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Ma le corporations non fanno "Blade Runner"

LIBERAL BIMESTRALE
di Pier Giuseppe Monateri
Anno II n. 10 - Febbraio - Marzo 2002

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Il take over di cui parla Noreena Hertz, in uno dei libri che più stanno facendo rumore in Inghilterra e in America, è il take over dell’intero pianeta da parte delle Corporations. Ormai il 51% delle più grandi concentrazioni economiche del pianeta sono società per azioni, e solo il 49% sono Stati nazionali. Questo è il risultato cui si è giunti sulla base del progetto ne o-liberale iniziato venti anni fa a Westminster e a Washin-gton. Noreena Hertz ripercorre queste ultime due decadi, e i mutamenti economici in esse avvenuti, in modo molto leggibile ed evocativo. Un tempo investitrice in Russia per banche d’affari occidentali, e oggi ricercatrice nell’università di Cambridge, Noreena Hertz mescola il racconto economico con le suggestioni di alcuni noti film degli anni Settanta. Viene così ripescato, ad esempio, il mitico Rollerball, descrizione di un mondo successivo a una violenta serie di «guerre» fra società per azioni. Inutile ricordare che anche Blade Runner si svolgeva in un mondo dominato dalle Corporations, così come d’altronde Nirvana. La science fiction ha elaborato, una volta di più, una visione della vita sulla terra che ora, forse, dobbiamo veramente fronteggiare: il mondo delle Corporations.
Rispetto a esso la presa di posizione dell’autrice è netta e chiara: «Un mondo in cui Rupert Murdoch ha più potere di Tony Blair, e in cui le società per azioni definiscono l’agenda politica, è un mondo spaventoso e antidemocratico». Secondo la Hertz ci troviamo oggi a una svolta critica (a critical juncture): «Se non facciamo nulla… tutto è perduto». Posizione netta e chiara ma non necessariamente autoevidente. L’incubo della Hertz è proprio il programma neo-liberale che ha portato alla globalizzazione: il governo ha sempre meno potere di influenzare le nostre vite, mentre il settore privato ne ha sempre di più, onde le decisioni prese col portafoglio varranno più di quelle prese nella cabina elettorale. Ciò che manca nell’analisi di Noreena Hertz è un’argomentazione in favore della sua presa di posizione. Naturalmente dal punto di vista retorico è facile vincere facendo appello alla nostalgia della democrazia vecchio stampo, ma dal punto di vista intellettuale non è sufficiente. Il mondo degli Stati è il mondo del controllo dei media, dei partiti, dei parlamenti, della politica di scambio e così via. È il mondo dei «cittadini» ma non è un mondo necessariamente buono. Il mondo delle Corporations è il mondo dei fondi pensione, dei consigli di amministrazione, delle linee di produzione: è il mondo dei «consumatori», ma non è necessariamente un mondo in cui questi ultimi stanno peggio dei «cittadini». Inoltre che il puro liberalismo e la pura democrazia fossero tendenzialmente in conflitto è qualcosa che si sapeva almeno fin dal 1776.
Inoltre nella visione della Hertz manca anche una riflessione interessante che invece si trova, ad esempio, in Empire di Tony Negri: il nuovo mondo delle Corpo-rations avanza insieme al costituzionalismo di tipo americano: debilita i parlamenti, ma non le Corti supreme. È un mondo di diritti, anche se forse non è più un mondo dei parlamenti. Perciò Negri sogna pur sempre una rivoluzione, anche contro i diritti dei consumatori, per la loro stessa liberazione come esseri umani, mentre Noreena Hertz non fa che rimpiangere il gioco parlamentare borghese.
Per tutti questi motivi è quindi ora di affidare lo sviluppo di questi temi non più alla retorica, ma al cercare di vedere quali nuovi spazi di interazione politica possano venire ritagliati in un mondo in cui i gruppi umani organizzati dominanti saranno Società Anonime.

Noreena Hertz, The Silent Take Over. Global Capita-lism and the death of Democracy, Heinemann Pub, 242 pagine, 12.99 sterline
 

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