
Cos’è il Potere (con la maiuscola), da dove nasce, e come si esercita? Alain Cotta, settuagenario professore di economia all’università Paris-Dauphine, membro della casta dei «gran borghesi» di Francia, politicamente definibile come un liberal-radicale di sinistra, ama la dissacrazione dei miti, perché lo ritiene il prezzo che un intellettuale ha da pagare alla Libertà. Forse per questo si è giocato poltrone prestigiose che Mitterrand prima, Jacques Chirac poi, sarebbero stati lieti di offrirgli. Eccolo, con questo saggio in cui la profondità di analisi nulla toglie alla grinta del pamphletista, mettere a nudo le diverse anime del Potere. Quella, ipocrita, degli europei, che paiono gareggiare nella denuncia dell’«autorità», bollata di «autoritarismo»; quella americana, che legittima successo, danaro, egemonia, perché insostituibili strumenti di progresso. Manifestando una netta simpatia per il modello anglosassone e una sottile nostalgia (da euroscettico qual è) per gli Stati-Nazione. Democratico autentico, Alain Cotta ha seri dubbi sulle democrazie parlamentari. Arrivando a sostenere che se continuano a reggere nonostante la loro evidente crisi d’autorità, è perché si sono trasformate in résocraties. Sarebbero infatti i gruppi di pressione, economici, religiosi, i centri occulti (massoneria), a condurre interessatamente per mano i legislatori, gli stessi governanti. In qualche modo, queste cose le sappiamo, ce le diciamo nei salotti: il merito di Cotta, più che nella stringente denuncia (oscillante fra il J’accuse e la constatazione fredda dello studioso), risiede nell’analisi. Del Potere, Cotta coglie due momenti-cardine: la ruse (l’astuzia spesso cinica, l’inganno), e il réseau (la «rete» di sostegno e referenza). Anche qui, che divario fra Usa ed Europa! Là si sa, o almeno si crede, chi «sta dietro» un presidente, un senatore, un deputato. Da noi, dopo avere infingardamente sostenuto che un uomo ricco è automaticamente impedito (successo=colpa, concetto caro ai cattolici come ai laici), a ricoprire ruoli pubblici, si prosegue scrupolosamente evitando di andare a verificare chi ha il coltello per il manico.
Cotta fa allora sfilare le Elites dominantes che hanno finito col ridurre a ben poco il ruolo dei parlamenti. Tant’è che, dopo ogni elezione, in Europa, è arduo cogliere i segni di un reale cambiamento. Cotta, d’origini italiane, il padre fu sindaco di Nizza dopo la Liberazio-ne, nel 1944, scrive com’è ovvio della Francia. Eppure al lettore attento non dovrebbe risultare difficile sostituire nomi di uomini e istituzioni e confraternite varie, con altrettante di casa nostra. Anche in Usa, sono le oligarchie a comandare. Però, si evolvono: chi perde, è «mandato a casa». In Europa, autoreferenziandosi, le oligarchie proseguono imperturbabili. Forse sta in questo il vero fossato che divide le due sponde dell’Atlantico. Una filosofia del potere dinamica, poiché nel profondo liberal-liberista; una filosofia conservatrice, in perenne ritardo, che si fa scudo dello Stato, occupandolo anziché servendolo.
Alain Cotta, L’exercice du pouvoir, Fayard, 334 pagine, 20 euro