Dal 1994 a oggi, ogni forza politica è costretta a fare di Berlusconi e di Forza Italia il parametro di riferimento intorno al quale ruota la vita politica. Se oggi esiste un sistema bipolare, uno schieramento decisamente alternativo alla sinistra, questo è certamente l’effetto della discesa in campo di Silvio Berlusconi, che ha intuito il pericolo che la mancanza di un partito moderato spostasse a sinistra per molti anni la politica italiana. Forza Italia nacque dunque per reazione a una probabile deriva illiberale dopo la caduta di tutti i partiti democratici spazzati via dall’ondata di giustizialismo. Forza Italia è quindi l’espressione di quel grande movimento per la libertà che è iniziato con la caduta del muro di Berlino. La sua forza nasce dalla grande speranza e dalla grande voglia di cambiamento della gente, dall’esigenza di profondo rinnovamento del sistema e del costume politico italiano. Il successo clamoroso e inedito del movimento azzurro, nasce, dunque, dalla capacità di Silvio Berlusconi di saper cogliere e interpretare il bisogno diffuso nei ceti moderati di essere rappresentati. Forza Italia è quindi il partito della gente perché la sua originalità si basa tutta sulla centralità assegnata alle persone. Un partito interclassista, non confessionale perché al suo interno c’è posto anche per i laici e i cattolici; un partito liberale e popolare, dove i concetti dello Stato di diritto, l’economia sociale di mercato, il garantismo sono i principi ispiratori di un grande partito di popolo. Il nostro patrimonio culturale ha radici profonde e si richiama ad Alcide de Gasperi, a Giuseppe Saragat, a Luigi Einaudi, a Ugo La Malfa, a Bettino Craxi. Forza Italia è la sintesi di queste diverse tradizioni che hanno in comune il ripudio di tutte le ideologie totalitarie e l’amore per la libertà. La libertà intesa come mezzo e supremo fine, come condizione essenziale della giustizia, come diritto dei cittadini che precede lo Stato. È il riaffermarsi della grande tradizione liberaldemocratica; è il primato della persona e del cittadino; è la cultura dell’economia di mercato; la libertà e l’autonomia della società contro le rigide strutture dello Stato. È lo Stato al servizio dei cittadini, anziché i cittadini al servizio dello Stato. Forza Italia rappresenta la voce della gente, dunque un partito di popolo, un partito che, riallacciandosi ai valori eterni dell’Occidente, dietro un leader con una passione, una forza, un entusiasmo, una intelligenza che nessuno ha avuto negli ultimi decenni si è posto un obiettivo: che l’Italia ricca delle sue tradizioni, della sua cultura, della sua storia, potesse competere con pari dignità con Francia, Germania, e Inghilterra. Su questo sogno ognuno di noi ha lavorato negli anni per portare il proprio contributo. Abbiamo messo insieme tanta gente del «fare», si sono moltiplicate le nostre presenze nei comuni , nelle province, nelle regioni. Oggi abbiamo più di 11 mila eletti che rappresentano il nostro programma; governiamo nella maggioranza delle Regioni e in tantissime province e comuni. Il partito azienda, il partito di plastica, come i nostri avversari erano soliti definirci, può contare su un’ampia classe dirigente, composta da gente per bene, ricca di esperienza che ci ha portato a vincere le europee prima, le regionali poi e infine le politiche.
Oggi Forza Italia viene considerata anche all’estero come un modello di organizzazione da studiare. Le continue vittorie elettorali conseguite testimoniano tre cose: la capacità di un partito che ha saputo organizzarsi sul territorio in maniera capillare; di esprimere candidature credibili e capaci di creare consensi; di rinsaldare il senso di appartenenza dei propri aderenti, dirigenti ed eletti, compartecipi e protagonisti attivi di un comune progetto politico. Il combinato disposto della leadership carismatica di Berlusconi e l’essere un partito interclassista e pluriculturale che mette insieme persone che non hanno mai fatto politica, cattolici moderati, socialisti riformisti e laici hanno garantito il successo e l’affermarsi del nostro partito. Dopo la prima fase, dal 1994 al 1996, rappresentata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e la seconda fase dal 1996 al 2001, la «traversata nel deserto», consistita nella costruzione e organizzazione di un partito ben radicato sul territorio, inizia oggi la terza fase, probabilmente la più difficile, in cui l’esigenza fondamentale è di riconvertire Forza Italia da partito-movimento a partito di governo che sul territorio deve difendere e spiegare ciò che fa l’esecutivo. Tutto ciò comporta anche l’esigenza di dare al partito un nuovo Statuto, nuove regole di funzionamento democratico. Da partito-movimento, che organizzava un’opposizione di massa nel Paese, Forza Italia deve oggi trasformarsi in un autentico partito di governo, capace di rappresentare e difendere l’opera dell’esecutivo sul territorio e nel contempo di dare uno sbocco politico alle domande essenziali provenienti dalla società civile. Oggi Forza Italia è chiamata a svolgere questi compiti nuovi e importantissimi: far conoscere, valorizzare e sostenere l’azione di governo; raccogliere e organizzare il consenso intorno all’operato del presidente del Consiglio e quindi della compagine governativa; raccordare l’attività del governo e dei parlamentari, con quella degli organi periferici, sul territorio e nelle amministrazioni locali. In questo quadro va riorganizzato tutto il sistema della comunicazione di Forza Italia, in modo tale che i parlamentari, i coordinatori regionali e provinciali e i cittadini abbiano gli strumenti per colloquiare con la società civile.
È necessario, dunque, che il partito sappia comunicare all’esterno, svolgendo con questo una funzione che è necessariamente diversa dalla comunicazione istituzionale svolta dal governo e in parte dal Parlamento. A livello territoriale va condotta quindi, una sistematica attività di comunicazione per spiegare quelle che sono le scelte fatte dal governo Berlusconi e per rispondere in modo argomentato agli attacchi strumentali della sinistra. Forza Italia, però, deve anche svolgere un delicato e paziente ruolo di mediazione e aggregazione con le diverse anime della coalizione, senza per questo cambiare la sua natura e il suo credo. Le grandi vittorie elettorali di Forza Italia e della Casa delle Libertà sono, naturalmente, innanzitutto la vittoria di Silvio Berlusconi, della sua credibilità personale, della sua proposta politica, della sua straordinaria capacità di trascinare milioni di italiani in una sfida epocale: cambiare l’Italia, trasformandola in un Paese sempre più libero, più moderno, più giusto, più ricco e solidale, sapendo risvegliare le coscienze della maggioranza silenziosa, facendo emergere le enormi potenzialità creative, risvegliando in tutti l’orgoglio di essere italiani. Forza Italia si trova oggi, come forza di governo a incidere ancor più nella vita politica del nostro Paese. La grande sfida è tutta nella nuova concezione dello Stato, che sia di supporto ai cittadini, attraverso una gestione della pubblica amministrazione più trasparente e meno burocratica; che consenta a quella gran parte della società civile che non scende in piazza di liberare la propria creatività; che sia garante di una giustizia civile e penale più giusta. La nostra grande sfida è di farci interpreti delle cinque grandi missioni che il presidente Berlusconi ha individuato per realizzare la «rivoluzione copernicana» del Paese: la riorganizzazione degli apparati dello Stato; la riforma della sua architettura istituzionale; la rivisitazione del complesso delle leggi e dei codici; la realizzazione del «Piano per le grandi opere»; l’attuazione del nostro «Piano per il Sud». Forza Italia, quindi, non può fossilizzarsi in una forma granitica di partito, bensì deve modellarsi di volta in volta a seconda delle esigenze e delle richieste della società civile. Per attuare la trasformazione dello Stato serve un partito in movimento, in grado di rispondere ad una dinamica accelerata, quale è la missione che intendiamo portare avanti.
La sfida oggi consiste, quindi, nella capacità di non abbondare la nostra natura di movimento, di essere sempre in grado di rispondere alle domande di una società civile mobile, sensibile in continuo cambiamento ma che ha bisogno di concreti e innovativi sbocchi politici sul terreno delle riforme. Oggi Forza Italia è un partito di governo. Il nostro compito è cambiato, rispetto alla lunga, difficile, entusiasmante stagione nella quale abbiamo combattuto e sconfitto un centrosinistra incapace e diviso, ma arrogante e spregiudicato nella gestione del potere. Abbiamo sconfitto i tentativi di mistificazione, la denigrazione, la persecuzione giudiziaria, il sarcasmo degli avversari. Oggi, i cittadini hanno dato a Silvio Berlusconi la grande responsabilità di trasformare profondamente il nostro Paese. Ci hanno dato la loro fiducia e il loro consenso in misura molto ampia: Forza Italia è un partito che supera il 30%; il presidente Berlusconi è il primo leader ad aver raggiunto una così alta percentuale di consenso personale: il 70%. È naturale quindi che il nostro modello organizzativo e statutario vada adeguato alla nuova realtà. Non si tratta certamente di stravolgere un’organizzazione che ha dimostrato con i fatti di funzionare molto bene, ma di riflettere su quei correttivi che oggi sono necessari. Perfezionare questo partito significa innanzitutto accentuare il dato meritocratico nella nostra vita interna: nel partito deve esservi spazio e prospettiva per tutti coloro che dimostrano, con l’impegno, la capacità, il consenso di essere in grado di dare un apporto leale e costruttivo alla nostra crescita. In Forza Italia non esistono e non possono esistere rendite di posizione, feudi chiusi e protetti: ognuno di noi è e deve essere protagonista di una continua sfida, deve dimostrare ogni giorno quello che sa fare e che è disposto a fare per il partito, per i nostri ideali e i nostri progetti. Bisogna prendere atto che le forme di democrazia interna vanno ampliate e accresciute, ma anche ripensate. Dobbiamo mantenere intatto lo spirito e la logica presidenzialista che le ha ispirate, basata sul rapporto diretto fra base e vertici locali e nazionali, ma anche considerare che un partito con 300 mila iscritti deve dotarsi di strumenti che consentano di definire meglio la rappresentanza. Dobbiamo costruire una nuova classe dirigente il cui compito è quello di lavorare per rappresentare al meglio le diverse anime di Forza Italia, riproponendo l’entusiasmo della prima fase e nello stesso tempo incoraggiando la formazione e l’aggiornamento delle nuove leve ispirate alla nostra identità. L’obiettivo finale è chiudere la transizione italiana nata con l’intuizione di Silvio Berlusconi e raggiungere il definitivo consolidamento di un nuovo partito liberale e popolare di massa.