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E se oltre alle stelle esplodessero anche i pianeti?

LIBERAL BIMESTRALE
di Emilio Spedicato

Anno II n. 15 - Dicembre 2002/Gennaio 2003

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cop15_th  
Nello scenario classico del Big Bang l’universo nasce dall’esplosione di una singolarità che contiene la sua energia totale. Le stelle possono avere limitate esplosioni come nove o la colossale implosione-esplosione che caratterizza le supernove, l’ultima delle quali fu osservata una dozzina di anni fa (si prevede di osservarne una al giorno, in qualcuna delle galassie visibili, quando saranno in funzione i potenti strumenti ottici della missione Gaia prevista per il 2012). Anche le comete possono «esplodere», frantumandosi in vari pezzi, o per effetti di marea gravitazionale quando passano vicino a un pianeta (come fu il caso della cometa Shoemaker-Levy) o per cause interne quali cambiamenti di stato del loro materiale dovuti alle variazioni di temperatura che hanno luogo quando si avvicinano al sole. Possono esplodere anche i pianeti? Questa domanda nacque nel 1802 quando Olbers scoprì la fascia degli asteroidi nella regione dove, secondo la legge empirica di Titius-Bode (la cui base teorica è stata ora ricavata dal fisico Robert Bass), ci si aspettava di trovare un pianeta. La domanda è stata riproposta da altri autori, anche in relazione alla recente scoperta di una simile fascia al di là di Nettuno, in quanto una risposta affermativa permetterebbe di spiegare tutta una serie di fenomeni (un centinaio sono presentati da Van Flandern), fra cui l’origine di molte delle comete a lungo periodo, la dissimetria nella colorazione di vari corpi del sistema solare o nella distribuzione dei loro crateri (circa il 90% dei crateri marziani giacciono su uno stesso emisfero). Il pianeta che avrebbe generato la fascia degli asteroidi sarebbe esploso 3.2 milioni di anni fa, dando luogo fra l’altro alla sequenza di glaciazioni che da allora ha colpito la Terra. Ma la domanda interessante è quale possa essere la causa di un’esplosione planetare. Le risposte possibili sono:
1) un impatto con un altro corpo o un passaggio ravvicinato al di sotto del limite di Roche con un corpo di massa maggiore; evento tuttavia considerato assai improbabile;
2) nel corso della sua evoluzione il nucleo del pianeta passa attraverso una sequenza di diverse temperature, pressioni e cambiamenti di stato che danno luogo a variazioni di volume rapide che possono farlo implodere o esplodere;
3) nel 1979 fu scoperta a Oklo nel Gabon una miniera di uranio dove sono presenti isotopi di neodimio e samario attribuibili a una reazione a catena avvenuta circa 1.8 miliardi di anni fa. Attualmente la percentuale di U-235, l’isotopo radioattivo, è troppo bassa per dare luogo a una reazione a catena, ma allora era quattro volte più alta e la reazione era possibile. Processi di questo tipo potrebbero portare in certe condizioni a una esplosione planetare;
4) secondo il modello sulla natura della forza gravitazionale proposto da Le Sage e recentemente sviluppato da Slabinski, l’universo sarebbe riempito di particelle chiamate c-gravitoni, che possono essere diffuse dalla materia o, con una probabilità trenta ordini di grandezza inferiore, assorbite riscaldando il pianeta e contribuendo al calore che esso diffonde (quindi, non solo originate da reazioni nucleari). La diffusione dei c-gravitoni potrebbe essere ridotta da cambiamenti di stato nel nucleo, aumentando l’assorbimento dei c-gravitoni oltre il valore di equilibrio e portando quindi alla esplosione del pianeta.
 

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