LIBERAL BIMESTRALE di Camillo Cardinal Ruini
Anno II n. 15 - Dicembre 2002/Gennaio 2003
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Se da anni la Chiesa in Italia opera per lo sviluppo del progetto culturale nel suo complesso, ora appare evidente che un’attenzione puntuale e mirata deve essere riservata alle forme della cultura che nascono dal sistema mediatico e si alimentano delle sue influenze sempre più pervasive. Tra i fattori che hanno favorito quel fenomeno - la scissione tra la fede e la vita - che segna in modo inquietante la contemporaneità, deve essere certamente annoverato lo sviluppo rapidissimo e dirompente delle nuove tecniche di comunicazione. I canali tradizionali di trasmissione del sapere e delle categorie interpretative della realtà sono stati scossi dall’avvento delle nuove modalità di comunicazione. L’incidenza dei media nei processi formativi della mentalità, dei criteri di giudizio e della stessa visione religiosa della vita ha raggiunto livelli così alti da modificare radicalmente il rapporto tra le persone e le agenzie tradizionali di formazione della coscienza e dei criteri di giudizio. L’innovazione tecnologica ha trasformato la comunicazione da sistema prevalentemente informativo (stampa e radio) o artistico (cinema e teatro) a forma esistenziale (televisione, Internet, multimedialità…), per cui non c’è più ambito dell’esistenza che non sia sotto l’influsso dei media. La moltiplicazione delle fonti informative senza nessuna distinzione del livello di autorevolezza, la progressiva sostituzione del rapporto interpersonale con un approccio mediato che si impone per la capacità di catalizzare l’attenzione a prescindere dai contenuti, la formulazione di giudizi a partire dai sondaggi d’opinione prescindendo da criteri veritativi, sono tutti fattori che finiscono per generare molteplici forme di dissociazione nei vari ambiti dell’esistenza personale e sociale, investendo anche il rapporto tra la fede e la vita. L’analisi fenomenologica richiede anche adeguati approfondimenti in rapporto all’intersoggettività e alla relazionalità. Il rischio evocato dalla prassi comunicativa vigente nel cosiddetto villaggio globale sembra quello di assolutizzare il nesso, la rete, la connettività, marginalizzando le realtà soggettive (nel senso etimologico del subjectum) che sono parte costitutiva della relazione. L’enfasi, anche sul piano ontologico, sulla relazionalità può farci dimenticare il soggetto e il suo costituirsi. Una percezione unitaria, e insieme adeguatamente differenziata, della propria soggettività consentirà al cittadino del villaggio globale di non soccombere dinanzi ai mutamenti culturali in atto, ma di proporsi come vero protagonista e soggetto di storia e di cultura. Infatti solo un’antropologia integrale, che non vuol dire integralistica, può costituire il punto di partenza per una sana e dialogica interattività e interconnettività mediatica. (...) Dal Concilio a oggi, numerosi documenti testimoniano quanto forte sia l’esigenza di considerare in modo nuovo e più diretto il rapporto tra missione della Chiesa e media. In questo rapporto, infatti, sono in gioco la capacità e la possibilità per la comunità ecclesiale di fare cultura cristianamente ispirata. La cultura si trasmette in modo sempre più considerevole attraverso il sistema della comunicazione e i media, in quanto costituiscono ormai una condizione della stessa esistenza umana, fanno cultura per il semplice fatto di esserci e di essere diventati componente ordinaria della vita sociale. Paolo VI ebbe a dire nell’Evangelii nuntiandi che «la Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi» (n. 45). Oggi forse dovremmo aggiungere che le responsabilità legate all’annuncio del Vangelo ci impongono non solo di usare, ma di vivere dall’interno - certo con spirito libero e critico - questa cultura mediale, per compenetrarla con la forza del messaggio cristiano. (...)
Per contrastare visioni inadeguate e parziali della vita umana e della sua dignità e per promuovere una cultura capace di proporre i veri valori dell’esistenza è necessario, oggi, interagire in profondità con il sistema della comunicazione. È questo un versante assai importante per lo sviluppo e l’attuazione del progetto culturale e più ampiamente dell’evangelizzazione. È necessario interloquire con la cultura plasmata dai media, coltivando una presenza discreta e autorevole all’interno delle varie realtà mediatiche. Nello stesso tempo deve essere rafforzata la possibilità di un’autonoma e libera presenza dei cattolici nel dibattito pubblico con propri strumenti di comunicazione. In base alle indicazioni del Convegno di Palermo e alla luce delle decisioni assunte dall’Episcopato nell’Assemblea Generale del novembre del 1996, dedicata al tema dei mezzi di comunicazione, i cattolici italiani sono stati sollecitati a intraprendere nuove iniziative sul versante dei media. Nel settore della stampa, l’agenzia Sir ha allargato il proprio orizzonte all’Europa, il sistema dei settimanali diocesani è stato rafforzato e rilanciato. Il quotidiano Avvenire, che costituisce un punto di riferimento imprescindibile per i cattolici e per tutti coloro che intendono conoscere il punto di vista della comunità ecclesiale sui vari fatti di attualità e sui grandi temi del dibattito culturale, è stato recentemente oggetto di un audace rinnovamento grafico ed editoriale. Un grande impegno è stato profuso inoltre nel campo televisivo per dare vita a un’emittente nazionale. Con Sat 2000 il progetto ha preso avvio e in questi anni si è progressivamente sviluppato ritagliandosi un proprio ruolo nel panorama dell’emittenza satellitare e promuovendo sinergie per la diffusione dei programmi da parte di varie emittenti televisive locali, di cui alcune collegate in syndication. I confortanti risultati conseguiti in termini di qualità dei programmi e di ascolti, pur nei limiti delle risorse investite, incoraggiano a proseguire su questa strada utilizzando tutte le possibilità che le nuove tecnologie digitali metteranno a disposizione e promuovendo il massimo di collaborazione tra i progetti a carattere nazionale e quelli, non meno importanti, in ambito locale. Le potenzialità sinergiche di cui dispone il mondo cattolico sono testimoniate anche dal progetto che di recente ha portato alla costituzione del circuito «inBlu» al quale hanno aderito oltre 200 radio, dando vita a un modello nuovo e originale di radiofonia, sia per la qualità dei contenuti offerti, soprattutto informativi, sia per la tipologia di palinsesto che ha il suo punto di forza nello stretto legame tra dimensione nazionale e radicamento nel territorio. Mantenere e salvaguardare un alto profilo qualitativo, sia pure con le risorse limitate che abbiamo a disposizione, rappresenta una testimonianza importante, un segno di rispetto e di attenzione per le persone, nella consapevolezza della valenza etica del sistema della comunicazione, in ordine all’ethos collettivo e ai comportamenti diffusi. L’obiettivo principale è mettere maggiormente in luce le testimonianze e le esperienze positive della vita, evitando quell’appiattimento sul sesso, sulla violenza e sulla «cronaca nera» che oggi purtroppo inonda i media. Con particolare attenzione, inoltre, vengono seguite da anni le innovazioni sul fronte delle reti informatiche. La realizzazione di servizi e progetti assieme alle numerose occasioni di confronto e di studio promosse in questi anni, hanno permesso alla Chiesa italiana di non rimanere estranea agli sviluppi delle tecnologie, valorizzandone le potenzialità, nel quadro delle nostre finalità culturali e pastorali. Si sono sviluppati così il sito della Cei, i servizi offerti alle diocesi con il Sidi (Sistema Informativo Diocesano), la sperimentazione dell’Intranet, che può diventare strumento di condivisione e di comunione tra le realtà ecclesiali, la banca dati dei beni culturali delle diocesi italiane, con la quale si vuole catalogare e rendere maggiormente fruibile un patrimonio di inestimabile valore spirituale e culturale. Anche le iniziative legate alle sale della comunità, con il cinema, il teatro e le varie attività culturali, documentano un rinnovato fermento dei cattolici che si stanno riappropriando di forme di presenza culturale e sociale che in un modo troppo frettoloso erano state archiviate come superate o perché ritenute estranee alla missione della Chiesa. Una nuova stagione è auspicabile anche sul versante associativo. Le aggregazioni cattoliche che operano negli ambiti della comunicazione e della cultura sono numerose e coprono svariati settori. Alcune hanno una tradizione consolidata da conservare e nello stesso tempo da aggiornare secondo le esigenze di oggi, altre hanno preso vita per sostenere e coordinare l’impegno dei cattolici nei nuovi ambiti comunicativi e culturali. La presenza di organismi nazionali, molti dei quali con forti articolazioni anche in ambito locale, rappresenta una risorsa sia per la comunità ecclesiale sia per il Paese. Se è molto quello che si sta facendo, molto di più dovrà essere fatto per dare voce alla sensibilità e al punto di vista di tanti che non si riconoscono nei modelli e nei valori prevalentemente trasmessi dai media. Non possono mancare, in un sistema democratico e pluralista, anche forme chiare di denuncia e di protesta per il degrado che, purtroppo, sempre più spesso si registra in non poche trasmissioni televisive e radiofoniche, come anche lungo tutto l’arco del sistema comunicativo.
In concreto ci troviamo di fronte, innanzi tutto, a una questione educativa, nelle molteplici sue forme e connessioni. Per promuovere adeguatamente l’educazione e la formazione delle giovani generazioni, l’impegno della famiglia, della scuola e della stessa comunità ecclesiale ha senza dubbio bisogno di un contesto complessivo, morale, culturale e sociale, il più possibile favorevole, o almeno non negativo. Sono molte le «agenzie educative» oggi presenti e influenti, e tra queste esercitano un ruolo di grande rilievo i mezzi di comunicazione. In tutta questa materia sono numerosi e gravi, come è ben noto, i problemi aperti e le domande che attendono risposta. Non meno importante è la comprensione di che cosa significhi comunicare e di come si possa dare una comunicazione autentica e vitale, capace di far crescere le persone e le comunità. Fondamentale in proposito è quella nota di autenticità che caratterizza l’impegno comunicativo di Giovanni Paolo II, trovando un riscontro altamente positivo in ogni fascia d’età. Emergono qui la missione e il ruolo dei cristiani laici: soltanto attraverso il loro impegno quotidiano, e a tutto campo, sarà possibile imprimere al pensare e all’operare che coinvolgono il soggetto umano degli orientamenti rispettosi della sua intrinseca dignità e in sintonia con il progetto di salvezza che ha il suo centro in Cristo. Dobbiamo dunque investire molto, come Chiesa, sulla formazione dei laici, sulla loro responsabilità e creatività di credenti, su una capacità senza frontiere di presenza e testimonianza missionaria. Una creatività che si esprime nel campo specifico in cui ciascuno sviluppa la sua attività professionale e il suo servizio ecclesiale. (...) In un quadro di cambiamenti sociali e culturali tanto rapidi e profondi quanto confusi e spesso privi di attendibili riferimenti antropologici ed etici, è essenziale infatti una forma rinnovata di presenza culturale, che richiede anche il contributo di persone sensibili e appositamente preparate. Prende corpo così la figura dell’operatore o animatore della cultura e della comunicazione. Da tempo si sente l’urgenza di avere, nel quadro delle figure impegnate nella comunicazione della fede e nella testimonianza dei valori cristiani, dei soggetti che sappiano mettersi a servizio della comunità e della missione della Chiesa assumendo responsabilità e impegni proprio sui versanti della comunicazione e della cultura. Ci sono già tante persone che operano in questa ottica nei media cattolici, nei centri culturali, attraverso le buone stampe, nelle sale della comunità, ma è tempo che esse siano pienamente riconosciute e valorizzate in un quadro di azione ecclesiale pluriforme e organica. (...)
Non possiamo dimenticare, infine, che la modalità privilegiata della comunicazione della fede, anche nel villaggio globale e nella rete, resta la testimonianza: non c’è comunicazione mediale o maschera virtuale che possa sostituirla o coprirla. Ovunque sia e con chiunque si incontri, il credente cristiano non può derogare dal suo compito di testimone della propria fede, fino a sperimentare la martyria dell’incomprensione e del disprezzo, e talvolta la stessa martyria della sofferenza e della morte. La storia del secolo breve ha mostrato come nessun’epoca sia priva di autentici testimoni e di martiri della fede. La loro presenza inquietante e confortante è per noi motivo di speranza e di parresia, nel momento in cui ci apprestiamo a offrire la nostra testimonianza attraverso le «parabole mediatiche», che la provvidenza di Dio mette nelle nostre mani e sui tetti delle nostre case.
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