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Solo la religione tutela la famiglia

LIBERAL BIMESTRALE
di Anna Maria Guadagni
Anno II n. 10 - Febbraio - Marzo 2002

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Che cos’è oggi la famiglia italiana? Che cosa nutre, al di là del velo della normalità, le relazioni tra genitori e figli: chi sono gli uni, come crescono gli altri, che cosa significa sentirsi padri, madri o figli… Le domande somigliano a quelle dei questionari dei sociologi, ma non sono uscite da lì. Vengono dal buio, dall’oscurità minacciosa di un delitto che spalanca la porta sul nuovo millennio delle famiglie italiane: una ragazzina di Novi Ligure, assistita da un fidanzatino, ha ucciso a coltellate la mamma e il fratellino piccolo. Davanti all’inspiegabile la gente si è chiesta: i nostri figli ci ammazzeranno? Nelle nostre case stiamo allevando mostri? Come un bengala nella notte, la traccia del sangue ha illuminato sgomenti, ha rivelato adolescenti e figli ormai maturi sedotti dall’efferatezza di Erika, ma soprattutto ha seminato inquietanti interrogativi sui giovanissimi che non protestano, non si ribellano, non vanno neppure male a scuola, ma un giorno si svegliano e uccidono senza orrore per quello che fanno.
Un giornalista del Corriere della sera, Paolo di Stefano, si è messo in viaggio e ha ritratto sei famiglie italiane partendo da Milano e scendendo fino in Sicilia, a Carini. Poi ci ha ripensato, ha completato il quadro con altre quattro istantanee e ne ha ricavato dieci racconti, trasformando il reportage in un «romanzo antropologico» ora pubblicato da Feltrinelli. Leggendolo, gli articoli di giornale non si vedono più: il salto non è in una prova di stile, è nella capacità di mostrare - come osserva Adriano Sofri nella sua bellissima prefazione - quello che si intuisce ma non si vede ancora. Un compito che appartiene agli scrittori e alla letteratura.
La famiglia in bilico. Un reportage italiano non ci dice precisamente dove siamo sospesi e neppure se stiamo cadendo - questo, forse, lo faranno i sociologi - ma ci dà la percezione di una normalità border-line, di un mondo mutante e informe, della sua enorme plasticità linguistica, della sua caotica ridondanza di oggetti, della sua quasi impenetrabilità emotiva, della desolazione dei paesaggi e dei rumori di fondo. Tanto rumore, immancabile quello del televisore sempre acceso, dello schermo che parla e copre silenzi, risentimenti, passioni. Alla fine si capisce che i figli vengono come vengono. E forse è sempre stato così. Ma certo non è irrilevante notare che un ordine morale magari disatteso, ma ancora definito, sembra sopravvivere dove conserva un timbro dichiaratamente religioso. Per esempio, nelle parole di Mohsen Mouelhi, tunisino in Italia da trent’anni, che parla sei lingue e cresce le sue figlie come buone musulmane, ma come dice sua moglie Maria Teresa, che invece è cattolica, «vedremo poi»… Oppure in quelle della famiglia di Carini che gestisce un sito su Padre Puglisi, il parroco di uno dei quartieri più degradati di Palermo, ucciso dalla mafia nel ‘93. Unico apparente argine al caos di una modernità tumultuosa, la fede religiosa sembra conservare qualcosa del suo antico significato, rafforza vincoli. Forse per poco. Vedremo poi…

Paolo Di Stefano, La famiglia in bilico, Fel-trinelli, 143 pagine, 9,30 euro
 

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