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Alla fine l'Europa ringrazierà la Polonia

LIBERAL BIMESTRALE
di Renato Cristin

Anno II n. 15 - Dicembre 2002/Gennaio 2003

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cop15_th  
Quando, il 12 marzo 1999, il vertice della Nato di St. Louis sancì l’ingresso nell’Alleanza di tre Stati dell’ex-blocco sovietico - Polonia, Cechia e Ungheria - la storia europea stava subendo una torsione di enorme portata, anche simbolica. Dieci anni dopo la caduta del Muro, l’epoca dei blocchi tramontava definitivamente. Il nuovo ordine europeo è stato poi ulteriormente confermato dal trattato di Pratica di Mare (giugno 2002), con cui la Russia diventa osservatore esterno della Nato. Entrambi questi episodi avvengono sul piano di una delle due minacce che il comunismo aveva lanciato contro l’Europa e il mondo intero: una era quella ideologica, l’altra, appunto, quella militare. Un osservatorio su questi sviluppi e sulle loro implicazioni geopolitiche è il Centro Militare di Studi Strategici, che opera per conto del Ministero della Difesa e che approfondisce le tematiche connesse all’allargamento della Nato e alla difesa comune europea. Ed è nel quadro di queste ricerche che nasce il libro di Federigo Argentieri sulla situazione politico-militare della Polonia e dei Paesi Baltici, da cui emerge anche la particolare condizione dell’ex-Prussia orientale, l’attuale provincia di Kaliningrad, enclave russa in un’area non solo desovietizzata ma anche avvicinatasi, nella mentalità e nelle tendenze culturali, all’Europa occidentale.
Ma al di là di queste analisi localizzate in senso sia geografico sia tematico, il lavoro di Argentieri evoca un problema più generale, cruciale per il futuro dell’Europa: in che modo l’Unione europea può dotarsi di una struttura di difesa e sicurezza senza compromettere la saldezza dell’alleanza con gli Stati Uniti, che trova la sua espressione più concreta nella Nato? Se pensiamo che solo la soluzione di questa equazione permetterà all’asse europeo-statunitense di reggere i sempre più onerosi conflitti che si stanno profilando su scala planetaria, comprendiamo subito come la solidità dell’Alleanza atlantica non sia solo una questione di equilibrio militare o di giochi politici più o meno retorici, ma un piano fondamentale su cui si gioca una partita decisiva: la sopravvivenza dell’Eu-ropa. Certo, talvolta gli interessi (economici, militari, culturali) degli Stati Uniti non coincidono con quelli dell’Europa, ma poiché constatiamo che spesso non c’è compattezza di visione fra gli Stati europei, allora forse non abbiamo un concetto univoco degli interessi europei, e quindi non possiamo nemmeno affermare con certezza che vi sia conflitto tra gli interessi europei e quelli americani. Se questo dubbio è fondato, allora bisognerà agire con ipotesi ad hoc, valutando caso per caso pragmaticamente e non ideologicamente le soluzioni migliori, anche in campo militare.È in quest’ottica che potremmo leggere la situazione strategica concreta che Argentieri ci presenta: la Polonia, il suo ruolo di «porta» verso i vicini orientali, il suo complicato rapporto con la Russia e il suo apporto alla guerra del Kosovo nel 1999. Su questo scenario, gli interessi americani si sono confrontati con quelli polacchi ed europei, ma la convergenza è stata superiore alle divergenze, perché ci si è trovati d’accordo non solo sui criteri delle operazioni di peace-keeping, ma anche sui criteri economici che devono accompagnare l’evoluzione della Polonia in chiave europea. In questa prospettiva, ritengo che un ruolo decisivo potrà essere svolto dall’Iniziativa centro-europea, che può diventare luogo di formazione di una nuova coscienza europeistica.

Federigo Argentieri, L’Europa centro-orientale e la Nato dopo il 1999. Il nuovo assetto politico-strategico dell’Europa, Franco Angeli, 128 pagine, 13,42 euro
 

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