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Abbado si abbandona... e trionfa con Debussy

LIBERAL BIMESTRALE
di Pietro Gallina
Liberal numero 18 - Gugno/Luglio 2003

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Claudio Abbado pare che abbia deciso da ragazzo di intraprendere la sua professione, dopo aver ascoltato i Trois Nocturnes di Debussy. Il fatto singolare è che dopo esser salito sul podio, abbia quasi sempre evitato di diventare uno specialista del suo primo amore adolescenziale, tanto che nella sua carriera passò a dirigere Malher, Verdi, i russi, la musica moderna e contemporanea, oltre ai classici mitteleuropei. Sono poche le registrazioni di Debussy, anche se si deve dire che il Pelléas et Mélisande sia diventato un suo pezzo forte e che nel 1986 lasciò la direzione della Scala con un Festival dedicato al francese. Dunque è proprio da considerarsi un evento l’incisione della Deutsche Grammo-phone che comprende anche quei Nocturnes incantatori, i quali furono registrati su disco da Abbado l’unica volta circa trent’anni fa.
Ci si chiede: perché una ripresa dopo tanto tempo? Si tenterà di azzardare una spiegazione. Ciò che deve aver scatenato l’amore del ragazzo Abbado potrebbe essere stata la consapevolezza, attraverso una rara capacità analitica, di cogliere la sfida delle difficoltà tecniche orchestrali contenute nella partitura dei Nocturnes e in generale nella musica modernissima di Debussy. In seguito, diventando davvero direttore, ha rimandato la sfida cimentandosi poche volte con l’universo cangiante, luminoso e delicato delle sonorità di Debussy. Come si è detto, il direttore milanese si è specializzato, paradossalmente, in quei repertori ove la forza, la misura, lo sviluppo e le forme del suono, riescono a prender vita dentro un quadro logico che richiede razionalità e non abbandono o sensualismo. I quali sono componenti della musica che spesso sfuggono al controllo e hanno bisogno di un direttore che sia complice e non solo maresciallo rigido dei suoni. «Un perfetto orologiaio svizzero che nascondeva la sua naturale freddezza...» scrive Zurletti. Ma se una musica è nata per esser contro gli orologi come quella «impressionista» di Debussy, che cerca di nascondersi come una pulsione morbosa o un istinto animale, dietro nebbie, nuvole, brume, onde, fiori... che ha in sé incarnata l’imprevedibilità vogliosa della natura panica, come si fa a domarla? Il ragazzo Abbado deve essere stato, appunto, attratto da questa sirena, da tale cavallo meraviglioso e indomabile, e aver deciso che montarlo e ammansirlo doveva essere il suo destino. Questo disco ci fornisce così una guida all’ultimo Abbado con una sua tavolozza di colori ora non più tesi al grigio ferro o all’ottone. Siamo fuori dalle durezze e a Debussy egli rende il profumo, il colore, l’eros della natura, dei fiori, degli organismi viventi che scorrono nel suono dell’orchestra morbidi e sensuali. Il famoso Prélude à l’après-midi d’un faune è avviato da una guida di grandi capacità, il flautista Emmanuel Pahud, che Abbado segue negli slanci panici pensando anche al Faune di Mallarmé: si abbandona e così trionfa. E là dove affronta proprio i Nocturnes, diventa riflessivo in Nuages, trionfale alla Respighi in Fêtes e imbambolato e compiacente in Sirènes. Un puro mosaico sonoro di accordi frammentati e colorati con presenza di voci (Rundfun-kchor Berlin). Il dono finale registrato nel disco dal vivo, una rarità, ci offre una Suite di brani dall’opera Pelléas et Mélisande, basata sulla versione del direttore Erich Lein-sdorf che Abbado amplia con altri episodi della stessa opera. Il risultato, naturalmente facilitato dai Berliner Philharmo-niker, è un fantastico affresco sinfonico degno di entrare nel repertorio dei grandi brani orchestrali.

Debussy: Pelléas et Mélisan-de-Suite, Berliner Philhar-moniker diretti da Claudio Abbado, Deutsche Gram-mophone, 20 euro

 

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