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Meglio il ddt della malaria

LIBERAL BIMESTRALE
di Fred Smith
Anno II n. 10 - Febbraio - Marzo 2002

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copFL10_th rincipio di precauzione come parecchi termini politici o retorici è carico di conseguenze per l’avvenire del liberalismo economico nel mondo intero. Le sue origini sono seppellite nel passato. È uno dei due concetti che derivano dal movimento ecologista moderno e che, di questo movimento, riprendono la tematica maltusiana. Chi conosce i miei studi o quelli di Fred Singer sa che il movimento ecologista moderno è diventato molto pessimista. Quando ero giovane, la sinistra americana aveva parecchi problemi, ma era ottimista sul futuro. Convinta di essere destinata a diventare la forza dominante, guardava con fiducia alla crescita economica e ai progressi tecnologici. Ad esempio, per quanto si possano criticare Marx e Lenin, bisogna ammettere che avevano una visione positiva del futuro. Credevano che sarebbero stati i «padroni» dell’avvenire e vedevano nel domani un’occasione per conquistare l’egemonia mondiale. Sono cambiate molte cose negli ultimi trent’anni. La sinistra è diventata pessimista. Non è più sicura di «ereditare» il futuro. Visto che è rimasta comunque potente, ha ribaltato la sua posizione ottimista e progressiva in un conservatorismo reazionario che resiste al cambiamento. Questo rovesciamento è caratterizzato da una nuova politica maltusiana. Uno dei miei colleghi, Ron Dailey, dice che il movimento ecologista americano ha una risposta «p.a.t.» a tutte le domande: «P» per Popolazione, «A» per classe Agiata, «T» per Tecnologia. In altre parole, c’è troppa gente; siamo troppo ricchi; consumiamo troppa tecnologia di cui capiamo troppo poco. La soluzione proposta dalla sinistra per risolvere questi problemi consiste nell’imporre delle limitazioni: limitazione della popolazione, limitazione del consumo, limitazione dell’uso della tecnologia. Ironizzando, la destra traduce queste tre soluzioni sostenendo che la sinistra vuole favorire la morte, la povertà e l’ignoranza. La sinistra fonda la sua politica maltusiana su due grandi temi di fondo: lo sviluppo duraturo che mira, di fatto, a ridurre la popolazione e i consumi imponendo tassazioni sui consumi e sull’energia; il principio di precauzione che, nel campo delle tecnologie, considera più pericolosi i rischi legati all’innovazione di quelli che possono derivare dall’immobilismo tecnologico.

Per una politica di precauzione moderata e equilibrata
Nella Commissione di Bruxelles il principio di precauzione è presentato in questo modo: per evitare danni irreparabili per l’ambiente e la salute dell’uomo, bisogna intervenire in via precauzionale ogni volta che una nuova pratica o un nuovo prodotto potrebbero essere nocivi, anche se non c’è nessuna base scientifica che lo attesti, né dal punto di vista empirico, né dal punto di vista teorico. In questo caso si vieta la pratica o si ritira il prodotto. Insomma, quando c’è un dubbio, seppur minimo, non bisogna andare avanti. La statistica e la teoria della decisione ci mostrano che esistono due errori possibili quando si parla di un cambiamento prospettato: un cambiamento può rendere il mondo o più sicuro o più pericoloso. Bisogna prendere in considerazione entrambi i casi. In un mondo perfetto si potrebbe sempre fare la differenza tra i due casi. Immaginate questo mondo perfetto sotto la forma di uno schema in cui il mio punto di vista corrisponde sempre alla verità. Nel mondo reale, l’analisi dell’uomo non corrisponde perfettamente alla verità. Ci sono quindi due errori possibili: gli errori, detti di Tipo 1, quando si pensa che un cambiamento, in realtà pericoloso, renderà il mondo più sicuro; gli errori, detti di Tipo 2, quando un cambiamento che migliora la sicurezza viene considerato pericoloso. Entrambi i tipi di errori hanno profonde conseguenze. Un esempio di errore di Tipo 1 risale agli anni Sessanta e riguarda la talidomide. Si considerava questo farmaco capace di rendere più regolare il ciclo mestruale, ma il suo uso ha provocato la nascita di bambini deformi. In Europa le autorità farmaceutiche ne hanno autorizzato la diffusione. Negli Stati Uniti, invece, un funzionario particolarmente testardo della Food & Drug Administration ha impedito che fosse approvato, invocando il principio di precauzione. In questo modo è stato evitato che migliaia di bambini nascessero con gravi deformazioni. Un esempio di errore di Tipo 2 sono i beta-bloccanti che riducono il rischio di mortalità delle persone affette da disturbi cardiaci. La Food & Drug Administration ha rifiutato di autorizzarne la diffusione per cinque anni. In questo periodo sono morte migliaia di persone a causa di crisi cardiache. Oggi i pubblici poteri devono affrontare una sfida: trovare il punto di equilibrio tra gli errori di Tipo 1 e gli errori di Tipo 2. Il rischio di correre troppo verso il futuro contro il rischio di restare ancorati al passato, in altre parole, i rischi legati all’innovazione contro il rischio di immobilismo tecnologico. I liberali concordano su una politica di prudenza, ma rifiutano una politica di precauzione eccessiva. Una tale politica si concentra esclusivamente sugli errori di Tipo 1 ignorando il rischio di immobilismo tecnologico.

La sperimentazione e la precauzione
Dal momento che il rischio zero è impossibile, i poteri pubblici hanno bisogno di una regola decisionale e imparziale che permetta di valutare l’impatto dei due tipi di errore. Il principio di precauzione è di natura politica. Nel suo libro Dealing with Risk, Howard Margolis spiega come il principio di precauzione sia diventato un concetto strutturale per molti organismi politici e, allo stesso tempo, la pietra angolare di una quindicina di trattati internazionali. Nella vita quotidiana ci troviamo continuamente di fronte a decisioni binarie (risposta: o «sì» o «no») in cui bisogna prendere in considerazione i rischi legati a ciascuna delle due eventualità. Per esempio, quando cambiamo lavoro: il rischio di una promozione contro il rischio di un fallimento professionale; quando ci sposiamo, il rischio di passare una vecchiaia solitaria contro il rischio di un fiasco sentimentale nella vita di coppia; quando ci facciamo vaccinare, il rischio di ammalarsi contro il rischio di subire gli effetti collaterali del vaccino. Queste decisioni esigono una valutazione delle due categorie di rischio. In un mondo perfetto questa valutazione non sarebbe necessaria. I politici ragionano su questo mondo immaginario: un mondo in cui le decisioni si presentano senza sfumature. Le leggi che impongono si basano sull’ipotesi di un tale mondo immaginario. Il mondo nel quale viviamo è un mondo di sovra-precauzione. Un tempo non era così: al contrario, lo Stato riteneva che il rischio principale fosse di non andare avanti abbastanza velocemente. Allora sovvenzionava la costruzione di canali, autostrade, centrali elettriche e altro ancora. Quando ero giovane, negli Stati Uniti, il grande ente costruttore dello Stato era il Corps of Engineers. Ogni fiume era necessariamente «candidato» alla costruzione di una diga; tutti i rischi di inondazione dovevano essere eliminati innalzando argini; tutte le paludi erano destinate alla bonifica. L’unico limite era quello dei finanziamenti. La loro era una politica da «bulldozer», sia contro i primi tentativi di resistenza ecologista, sia nel loro stesso campo. La parola d’ordine era: «avanti tutta». Volevano evitare a tutti i costi gli errori di Tipo 2; quelli di Tipo 1 non li interessavano. Il caso del Corps of Engineers è un esempio dei pericoli inerenti alla politicizzazione di decisioni rischiose. La mentalità dominante di coloro a cui spetta l’ultima parola può cambiare improvvisamente. La paura di non andare avanti abbastanza rapidamente può trasformarsi nel suo esatto contrario. L’uomo può sognare un mondo semplice senza scelte difficili, ma sa che non esiste, almeno per quanto riguarda la sfera privata. In compenso, accetta volentieri la possibilità che l’uomo politico gli offre: un mondo senza decisioni complicate nella sfera pubblica. Nelle scelte della vita quotidiana, l’uomo sa resistere alle illusioni e alle bugie. Ma, appena affrontano delle decisioni politiche, gli uomini accettano di buon grado le bugie dei politici. L’adozione del principio di precauzione cambia il nostro modo di guardare al futuro. Invece di sentirci spontaneamente aperti alla sua esplorazione, ci imponiamo alcune restrizioni politiche appena se ne parla. Il compianto Aaron Wildavski, una personalità di grande levatura, diceva che la sperimentazione comporta necessariamente qualche errore. Solamente andando verso il futuro si può imparare a dominarlo. A volte ci rendiamo conto che non saremmo dovuti andare così lontano, o almeno non per quella strada. Ma sbagliando s’impara. Il principio di precauzione si fonda sull’ipotesi per cui sarebbe possibile imparare e fare scoperte senza incorrere nel rischio di insuccessi. Visto che sperimentare senza correre il pericolo di un fallimento è impossibile, il principio di precauzione garantisce che non ci sarà nessun esperimento.

I problemi legati al principio di precauzione
1. Applicazione selettiva
Il principio di non procedere mai in caso di dubbio non è rispettato per le politiche care alla sinistra, ad esempio quando si tratta di iniziative per evitare il riscaldamento del pianeta, oppure quando si tratta di aumentare le imposte. Il principio di precauzione è usato soprattutto per contrastare le iniziative del settore privato. Raramente lo si invoca per ostacolare le iniziative del settore pubblico.
2. Divieti totali e ciechi
Quindici anni fa la malaria era stata quasi debellata grazie al Ddt. In quel periodo, ad esempio, Donald Roberts, professore negli ospedali militari negli Stati Uniti, mentre preparava la tesi di dottorato sulla malaria, la dengue e la febbre gialla nella regione di Manaus, nella foresta amazzonica brasiliana, dovette allontanarsi trenta chilometri dalla città per trovare il primo caso di malaria. Oggi si contano 25 mila casi solo a Manaus. Quasi mezzo miliardo di persone nel mondo soffre di malattie tropicali e sono da uno a tre milioni i morti di malaria ogni anno e la malattia è di nuovo in crescita. Perché? Semplicemente perché il movimento ecologista è riuscito a ottenere un blocco unilaterale delle ostilità nella guerra dell’uomo contro le zanzare. Alcune malattie godono di un trattamento privilegiato da parte del sistema politico e sono quindi mediatizzate, come, ad esempio, l’Aids. Altre continuano a uccidere decine di milioni di persone nel mondo, senza che nessuno sembri accorgersene. Il Ddt non presenta pericoli reali per l’uomo, ma è fatale per le zanzare. Inoltre il suo costo è irrisorio. Trent’anni fa, l’uso del Ddt nell’agricoltura era generalizzato. Il suo impiego avveniva in dosi massicce. In seguito, un ipotetico legame tra il Ddt e l’assottigliarsi dei gusci d’uovo di alcune specie di uccelli è diventato una verità politica e mediatica. Il Ddt è stato quindi vietato. Non si utilizza se non per alcuni programmi di sanità pubblica in cui ci si limita a vaporizzarlo nelle case in regioni povere dell’Asia e del Sud America. Il vantaggio del Ddt rispetto ad altri prodotti contro le zanzare è la sua persistenza. Resta efficace dopo un mese dalla prima vaporizzazione, inoltre i suoi effetti sono repulsivi più che pesticidi. La zanzara è respinta dalla presenza del Ddt in un ambiente e lo abbandona subito. Gli altri pesticidi uccidono la zanzara dopo quattro o cinque ore, quando l’insetto ha già avuto il tempo di pungere e, eventualmente, infettare le persone che si trovano nell’ambiente. Il divieto del Ddt costituisce uno degli esempi più lampanti dei rischi legati al principio di precauzione. Negli Stati Uniti, il movimento liberale sta per intraprendere una dura battaglia contro gli ecologisti sulla questione del Ddt e della malaria. Pensiamo che questo caso rappresenti un argomento chiave per mettere in luce l’immoralità del movimento ecologista. Poniamoci questa domanda: tra il rischio di assottigliamento dei gusci delle uova di alcune specie di uccelli in alcune regioni e la morte certa di milioni di bambini nel mondo, cosa bisogna scegliere? Siamo pronti a discutere questa questione con Greenpeace in un dibattito televisivo. Molte sostanze si accumulano nel corpo, ad esempio le cellule grasse. Queste ultime possono avere conseguenze nocive per l’uomo: ipertensione, diabete e così via. La diossina e il Ddt si dissolvono nelle cellule grasse che si accumulano e rimangono nel corpo. D’altra parte, nessuno studio ha mai provato che il tasso di Ddt o di diossina costituisca un pericolo reale per l’uomo. Gli ecologisti si dichiarano convinti che qualsiasi sostanza esterna nel corpo umano sia ipso facto pericolosa. Bisognerebbe chiedergli cosa pensano degli antigeni provocati dai vaccini.
3. Tutto e il contrario di tutto
Ritorniamo al principio di precauzione a proposito del Ddt, ci sono due modi di applicarlo. Bisogna autorizzare l’uso del Ddt? Non siamo totalmente sicuri degli effetti benefici (riduzione della mortalità dovuta alla malaria) e crediamo ci sia il rischio di effetti nocivi (l’assottigliamento dei gusci delle uova d’uccello). Bisogna proibire il Ddt? Non siamo totalmente sicuri degli effetti benefici (scomparsa del rischio di assottigliamento dei gusci delle uova d’uccello) e crediamo ci sia il rischio di effetti nocivi (aumento della mortalità dovuta alla malaria). A seconda di come si pone il problema, arriviamo a due conclusioni opposte. Il principio di precauzione può essere invocato sia per proibire il Ddt, sia per consigliarne l’uso. Se un principio su cui ci si basa per sostenere una proposta resta valido anche per bocciarla, non è molto utile come strumento di decisione politica.

Uno schermo protezionista
I principali utilizzatori del principio di precauzione sono i ministeri e alcuni altri enti le cui attività hanno una forte impronta egualitaria in particolare per quanto riguarda la salute, la sicurezza e l’ambiente. Riguarda sicuramente meno gli enti che si occupano di assicurare la prosperità, come i ministeri dell’economia o del commercio. Ma c’è un’eccezione: in Francia il principio di precauzione è diventato un alibi per dissimulare la volontà protezionistica che contraddice tutti gli impegni che questo Paese ha preso in favore di un maggiore liberismo. Sembra che, dichiarando virtuosamente in via preliminare un’autoproibizione, si ha poi il diritto d’ignorarla. L’Europa invoca il principio di precauzione per vietare le importazioni di manzo agli ormoni e di Ogm (sarebbe meglio chiamare questi ultimi «tecniche di ibridazione a basso rischio di errore»). Il principio è usato per limitare il commercio di alcuni prodotti senza bisogno di ricorrere a barriere doganali. Sarà sempre più frequente che sia chiamato in causa a fini protezionistici. Questa politica andrà contro gli interessi dei Paesi in via di sviluppo dove più di un miliardo di persone soffre di fame e di malnutrizione. La malnutrizione è spesso legata all’assenza di aminoacidi nell’alimentazione, che, grazie alla biotecnologia, potrebbero essere introdotti nei pasti quotidiani, ad esempio creando nuove varietà di cereali. Benché l’introduzione di queste nuove specie renderebbe possibile la riduzione degli spazi coltivati dall’uomo sul pianeta, il principio di precauzione l’impedirà.

Gli sforzi della commissione dell’Unione europea
Dopo dieci anni di vita, il principio di precauzione è stato applicato nell’ambito del commercio estero. Quando l’Unione europea ha cercato di imporre alla conferenza di Seattle del Wto, nel novembre 1999, il concetto di linkage, secondo cui il commercio estero deve essere basato su solidi principi ecologici, conforme al concetto di sviluppo duraturo e al principio di precauzione, rispettoso dei diritti dell’uomo. I Paesi in via di sviluppo che sostengono, insieme alla sinistra, una politica più attenta alla protezione ambientale, all’educazione scolastica e ai diritti dell’uomo, si sono opposti al linkage, sostenendo che è già abbastanza difficile liberare il commercio mondiale dalle costrizioni esistenti senza dover complicare le cose limitandolo ulteriormente. Il commercio mondiale è per questi Paesi il primo passo verso un mondo più civilizzato. Gli altri obiettivi saranno presi in considerazione in un secondo momento. L’articolo 20 del Gatt si occupa delle eccezioni sanitarie e fitosanitarie (Sps). Autorizza gli Stati firmatari a vietare l’importazione di un prodotto quando sia scientificamente provato che tale prodotto costituisca una minaccia per la salute o per l’agricoltura. Nel caso di una malattia delle piante, se è endemica nel Paese esportatore e assente nel Paese importatore, è giusto invocare l’articolo 20. Rendendosi conto del potenziale che potrebbero racchiudere le eccezioni Sps per fini protezionistici, gli estensori del Gatt hanno voluto limitarne la portata. L’esistenza di prove scientifiche è una condizione sine qua non. I tentativi dell’Unione europea di vietare l’importazione di manzo americano trattato con ormoni invocando l’articolo 20 hanno sempre ottenuto una ferma ripulsa da parte del tribunale del Wto.
In occasione della riunione di Seattle del Wto, i delegati hanno passato la palla per quanto riguarda le tecniche della biotecnologia e l’articolo 20. Hanno chiesto l’opinione del consiglio scientifico, il Codex Alimentarius, incaricato di vigilare sulla sicurezza alimentare nel mondo. Il Codex Alimentarius è una commissione composta da tecnocrati che cercano di valutare l’atteggiamento della stampa scientifica col fine di deliberare sulla nozione di «prova scientifica». Le Ong, che si collocano perlopiù a sinistra, sono riuscite a piazzare in questo organismo i propri simpatizzanti. Le Ong fanno crescenti pressioni sul Codex perché la sua azione diventi più «accomodante», ovvero più precauzionista. Il Codex ha a sua volta passato la palla chiedendo l’opinione del comitato per la biodiversità e la biosicurezza previsto dal Protocollo di Cartagena. Quando questo comitato si è riunito a Montreal nel novembre del 1999, l’Unione europea è riuscita a imporgli il rispetto del principio di precauzione, e quindi, con effetto a cascata imporlo sulla questione delle biotecnologie e del commercio internazionale, compreso l’articolo 20 del Gatt. Affidando la soluzione del problema delle biotecnologie ai partecipanti alla riunione di Montreal, i delegati dei ministri del Commercio dei Paesi del Wto hanno trasferito le proprie responsabilità ai delegati dei ministri dell’Ambiente dei Paesi firmatari del protocollo di Cartagena. Dal punto di vista della destra liberale, per quanto siano state frequenti le incomprensioni tra i ministri del Commercio sui problemi degli scambi internazionali, i loro delegati sono più capaci di deliberare in modo intelligente in materia di biotecnologie di quanto lo possano essere i delegati dei ministri dell’Ambiente. La votazione ha avuto luogo un sabato sera dopo mezzanotte, quando erano andati via tutti tranne quanti erano favorevoli al principio di precauzione. Tre giorni dopo, la Commissione dell’Unione europea ha pubblicato un libro bianco di 45 pagine sulle conseguenze del principio di precauzione per il commercio estero. Con questa tattica il principio di precauzione è ormai considerato come una limitazione formale nelle decisioni sulle questioni di commercio internazionale: un vero tour de force della Commissione! Evidentemente tutto questo è stato architettato dalla Commissione molto prima della riunione di Montreal.

L’elitarismo passatista della Commissione europea
In un intervento a Bruxelles, circa un mese dopo l’uscita del libro bianco, ho espresso la mia incredulità riguardo alla rapidità della sua pubblicazione. Un alto funzionario della Commissione che si occupa di problemi ambientali, ha contestato la mia interpretazione spiegando che il libro era niente più che un semplice «documento politico» e che le dietrologie erano fuori luogo. Se ho ben capito, questo significava che il libro bianco aveva solo un valore simbolico e non rivelava una politica ben definita della Commissione. Inoltre, la Commissione avrebbe pubblicato un documento definitivo dai toni più sfumati sulla questione della pertinenza del principio di precauzione in merito alle biotecnologie e al commercio internazionale. Questo modo di procedere elitario e tecnocratico della Commissione europea, diffondere un documento che elabora la politica dell’Ue, è arcaico. È da trent’anni che negli Stati Uniti si dà ascolto alle opinioni discordanti di tutte le fazioni e delle lobby interessate a una questione politica. La politica a cui infine si arriva è spesso contraddittoria; il procedimento sembra a volte anarchico, ma è pienamente democratico. Questo grande cambiamento avverrà anche in Europa. Le voci discordanti diventano sempre più insistenti. Ci sono già stati grandi cambiamenti negli Stati Uniti, come il deterioramento dell’ordine pubblico e l’eclisse della supremazia della ragione, o il moltiplicarsi di pesanti processi civili portati avanti da avvocati che dicono di rappresentare migliaia di vittime o di querelanti. Questi cambiamenti, un giorno, coinvolgeranno anche l’Europa.

Le origini del principio di precauzione programmate nei nostri geni
Per finire il mio intervento, vorrei ricordare uno degli ultimi capitoli di La presunzione fatale di Friedrich von Hayek. In questa parte del libro l’autore si chiede per quale ragione idee fondamentalmente stupide abbiano tanta presa sul pubblico. La sua risposta riposa su questa constatazione: quando i nostri avi, tanto tempo fa, vivevano di caccia, erano poveri e lottavano continuamente contro la fame e la morte, rischiare era estremamente pericoloso. Una decisione imprudente poteva portare alla scomparsa di un’intera tribù. Le conseguenze di un errore di Tipo 1 (quando un cambiamento pericoloso è considerato portatore di maggiore sicurezza) erano spesso fatali. Il principio di precauzione è forse un atavismo programmato nei nostri geni. Il progresso della civiltà è basato sull’introduzione di istituzioni che permettono di rischiare sempre di più; consentono la libertà d’innovare. Nell’epoca in cui la dimensione collettiva era dominante, un errore si ripercuoteva su tutta la tribù. Con la nascita della proprietà privata, le conseguenze di alcuni errori si limitano alla persona interessata. Gli errori di un individuo hanno un impatto irrisorio sulla collettività visto che l’impoverimento riguarda solo lui. Se un’innovazione ha esito positivo, ne approfitta l’intera collettività. Se si rivela un fallimento, solo l’innovatore ne paga le conseguenze.
In un sistema feudale, esiste la nozione di colpa collettiva. Secondo Richard Posner, questa nozione ha ragione di essere in una società in cui la collettività non può sostenere i costi economici di polizia e servizi di sicurezza. Uno dei ruoli della polizia è identificare il colpevole e consegnarlo alla giustizia. Senza polizia, questo compito deve essere assunto dall’intera collettività. Il principio di colpa collettiva spinge ogni membro della comunità a prevenire quando è possibile e a denunciare quando è necessario. L’evoluzione verso uno Stato di diritto fondato sul principio della proprietà privata ha liberato l’uomo dal giogo della colpa collettiva. In questa prospettiva, il principio di precauzione rappresenta una regressione verso uno stadio primitivo in cui la libertà individuale è pesantemente limitata.

Conferenza tenuta da Fred Smith, Presidente del Competitive Enterprise Institute, all’Aleps di Parigi nell’ottobre 2000 • (traduzione dal francese di Elisa Loche)
 

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