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Le imprevedibili metamorfosi del corpo catodico

LIBERAL BIMESTRALE
di Annamaria Guadagni

Anno II n. 15 - Dicembre 2002/Gennaio 2003

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cop15_th  
Il mondo globalizzato esige un «galateo» all’altezza della dimensione planetaria della comunicazione. Il prezzo della gaffe planetaria può infatti rivelarsi molto alto. Organizzare il concorso di Miss Universo a Kaduna, durante il Ramadan, è infatti diventato il pretesto di sanguinose violenze con centinaia di morti. Anche se è difficile credere che l’articolo di una sventata giornalista, dove si sostiene che persino il Profeta Maometto avrebbe potuto trovar moglie tra le bellissine in passerella, possa essere stato la vera causa di tanto scempio con morti, incendi e assalti alle chiese cristiane; resta il fatto che l’abbinamento Kaduna-Rama- dan-Miss Universo è una gaffe mediatica colossale. È un po’ come se una famosa ditta di insaccati, sponsorizzata dalla tv, volesse fare a La Mecca una sagra del maiale. L’invasività del circuito mediatico rischia di cozzare contro convinzioni religiose, culture e pregiudizi creando effetti imprevedibili e difficilmente governabili. Non si può mai tollerare la violenza, ma non si può far finta di non sapere che se ne può accendere stupidamente la miccia. E c’è anche qualcosa di paradossale nell’idea che un concorso di bellezza, una mostra di corpi, possa presentarsi come vessillo dei diritti umani. In questo caso dei diritti delle donne condannate a morte per adulterio dalla legge islamica. La visibilità del corpo, la sua traduzione in immagini che viaggiano sugli schermi per tutto il pianeta è l’oggetto di una studio di Federico Boni, pubblicato da Meltemi. Ma qui non si tratta di corpi di belle ragazze. Il corpo mediale del leader. Rituali del potere e sacralità del corpo nell’epoca della comunicazione globale, infatti, analizza l’impatto della comunicazione mediatica su un’altra corporeità: quella dei potenti, ormai totalmente esposti all’obiettivo o all’occhio della telecamera. Metaforicamente svestiti proprio come le Miss in passerella. In passato, infatti, la sacralità del potere si reggeva sulla distanza fisica, sulla sua inavvicinabilità. Cosa resta dell’aura del potere in un mondo dove la telecamera «vede» tutto? La tesi di Boni è che stiamo assistendo alla progressiva scomparsa del sottile confine che separa la rappresentazione, «la scena», dal «retroscena». Non a caso back-stage è la parola del momento. Le conseguenze di questo abbassamento della soglia tra pubblico e privato, rispetto al carisma del leader, in questo libro sono affrontate attraverso lo studio di due casi significativi. Il Sexgate e la figura del presidente Clinton e il Giubileo del 2000 e la figura di Giovanni Paolo II. Nel primo caso, la profanazione del corpo del leader passa per la violazione della sua intimità, regalando alla platea mondiale una sensazione di possesso, che non sempre gioca a sfavore del potere: un leader può infatti utilizzare la sua fragilità umana come risorsa per l’immagine pubbica. Nel secondo caso, quello del Papa, l’eccesso di esposizione mediatica si traduce in un racconto ravvicinato del dolore, della malattia, della vecchiaia e, dunque, in una esaltazione della umana sofferenza più che dell’infallibilità del capo della Chiesa cattolica. Certo è che il corpo catodico sta mutando non solo l’immagine ma anche il significato e la sostanza della ritualità contemporanea, non solo l’apparire ma anche l’essere, e che ancora poco conosciamo di questa metamorfosi.

Federico Boni, Il corpo mediale del leader, Meltemi, 215 pagine, 17 euro
 

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