Quanti cerchino l’origine della libertà umana in un prodotto dell’uomo stesso e della sua razionalità sono destinati al fallimento. Bisogna infatti risalire molto indietro nel tempo: ben prima della Rivoluzione francese, ben prima di quell’ancien régime che essa distrusse, ben prima dell’epoca dei Longobardi o dei sette re di Roma o dei Faraoni. Bisogna arrivare a quel giorno senza tempo di cui si dice: «In principio era il Verbo». La libertà affonda le proprie radici nell’affermazione, incredibile e sconvolgente, che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. E quindi non vi è un uomo che abbia il diritto di comandare, né altri hanno l’obbligo di obbedire: tutti sono creati uguali e da questa creazione su basi di uguaglianza derivano i loro diritti.
Il lungo cammino della libertà, fin da quegli istanti infinitamente lontani, è oggetto dell’ultimo libro di Mauro Maldonato, Dal Sinai alla rivoluzione cibernetica. L’ordine individualistico della libertà. A rinvigorire la fonte divina da cui la libertà sgorga, è il patto che Dio stringe, attraverso Abramo (e Noè, e Mosè, e David), con l’uomo.
Non è possibile, allora, capire il senso profondo della libertà senza cercare «sul campo» (cioè nel dettato biblico) la sua ispirazione. Se gli uomini sono liberi, essi possono riunirsi tra di loro (associarsi) e stringere patti con altri gruppi. Da qui le premesse autenticamente libertarie degli ordinamenti federali che, sia detto per inciso, hanno segnato e caratterizzato l’intera storia ebraica. Da qui, inoltre, lo scontro «di civiltà» con il mondo greco, incapace di concepire l’individuo come ente autonomo, unico depositario di diritti; l’uomo, nel sistema di valori ellenico, può esistere solo dentro una comunità organica (la polis) che lo sorregga.
Lo studioso napoletano prosegue il proprio viaggio nella storia della libertà attraverso le parole di Lévinas, di Althusius, di Schmitt, di Leoni, di Miglio. Passo dopo passo, egli giunge a notare che la libertà dell’uomo può trovare espressione solo all’interno del mercato, quale luogo di contrattazione pacifica e volontaria. Parallelamente, ogni tentativo di istituire uno Stato non può non degenerare in un esito totalitario e tirannico. Né da questa reprimenda si salva la democrazia; essa non presenta, rispetto alle dittature dei tempi passati, una differenza di qualità, ma solo di grado: e non sempre vi è preferibile. Infatti, «Le politiche e le ideologie anti-mercato - afferma Maldonato - in via diretta o in via subordinata, sono liberticide. Non solo e non tanto perché le istituzioni del mercato e i criteri della concorrenza rappresentano fattori insostituibili di produttività, innovazione e invenzione, ma perché sono esse stesse le basi di un ordine di libertà». D’altronde, se la spietata analisi (realista e libertaria al tempo stesso) del fondatore di Élites mette a nudo la vera faccia dello Stato, è anche vero che quest’ultimo è stato in grado di intessere una complessa trama di miti e riti attraverso cui giustificare la propria esistenza e convincere il cittadino moderno della propria insostituibilità.
La libertà, dunque, ha origini religiose ed ebraiche; essa nacque nel momento stesso in cui Dio creò l’uomo a propria immagine e somiglianza: «E vide che era cosa buona».
Mauro Maldonato, Dal Sinai alla Rivoluzione cibernetica. L’ordine individualistico della libertà, Alfredo Guida Editore, 268 pagine, 14,46 euro