L’obbiettivo del libro di Baumol è spiegare perché il capitalismo ha prodotto una crescita economica così gigantesca da oscurare qualsiasi altra crescita nella storia. Professore emerito dell’Università di Princeton e alla New York University, l’autore ha scritto più di trenta libri, tradotti in una dozzina di lingue, e anche quest’ultima sua opera ha raccolto i commenti entusiasti dei Nobel Robert Solow e Kenneth Arrow. L’interesse principale dell’opera consiste nel fatto che Baumol rifiuta il punto di vista convenzionale secondo cui la società trae beneficio dal capitalismo attraverso il sistema della concorrenza dei prezzi, di modo che prodotti e servizi, in un’economia competitiva, vengono offerti ai consumatori ai loro prezzi minimi. Egli individua il motore principale del capitalismo in un uso sistematico dell’innovazione da parte delle imprese. Il capitalismo produrrebbe una sorta di corsa agli armamenti tra imprese in termini di continue innovazioni dei servizi e dei prodotti: nessuna impresa oserebbe così rimanere indietro rispetto alle altre in tale campo. In sostanza, specialmente le grandi imprese, userebbero l’innovazione come la loro principale arma concorrenziale. Il problema è che le imprese non vogliono rischiare troppo nell’innovazione, perché è costosa e perché può essere presto superata dalle innovazioni delle altre imprese. La soluzione, secondo l’autore, è però stata trovata nel rendere l’attività di innovazione una routine della gestione normale dell’impresa. La routinizzazione dell’innovazione sarebbe, pertanto, il segreto del capitalismo d’impresa. Infine Baumol, che ha lavorato per anni come consulente di molte grandi imprese globali, mostra che il processo di crescita economica del capitalismo, specialmente nei Paesi in cui prevale lo Stato di diritto, si avvicina, molto di più di quel che si creda, agli standard dei modelli di efficienza economica. Due, allora, le sue tesi più importanti: l’innovazione come arma principale della concorrenza, più dei prezzi, e come motore primo della crescita economica; la tesi che sistemi politici basati sulla rule of law tendono a favorire tale crescita. Quanto alla prima tesi essa deve soprattutto far riflettere noi italiani. Il sistema Italia pare infatti in quest’ottica già condannato; in quanto legato da una serie di norme a uno sviluppo sostanzialmente affidato alle piccole imprese (con poche eclatanti e preoccupanti eccezioni). Tali piccole imprese non avrebbero gli strumenti necessari per sostenere innovazioni competitive a livello globale e quindi la crescita italiana sarebbe necessariamente inferiore a quella di altri sistemi. Appare perciò ovvio come, da tale punto di vista, questo modello di sviluppo debba essere velocemente cambiato. La seconda tesi risulta particolarmente attraente come chiave di lettura del sistema italiano in transizione. I discorsi sulla giustizia e le sue riforme escono, infatti, così, dal mero dibattito della contrapposizione politica e si pongono invece al centro delle stesse necessità economiche di sviluppo. In sostanza la questione delle garanzie processuali, della prevedibilità delle azioni della magistratura, dei tempi e dei costi delle decisioni giudiziali, sarebbero determinanti essenziali della stessa crescita economica. E ben si può vedere come, a tale proposito, i tempi stringano drammaticamente per una riforma dell’intero settore della giustizia.
William J. Baumol, Free Market Innovation Machi-ne: Analyzing the Growth Miracle of Capitalism, Prin-ceton University Press, 300 pagine, 35 dollari