Tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano I, la Chiesa cattolica oppose un poderoso bastione teologico e giuridico al processo rivoluzionario che investiva la Chiesa e la civiltà cristiana. Fu solo nel Ventesimo secolo, dopo il Modernismo, che la Rivoluzione antiecclesiastica penetrò all’interno dell’edificio ecclesiastico attraverso una sistematica opera definita da Paolo VI autodemolizione della Chiesa. Il Papato affronta nel Ventunesimo secolo l’ora forse più difficile della sua storia. È probabilmente questo il passaggio centrale del nuovo libro di Roberto de Mattei, Quale Papa dopo il Papa. Centrale nel senso che spiega le ragioni che hanno spinto il presidente del Centro culturale Lepanto a occuparsi della storia teologica e giuridica del pontificato romano dal suo inizio a oggi. L’influsso della modernità sulla Chiesa è corposo in ampi settori dell’opinione pubblica (anche ecclesiastica) e riguarda, anche, la concezione del papato. Se lo straordinario carisma dell’attuale pontefice fa, per il momento, da bas-tione contro l’auspicata riforma del ruolo del papato che ne modifichi radicalmente la natura, in un domani prossimo venturo le cose potrebbero mettersi diversamente. I nemici della Chiesa di Gesù Cristo e del ruolo del suo Vicario potrebbero sfruttare il momento di debolezza del passaggio delle consegne fra Wojtyla e il suo successore, muovendosi più facilmente nel vuoto prodotto dalla perdita di un pontefice eccezionale.
Che cosa è il Papato? si chiede de Mattei. La personalità di Giovanni Paolo II e il suo ruolo pubblico, amplificato dai mass-media sono stati talmente forti da far dimenticare l’esistenza, dietro la sua persona, di una istituzione bimillenaria: il Pontificato romano. Quella parte del mondo cattolico che fa proprie le ragioni del mondo, ritiene possibile arginare la crisi di fede rincorrendo le ragioni tutte laiche di un egualitarismo antigerarchico applicato al pontificato romano. La riforma del Papato, sullo sfondo dei problemi posti dalla globalizzazione e dal pluralismo culturale, appare l’unica possibilità rimasta alla Chiesa per non estinguersi. Se così avvenisse, a giudizio di de Mattei, nulla potrebbe più arrestare la deriva relativista ed estremista che ha già caratterizzato la vicenda protestante. Al contrario: nel Primato pontificio, rafforzato dal dogma dellinfallibilità, le Chiese non cattoliche potrebbero ritrovare quel principio di autorità che, solo, consentirebbe di sopravvivere alla marea montante del relativismo dissolutore. Solo la roccia di Pietro, grazie al suo primato di giurisdizione è in grado di offrire questo aiuto che, come quello di ogni autorità, costituisce non una prevaricazione, ma una forma estrema di servizio. Quale Papa dopo il Papa fa il punto storico, giuridico e teologico sulla natura e le perenni funzioni del romano Pontefice. E ripropone la dottrina tradizionale della Chiesa sul primato di Pietro. Ancora oggi questa istituzione, che a motivo della sua struttura non conosce limiti di tempo e di spazio, di popoli e di culture, si presenta come l’unica capace di parlare a un mondo che proclama la necessità della globalizzazione, ma sprofonda sempre più nel caos per l’assenza di una vera autorità spirituale e morale e di un reale centro ordinatore e unificatore.
Roberto de Mattei, Quale Papa dopo il Papa, Piemme, 174 pagine, 9,90 euro