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Citroën, primo stratega della comunicazione

LIBERAL BIMESTRALE
di Paolo Malagodi

Liberal numero 18 - Gugno/Luglio 2003

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Pubblicata tempo addietro da Flammarion, riappare in traduzione italiana la biografia di uno dei padri fondatori della moderna industria automobilistica (Jacques Wolgen-singer, André Citroën: una vita all’altezza della sua leggenda, Lupetti editore, 296 pagine, 16,50 euro). Un testo che narra, con i ritmi del romanzo, la non lunga av-ventura di un uomo che alle capacità produttive seppe associare, in modo innovativo per l’epoca, il massiccio utilizzo dei mezzi di comunicazione; convinto, come egli era, che il saper fare era niente in confronto al far sapere e che «non è tanto l’invenzione che conta, quanto la sua diffusione». Figlio di immigrati olandesi, André Citroën nacque a Parigi il 5 febbraio 1878 e ancora studente al Politecnico rimase colpito, durante un viaggio in Polonia, dalla capacità di una piccola officina di realizzare ingranaggi in ghisa a cuspide; acquistando così il brevetto di un particolare meccanico la cui sagoma stilizzata, il double chevron, diverrà il marchio della produzione Citroën.
Un episodio che nel 1905 permise al giovane ingegnere di avviare una produzione di ingranaggi, dalla quale prese le mosse un cammino imprenditoriale che portò alla presentazione, nel 1919, della prima automobile francese costruita in grande serie e ispirata ai metodi della produzione fordista. Fu denominata Type A e la sua pubblicità la indicava come la voiture idéale pour la ville et la campagne, son prix la met à la portée de tous; infatti, rispetto ai modelli di costruttori già affermati quali Louis Renault e Armand Peu-geot, la nuova vettura francese aveva il suo punto di forza in un prezzo nettamente inferiore e la produzione arrivò il primo anno a 2.800 veicoli, per balzare agli oltre 32 mila del 1923 e ai 60 mila del 1925. Un successo che André Citroën assecondò con l’uso massiccio di tutte le forme pubblicitarie del tempo, al punto che il costruttore francese si può considerare antesignano di una moderna strategia della comunicazione e con iniziative sempre nuove per attrarre l’attenzione del pubblico. Ma l’idea più geniale fu quella di una Tour Eiffel illuminata, nel suo andamento verticale, dalle lettere della parola Citroën alte ognuna trenta metri. Un’installazione che richiese duecentomila lampadine, accese la sera del 4 luglio 1925 e che rischiararono per diverse settimane le notti parigine, con una scritta sfavillante visibile sino a quaranta chilometri. Una regia di eventi straordinari che portò il costruttore francese all’apice della fama e alla Legion d’Ono-re nell’ottobre 1931, ma che non lo risparmiò dalle conseguenze della crisi del ’29, con una produzione Citroën crollata dalle 72 mila vetture del 1931 alle 48 mila del 1932 e l’avvio di un declino che, nonostante la rivoluzionaria Traction Avant del 1934, porterà l’azienda sull’orlo del fallimento. Rimediato con il passaggio, il 15 gennaio 1935, delle azioni di André Citroën alla famiglia Michelin, che continuò la gestione automobilistica sino alla confluenza nel gruppo Peugeot, il 12 maggio 1976, della marca del double chevron. Il cui fondatore, subito dopo aver dovuto cedere la sua creatura, era entrato in un irreversibile stato anemico; con un ricovero ospedaliero già del 18 gennaio 1935 e sfociato nella morte il 3 luglio, all’età di 57 anni.

 

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