Anche l’ultimo libro di Pietro Barcellona Le passioni negate. Globalismo e diritti umani, è pieno di aperta e appassionata intelligenza. La sostanza di queste pagine è indicata già all’inizio: la cultura dominante, convinta della morte di ogni Verità, di ogni Dio, di ogni Fondamento, è rappresentata oggi da un establishment culturale che senza troppi tentennamenti proclama la superiorità della nostra civiltà e che tutte le mattine dai giornali si rivolge ai lettori dicendo loro che cosa è giusto e sbagliato, legale e illegale, morale e immorale - cioè facendo rientrare dalla finestra quel che aveva cacciato dalla porta. Sono molti decenni che vado rilevando questo fatto. Aggiungendo però che la situazione descritta non si dirige né verso l’anarchia, né verso la disumanizzazione e alienazione dell’esistenza. In breve: se la Verità e tutto il resto son morti, rimangono però in campo le forze tra loro in conflitto, dove le più potenti soggiogano le più deboli; e la forza più potente è oggi l’apparato della scienza e della tecnica, a cui la filosofia contemporanea va mostrando che non può esistere alcun limite assoluto al suo agire. Pertanto, il mondo sta sì abbandonando gli ordinamenti del passato, ma sta anche realizzando quel nuovo ordinamento che è reso possibile dall’unione tra l’essenza della filosofia contemporanea e l’agire-tecnologico. (Poi anche la tecnica dovrà render conto di sé).
A tutti gli amanti dell’uomo e delle passioni va detto che se non ci fosse il dominio della forza più potente, resterebbe un vuoto che sarebbe inevitabilmente riempito da altre forze. Ogni forza dell’Occidente è infatti una volontà di potenza che vuole guidare l’oscillazione delle cose tra l’essere e il nulla producendole, limitandole, distruggendole, controllandole, e andando sempre oltre ciò che essa ottiene, perché non può mai ottenere ciò che essa vuole. Anche l’uomo e le passioni sono forme della volontà di potenza.
Anche nel libro di Barcellona la negazione della Verità si presenta come qualcosa di ereditato. Bisognerebbe invece volgere lo sguardo a chi è stato capace di formare il capitale. Ma oggi è difficile che qualcuno lo faccia. Lo dico all’amico Barcellona perché ha tutti i requisiti per uscire da questa situazione. Si propone infatti di «spingere la critica alle radici del razionalismo occidentale». Ma poi, quando si tratta di considerare come il sottoscritto abbia dato il proprio contributo a quella spinta, scrive queste dieci parole: «Ma se si rifiuta la posizione sostanzialmente metafisica di Severino», etc etc - e questo è il tutto della critica che qui mi rivolge (pur avendomi sempre presente nei suoi libri). Egli sa bene che è questo un modo troppo sbrigativo di risolvere i problemi. Lo invito quindi alla comprensione delle ragioni autentiche che hanno condotto i pioneri della filosofia contemporanea alla negazione del senso tradizionale della Verità. Ne risulterà determinato anche il tratto di strada che i libri di Barcellona percorrono.
Pietro Barcellona, Le passioni negate. Globalismo e diritti umani, Città aperte edizioni, 159 pagine, 12,91 euro