Tutto già scritto? Il Diario di un anno (2 giugno 1943-10 giugno 1944) di Ivanoe Bonomi è una delle opere di memorialistica più citate nella storiografia sulla caduta del fascismo, l’occupazione di Roma, il governo Badoglio e lo scontro politico all’interno del Cln. E questo non è casuale visto il ruolo che svolse l’autore, presidente dello stesso Cln e capo del governo dopo la liberazione di Roma. Anche se si tratta di una testimonianza super-utilizzata, alcune pagine a rileggerle ora - il volume uscì nel 1947 da Garzanti e non ci sono state ristampe recenti - impressionano non poco. Si tratta, in particolare, delle annotazioni sullo sblocco della situzione politica e istituzionale dopo l’arrivo in Italia di Togliatti, quella che è stata definita «la svolta di Salerno» e che a lungo è stata esibita come la prova originale dell’autonomia del Pci.
Bonomi - che condivideva quella scelta - ne parlava, il 7 aprile del ’44, in questi termini: «…è giunto misteriosamente da plaghe lontane un cavaliere portentoso, un Lohengrin redivivo, che si è accostato a Badoglio e lo ha tratto in salvo. Il cavaliere è venuto dalla Russia ed è Palmiro Togliatti (alias Ercoli), antico comunista torinese, riparato da molti anni all’estero nella repubblica dei sovieti, dove ha avuto incarichi eminenti. Egli evidentemente interpreta il pensiero di Mosca e agisce in conformità alle direttive del suo partito». E il giorno dopo aggiugeva: «… se io avessi proposto ciò che Togliatti ha fatto accettare (e cioè l’ingresso nel ministero Badoglio, l’investitura da parte del vecchio re e l’assenza di un preciso impegno legislativo per la Costituente) io sarei stato cacciato dal mio posto». Quasi straordinari sono poi gli appunti sulla riunione del governo e del Cln, l’8 giugno a Roma. Vi si legge: «Badoglio si volge a Togliatti, che è stato l’artefice della sua formazione ministeriale dell’aprile scorso per conoscere il suo pensiero. Togliatti risponde nettamente che anche egli riconosce la necessità di una rinnovazione, che deve concretarsi nelle dimissioni del Gabinetto e nella formazione di un Gabinetto nuovo». Ma ancora più esplicito era Bonomi nella prefazione al Diario di un anno, dove scriveva apertamente dell’interesse della Russia a rafforzare un governo al quale invece i partiti antifascisti erano ostili e dove parlava senza mezzi termini del «ministero Badoglio-Togliatti», sottolineandone più volte il binomio. Tutto - per tornare alla domanda di partenza - era dunque già stato scritto? Sembrerebbe di sì. Nel senso che in tempo reale, agli occhi di una delle figure più importanti della politica italiana della prima metà del secolo scorso, la svolta che Togliatti impresse alla linea del Cln apparve come una scelta maturata all’interno della politica di Stalin, del resto alleato delle democrazie occidentali. Una versione poi cancellata, fino a quando qualche anno fa Elena Aga-Rossi e Victor Zaslavsky non pubblicarono il loro libro su Togliatti e Stalin, basato su inediti documenti sovietici, a ristabilire la complicata, ma chiara, verità della storia.