Quel che si trae alfine, dalla lettura di La normalità e l’eccezione di Sergio Belardinelli, è un invito a quello che potremmo definire un New deal spirituale per le nostre società occidentali. Nei decenni trascorsi esse si sono concentrate nella produzione e regolazione di beni materiali. Ma lo hanno potuto fare perché poggiavano su di un retaggio di usi e comportamenti improntato a una eticità tradizionale. Questi però, nel frattempo, superati dalla modernità e non adeguatamente rinnovati, hanno conosciuto un irreversibile processo di erosione. Non abbiamo consumato solo energie materiali ma anche spirituali. Oggi la crisi, per fare qualche esempio, di scuola e famiglia, la montante devianza giovanile, così come, su altri versanti, i dilemmi posti dalla bioetica e dal multiculturalismo rendono tangibile la necessità di una ecologia morale delle nostre società, pena la loro dissoluzione. Sergio Belardinelli si confronta coraggiosamente con questi temi, con le origini della crisi attuale, con le principali ipotesi culturali oggi in campo al riguardo. L’idea di New deal spirituale può nascere nel lettore proprio dalla percezione della quantità di specialismi e saperi che si agitano intorno a quello che un tempo di definiva campo morale (psicologia, pedagogia, sociologia etc.) e della mancanza di un centro di tali saperi, di una organizzazione e finalizzazione visibile e persuasiva. E del rischio di spreco, ulteriore erosione e da ultimo relativismo e nichilismo che ciò comporta.
L’approccio di Belardinelli è rigoroso e costante nei suoi presupposti. Egli tiene ferma non solo l’irreversibilità ma la positività dell’evoluzione liberale delle nostre società col suo inaudito sviluppo della soggettività di contro a norme oggettive per lo più in passato introiettate passivamente o coattivamente subìte. Non si nasconde, però, il rovescio della medaglia: in sintesi la traiettoria che può condurre dalla libertà all’individualismo, al relativismo etico e all’impossibilità di formulare modelli sino alla perdita di senso della stessa dimensione sociale. In sostanza, questa sembra essere la tesi di fondo dell’autore, ragione e libertà sono i due piloni della nostra civiltà ma esse, abbandonate a se stesse, producono una morale convenzionalista del tutto insufficiente e che rischia di sprofondarci nel baratro dell’inconsistenza. La via allora può esser quella di riaccostare la ragione e la libertà alla natura umana, riscoprendo ciò che è buono e ciò che non lo è, ciò che è lecito e quanto invece no e non solo per convenzione. Riaccostando libertà e ragione alla natura possiamo riscoprire il senso della domanda sul nostro fine (il télos aristotelico) come individui e come genere, e il valore della tradizione (cosa diversa e in certo senso opposta al tradizionalismo) intesa come serbatoio di conoscenze ed evidenze tramandate. Fine e tradizione, da dove veniamo e dove andiamo, la ricerca intorno a ciò può rendere cosa viva e concreta la nostra libertà e la nostra ragione, restituendoci la consapevolezza, sia pur all’interno della nostra coscienza contemporanea, di essere persone situate tra generazioni e nella storia e non monadi sperdute nell’infinito. Quello di Belardinelli infine è un libro che, non rifiutandosi di misurarsi con i fondamenti della nostra crisi, negli Usa si inscriverebbe nell’universo delle guerre culturali. Non perché parteggi per una scuola contro l’altra ma perché propone un punto di vista diverso da quello dell’odierno conformismo progressista su tutte le principali questioni della nostra vita sociale.
Sergio Belardinelli, La normalità e l’eccezione, Rubbettino, 146 pagine, 12 euro