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La madre, la figlia e il colore della memoria

LIBERAL BIMESTRALE
di Maria Pia Ammirati

Anno II n. 15 - Dicembre 2002/Gennaio 2003

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Qual è il colore della memoria? Meglio sa-rebbe domandarsi se i ricordi hanno dei colori o vivono in una sorta di limbo visivo in cui le cose si rappresentano come amalgamate tra loro da una predominante. La me-moria, del resto, si dice sia fatta di ombre e le ombre per loro costituzione non riflettono luce. Nel flusso dei ricordi dell’io narrante di Tra noi due, tante sono le ombre e il colore prevalente è il grigio: sono grigie le case, le stanze ai piani bassi, le strade di una periferia urbana prossima a farsi centro, le aule grigie e fredde delle aule delle scuole. Un colore predominante dunque, una sorta di non colore, almeno fino a quando la protagonista, giovane adolescente, d’improvviso una mattina si accorge che oltre al grigio, esiste anche la luce e la luce, come deve essere, arriva all’improvviso. L’arrivo della luce nella vita della protagonista è un chiaro segno di mutamento, l’indicazione della crescita, di una crescita che passa da una infanzia volutamente protratta per fare spazio alla giovinezza.
La storia raccontata dall’io narrante dell’ultimo romanzo di Elisabetta Rasy è una storia spesso commovente perché tutta costruita alla ricerca dell’autenticità del rapporto tra madre e figlia, ma è anche una storia spietata per la forza e si potrebbe dire la radicalità dell’indagine che la protagonista conduce proprio sul fronte dei rapporti familiari. Una radicalità che certo non esclude gli altri, il mondo circostante, gli amici, gli amori, i professori, come la giovane professoressa di francese, la signorina Starita, che sta nel romanzo come una specie di contrappeso della figura materna. E non solo. La figura della professoressa Starita si costruisce intorno a un enigma che sarà svelato solo nelle ultime pagine del libro e alla cui ricerca la giovane allieva si dedicherà con tenacia.
Un romanzo complesso, quindi, questo della Rasy, che tocca tanti registri narrativi dal romanzo borghese e di formazione, dalla conversazione privata al giallo, tutti però pronti a convogliare, a tornare, sul codice intimo e pudico del rapporto stretto tra madre e figlia: due donne in fondo sole, approdate a Roma con una storia di separazione che si tratteggia qua e là come una storia difficile e tormentata, il padre-marito fuggito in un altro Paese, un altro uomo protagonista di una storia passionale finita da poco. Un rapporto delicato e tenero ma pieno di struggimento quello che una ragazzina può provare verso una madre bellissima e colta ma che ha fallito dal punto di vista dei sentimenti. Veramente un bel confronto tra due generazioni, lo sguardo di incanto e di sollecita comprensione dell’adolescente verso la madre persa dietro i fantasmi della giovinezza, il «senso materno» trasmesso, in maniera non canonica, attraverso l’amore per i libri. Due figure che amano passeggiare mano nella mano e che, senza cadere in facili retoriche, vengono separate dalla morte. La morte, l’atto finale, la fine delle consuetudini quotidiane e l’inizio del lento recupero della memoria.

Elisabetta Rasy, Tra noi due, Rizzoli, 193 pagine, 15 euro

 

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