Europa è l’universalità. Questa tesi - che condivido - di Robert Speamann permetterebbe da sola di mostrare l’inevitabile vicinanza tra l’Europa e il mondo angloamericano. Ma ci sono molti aspetti per mezzo dei quali si può percepire questa prossimità e a essi mi riferirò in modo sintetico e secondo lo schema seguente: unità e diversità; le radici della cultura; la persona e la libertà. È molto diffusa, al giorno d’oggi, la pratica di adottare un punto di vista interpretativo con una certa tendenza allo scetticismo, soprattutto nell’ambito dei concetti culturali. Tutto si può interpretare, e questo viene a significare che non c’è niente di completamente certo. Inoltre la diversità è la protagonista e questa posizione viene rinforzata dai tempi postmoderni. Non è difficile vedere le differenze in questo mondo, da un luogo a un altro, da un tempo a un altro, da una situazione all’altra. Senza differenza non c’è vita. Ma si dimentica spesso che la differenza è inconcepibile e, soprattutto, impossibile, se non esiste nello stesso tempo l’elemento comune, condiviso, l’unità di ciò che è diverso. Senza unità non c’è vita e neppure realtà. Questa unità è in un modo o in un altro, maggiore o minore, a seconda dei casi. L’umanità intera possiede molti vincoli fondamentali, ma è evidente che sentiamo maggior affinità con certi popoli piuttosto che con altri. Quando uno spagnolo va in Italia si sente quasi a casa - anche se ci sono delle chiare differenze - mentre non succede lo stesso quando va in India o in Cina. Da questo punto di vista, non è difficile confrontare l’Europa di oggi con l’America anglosassone. Non c’è dubbio, per qualunque europeo che sia vissuto negli Stati Uniti, che esistono delle differenze e, nello stesso tempo, una similitudine, tra i due mondi. In questo senso non è facile che un’analisi molto particolareggiata possa smontare questa sensazione reale. La diversità arricchisce molto. Nell’uguaglianza permanente ci annoiamo, non c’è vita; ma non c’è neppure quando la diversità è molto accentuata: non abbiamo punti in comune, non possiamo quasi dialogare. Quest’ultima sensazione possiamo forse sperimentarla con persone provenienti da Paesi e culture lontane, ma non con gli anglo-americani. Il dialogo è facile, scorrevole e non risulta per niente difficile, con un minimo di buona volontà, riuscire a capirsi.
Ciò è dovuto, senza dubbio, al fatto che le radici culturali dell’Europa attuale e del mondo anglo-americano sono, in sostanza, le stesse. Possiamo elencare qui radici di tipo universale e radici di tipo sociale. Le dimensioni universali attraverso le quali gli esseri umani vedono la realtà sono quelle classiche del bello, del vero e del buono; sul terreno sociale, bisognerebbe menzionare quelle che, secondo me, sono (e in quest’ordine, come ho cercato di giustificare in altri scritti) categorie o sottosistemi sociali fondamentali: l’habitat, l’economia, il diritto, la politica, l’etica, la religione. Notiamo una grande differenza tra il giudizio estetico (il bello) e le espressioni artistiche dei Paesi africani o asiatici e di quelli europei, mentre non si avverte questa differenza con l’arte dell’America del Nord. Si può affermare lo stesso a proposito del modo di comprendere il sapere (il vero), la scienza e la sua organizzazione, e la nostra; in questo campo le somiglianze sono ancora maggiori, se possibile. Gli americani possono superarci per la quantità dei mezzi, ma il resto è uguale. Per quanto si riferisce all’etica e alla religione (il buono) anche i criteri e i concetti fondamentali sono praticamente gli stessi. La grande maggioranza degli americani vengono dall’Europa, e da lì hanno portato con sé il modo di giudicare e di agire. L’educazione americana ricalca sostanzialmente i modelli europei, sia per quanto riguarda la famiglia sia le diverse istituzioni educative. Riguardo alle categorie sociali, è vero che la struttura dell’habitat americano è abbastanza diversa da quella europea, che il diritto - nella tradizione britannica - è anche diverso da quello continentale europeo, ma le differenze non sono troppo grandi e meno ancora nell’ambito di politica, etica e religione. La diversità, per esempio, fra la Svezia e la Spagna è forse più grande che quella fra la Spagna e gli Stati Uniti.
Infine bisogna sottolineare che la maggioranza degli americani o sono cristiani o sono vissuti in un ambiente di tradizione cristiana, e la stessa cosa succede agli europei. Il disinteresse o l’abbandono della religione, d’altra parte, è simile in diversi strati della società americana e di quella europea, con tendenze più accentuate nella zona esterna dell’Europa e in quella interna dell’America. Le funzioni religiose sono piu partecipate dall’altra parte dell’Atlantico, ma non c’è più spirito mistico laggiù. Il laicismo, d’altra parte, come forma peculiare ed estesa di interpretare l’illuminismo, si presenta in modi molto simili da una parte e dall’altra dell’oceano, e questo è un dato rilevante, che ha contribuito non poco a configurare il sistema di valori occidentali negli ultimi due secoli. Ebbene, se abbiamo un passato in comune, dato che la maggior parte degli angloamericani proviene dall’Europa; un futuro in buona parte comune, visto che ci sono numerose relazioni e abbiamo fini molto simili; una lingua e una religione comuni - quasi tutta la popolazione colta in Europa parla inglese, e la base cristiana è la stessa -; un sistema educativo simile; una base culturale comune, come abbiamo fatto notare; allora non mi sembra che si possano esagerare le differenze - che ci sono, come è naturale - tra i due mondi di cui qui ci occupiamo. I cosiddetti «valori» sono i criteri e i modi di giudicare e di valutare propri di una cultura. Essi si ritrovano nei diversi livelli e dimensioni che abbiamo menzionato qui. E non ci sono differenze sostanziali.
Il cardine della nostra cultura comune, che configura una civiltà comune, è senza dubbio il concetto di persona. Questo concetto, di origine greco-romano, ma elaborato definitivamente dalla tradizione cristiana, è la spina dorsale del nucleo dei valori della civiltà occidentale. La sua interpretazione è stata ed è soggetta a sfumature diverse, a seconda del modo di vivere e di comprendere delle diverse popolazioni dei diversi Paesi, ma nella sua sostanza è un elemento di grande valore. Esso porta a comprendere l’essere umano come qualcuno che è nello stesso tempo ed essenzialmente individuale e sociale, assoluto e relativo. Come essere individuale e assoluto è intoccabile; come essere sociale e relazionato con gli altri ha degli obblighi. La dignità dell’essere umano si fonda e si costituisce in misura uguale per il fatto di essere intoccabile e nello stesso tempo soggetto a dei doveri. Solo un essere con dei doveri ha dei diritti; e per gli uni e per gli altri bisogna essere liberi. Anche un essere individuale e intoccabile è necessariamente libero. In questo modo dunque la cultura cristiana, partendo dal concetto di libertà, ha configurato una civiltà unica nella storia, della quale fanno parte tutti gli occidentali in misura maggiore o minore. La libertà è costitutita da tre dimensioni: l’apertura, la creatività, il possesso. Essere libero significa poter uscire e non rimanere chiuso dentro; poter agire e non essere trattenuto; poter possedere e non solo essere posseduto. Ebbene, queste tre dimensioni sono state introdotte o molto potenziate dal messaggio e dall’azione del cristianesimo. Non c’è esteriorità senza interiorità, e viceversa. Il cristianesimo propone un Dio interiore che ci porta a conoscere noi stessi e in questo modo ci libera dall’oscurità interna nella quale eravamo rinchiusi e ci apre all’universalità. Seguendo una direttrice simile a quella socratica, la vera interiorità ci rende universali. Nello stesso tempo, quando il cristianesimo sottolinea il carattere divino dell’essere umano, gli toglie qualunque complesso psicologico di piccolezza, di inanità, di inutilità dello sforzo. Se siamo un granello di polvere perduto nell’universo, non vale la pena di lavorare; se invece abbiamo una dignità e un compito da svolgere, il panorama è diverso. Se adesso torniamo al Dio interiore, vediamo che solo colui che conosce può possedere, e quindi solo chi si conosce può possedere se stesso, nel limite del possibile in questo mondo. E non esiste nessun possesso vero se chi possiede non possiede se stesso. Nel suo insieme, il cristianesimo ha aperto il cammino della libertà. L’essere umano è partecipe di una forza soprannaturale che gli permette di essere creativo, innovatore, di prendere iniziative. Questo essere si merita il massimo rispetto, in generale e in ogni individuo, e se lo guadagna ancora di più se svolge i suoi doveri sociali in piena libertà. Mi sembra che da una parte e dall’altra dell’Atlantico non poche persone si siano allontanate dai fondamenti della libertà e della dignità della persona che abbiamo presentato qui, ma non mi sembra che ci sia nessuna differenza quando si tratta di accettare come valido il contenuto di quei valori che sono fondamentali e caratteristici della nostra civiltà occidentale.