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Quando le stelle ricopiano le forme della Terra

LIBERAL BIMESTRALE
di Emilio Spedicato
Liberal numero 18 - Gugno/Luglio 2003

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Nel nostro cielo appaiono decine di costellazioni (48 erano attribuite a Museo, figlio di Orfeo, l’argonauta), di cui dodici, definenti lo zodiaco, giacciono sulla eclittica e segnano mese per mese il punto dove sorge il sole; esse segnano anche il punto in cui il sole sorge nel giorno dell’equinozio, punto che si muove di tre gradi ogni 216 anni, e compie quindi in circa 25 mila anni un giro completo dello zodiaco. I nomi delle costellazioni sono antichissimi. Essi compaiono, con un’importante eccezione, già nei testi sumeri del Terzo millennio (si noti che non è attualmente noto quale sia la scrittura più antica: al Terzo millennio risalgono il cuneiforme sumero-accadico, il geroglifico egiziano e i caratteri cinesi, e non è chiaro quale di questi sia più antico; recentemente è emersa una nuova scrittura datata al Terzo millennio a.C. in Uzbekistan, nella cosiddetta regione archeologica Bam, Battriana-Margiana; e sono note scritture nel Nord dei Balcani e nella media valle del Fiume Giallo che sembrano risalire al Quinto o Sesto millennio a.C.). L’eccezione riguarda il primo segno dello zodiaco, l’Ariete, il cui nome in sumero è ullu hunga, che significa «uomo salariato», che in sumero corrisponde a un nome assai simile ad ariete, per cui si pensa a un errore di traduzione da un’antica tavoletta. Il termine «salariato» è alquanto curioso, e potrebbe riferirsi al primo uomo creato: secondo l’Atrahasis infatti sette uomini furono creati nel Kharsag, il biblico Giardino dell’Eden, per lavorare al servizio degli Anunnaki, in cambio di cibo.
Le costellazioni hanno nomi di animali (toro, leone, scorpione...) o di eroi o di personaggi specializzati in particolari attività o di oggetti. Non è assolutamente ovvia l’identificazione fra l’insieme di stelle che definiscono una data costellazione e il nome assegnato alla stessa. Recentemente, in un lavoro pubblicato sulla rivista Migra-tion and Diffusion, lo studioso tedesco Wirth Kai Helge ha dato una spiegazione alternativa della struttura delle costellazioni. Egli ha infatti notato come le costellazioni visibili nell’emisfero settentrionale possano sovrapporsi in modo estremamente preciso con le coste atlantiche e mediterranee dell’Euro-pa, dell’Asia e dell’Africa e dell’America, nonché in certi casi con il profilo di fiumi: ad esempio la costellazione dell’Eridano riflette perfettamente l’andamento del fiume Eider, fra la Germania e la Danimarca, che sino a circa 2000 anni costituiva una via d’acqua che separava la Danimarca dalla Germania e permetteva quindi il collegamento fra Mare del Nord e Baltico senza dovere fare il giro della penisola dello Jutland (dovremmo qui anche notare che l’associazione fra il fiume Eider e il nome Eridano era nota a vari geografi romani, in contrapposizione con l’altra associazione con il fiume Po). Secondo l’ipotesi di Helge le costellazioni costituivano quindi una specie di mappa visibile nel cielo delle coste delle terre che erano visitate da navigatori almeno già nel Terzo millennio a.C., e forse prima ancora (e dovremmo qui dire, prima del Diluvio Noachide, databile a circa il 3200 a.C.; le due grandi imbarcazioni di legno di cedro trovate in una camera sotterranea presso la Grande Piramide erano capaci di viaggi transoceanici e sono state datate al 3500 a.C.).

 

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