Los Angeles, una mostra itinerante curata dal Vitra Design Museum di Weil am Rein concepita in cinque sezioni a tema che corrispondono ai punti focali della loro attività. L’Arredo: ovvero «riconoscere il bisogno». Il destinatario è il cittadino medio; l’obiettivo, alta qualità a costi contenuti; l’esecutore, la Herman Miller Company. Nasce una copiosa produzione di sedute in materiali sperimentali: compensato stampato, plastica, fibra di vetro, rete metallica, alluminio fuso. Doveroso citare almeno la Dining Bikini Rod del 1952, piccola seduta in rete cromata e la confortevolissima Model 670, poltrona inclinabile fornita di poggiapiedi, presentata nel 1940 al concorso di «Organic Design» del Moma, realizzata in serie dal 1956 e ancora oggi prodotta. I loro nomi sono per lo più sconosciuti ma la loro immagine, notissima, rimanda subito la memoria agli ambienti degli anni Cinquanta che rivivono peraltro, oggi, un momento di rinnovato interesse. Lo Spazio. Nel 1945 gli Eames parteciparono al Case Study House Program, nato per risolvere i problemi abitativi dei reduci della seconda guerra mondiale. Il progetto House N.8 è la stessa casa in acciaio e vetro, a Los Angeles, dei due designers: elementi costruttivi prefabbricati da ordinare su catalogo, completati da oggetti realizzati manualmente. Il risultato del contrasto tra il prodotto in serie e quello personalizzato, tra industria e tradizione artigianale, diventa in breve tempo il loro stile riconoscibile e riconociuto.La Bellezza. Il quotidiano è bello; importante è saperlo individuare e apprezzare. Le multivisioni realizzate per scuole e aziende spaziano sui temi visivi più disparati: architettura, cinema, natura, mare, paesaggi, automobili e ferrovie: una raccolta preziosa di 350 mila diapositive. Cultura. Alla fine degli anni Cinquanta, l’interesse dello Studio Eames si protese sempre di più verso i sistemi di comunicazione e furono realizzati filmati commissionati dal governo federale e da compagnie televisive, sulla storia e la cultura americana. Nel 1957 ricevono dall’India l’incarico di una ricerca finalizzata alla salvaguardia dei valori culturali del loro Paese, minacciati dall’espansione crescente della tecnologia occidentale.Scienza. La crescita di un popolo si basa anche sulla conoscenza delle materie scientifiche; sessanta, tra film, mostre e libri, realizzati per grandi società come Boeing, Polaroid, Westingho-use e Ibm. Il computer diventa per gli Eames lo strumento simbolo della possibilità di risolvere i problemi dell’uomo attraverso l’informazione. La scienza e la cultura devono poter essere alla portata di tutti.
L’opera di Charles e Ray Eames - L’eredità dell’invenzione, Triennale di Milano, fino all’8 gennaio 2003