Nel grande complesso di movimenti genericamente indicati con l’espressione «Sessantotto», bisogna distinguere diverse componenti anche per analizzare il tema del «tutto e subito». Incominciamo col dire che in ogni movimento, nella fase che ho chiamato «Stato Nascente» (vedi i miei volumi Movimento e Istituzione, Il Mulino 1977 e poi Genesi, Garzanti, 1989), il soggetto sperimenta l’imminente nascita di un nuovo mondo. In questo senso «tutto e subito» ha lo stesso significato che nel Vangelo hanno le parole «in questo momento le scritture si sono compiute» oppure «il regno di Dio è già fra di voi» o, nei movimenti millenaristici, l’annuncio dell’imminente fine del mondo e l’apparizione della Nuova Gerusalemme. Infine, nei movimenti marxisti, l’imminente rivoluzione che distrugge il capitalismo. È perciò un’esperienza ricorrente che assume innumerevoli aspetti e sfumature. Vediamo ora di ricordare la sequenza cronologica dei movimenti di quel periodo. Il primo movimento è puramente culturale. Messo in moto da Kerouac e Ferlinghetti esprime un rifiuto, molto frequente fra gli artisti, del mondo dell’economia, del profitto, del calcolo economico così radicato nella società americana. Qui non c’è il «tutto e subito». Nel frattempo per la prima volta nella storia, nei campus americani sono arrivati milioni di studenti che cercano una loro identità collettiva. Sono giovani che non hanno bisogno di lavorare, che pensano di diventare il gruppo dirigente della società che, grazie ai progressi medici, non hanno più problemi sessuali perché la sifilide è stata debellata e, con la pillola, non c’è più il pericolo di una gravidanza indesiderata. La marijuana consente uno stato di ebbrezza meno sgradevole di quello dell’alcool. Ed ecco le premesse per la rivoluzione sessuale e il movimento hippy. Gioventù, non far niente, vivere in comunità, promiscuità sessuale, pacifismo, droga. È il «tutto e subito» come abbandono del mondo competitivo, «dolce far niente», vivere in comunità, cioè «stare bene assieme, fra di noi». Ma c’è la guerra nel Vietnam e questa stessa gioventù è richiamata alle armi. Come reazione sorge un movimento contro la guerra: nel 1964 il Free Speech Movement, seguito dal più ampio movimento Antidraf politicizzato in senso antigovernativo. Il suo pacifismo ne rende facile la fusione con quello hippy; tutti ricordano lo slogan «fate l’amore e non la guerra» e Il sottomarino giallo dei Beatles. Nel frattempo sorge lo Snic (Student for a Democratic Society), per la parità razziale con i neri di Martin Luther King. In questo insieme di movimenti il «tutto e subito» è un anelito al rapido mutamento, al sorgere di una società affratellata e pacifica. Non ha nessun connotato consumistico o di vita facilitata, è semmai caratterizzato dal rifiuto dei consumi superflui, della carriera, del successo, del denaro. Non c’è nemmeno attesa di una rivoluzione politica.
Nell’Europa continentale i movimenti giovanili iniziano più tardi e, dopo una breve fase underground, musical e hippy (capelloni) si presentano come Movimento Studentesco. Questo nasce in Italia alla Cattolica di Milano (1967) ma rapidamente si estende e si politicizza in senso marxista. Seguono Francia (Maggio 1968) e Germania (Maggio) con movimenti anarco-marxisti, cinesi e guevaristi. Nel movimento studentesco europeo il «tutto e subito» è marxismo rivoluzionario, cioè attesa e praparazione della grande rivoluzione internazionale proletaria. In Italia, nel 1969, esplode il movimento sindacale, detto autunno caldo, dove il «tutto e subito» assume carattere di sindacalismo rivoluzionario, luddismo, distruzione delle gerarchie, pansindacalismo. Seguono movimenti culturali psicoanalistici di origine inglese contro la famiglia e il potere dei genitori (Cooper e Laing) e il femminismo in cui il «tutto e subito» si esprime come un rovesciamento immediato dei rapporti fra i sessi: il maschio visto come oppressore e la donna come vittima che si libera attraverso la rivoluzione femminista. L’ultimo movimento, quello degli autonomi, si scontra anche con il sindacato (contestazione di Lama nel 1978) e assume tinte anarchiche. Il «tutto e subito» qui significa annullamento delle regole.
In questo clima di ribellismo caotico si diffonde pericolosamente la droga, prima nella comunità hippy, poi fra gli altri. La droga è l’oggettivazione del «tutto e subito», il raggiungimento della felicità con una siringa. Alla fine degli anni Settanta la spinta dei movimenti collettivi finisce (riflusso), si tornano a scoprire i sentimenti, l’amore, e ritorna il desiderio dei consumi e del successo. Ma il rapporto fra giovani e famiglia, giovani e scuola, giovani e società sono cambiati. Vezzeggiati e protetti durante l’infanzia, nella preadolescenza i ragazzi entrano in quella che io ho chiamato «l’internazionale giovanile» con propri costumi, una propria musica, propri divi, propri ideali, da cui gli adulti sono esclusi. Il centro di riferimento non è la società adulta del lavoro, ma la loro stessa società, il gruppo del tempo libero. Liberi dal dovere di lavorare, liberi dal dovere di studiare duramente perché tanto vengono tutti promossi. «Tutto e subito» ora vuol dire comperatemi subito tutto quello che chiedo, il motorino, il telefonino, lasciatemi andare dove voglio e con chi voglio, in vacanza, in discoteca. La pubblicità sollecita la golosità, l’acquisto immediato. Paradossalmente però questo processo permissivo è stato fortemente favorito anche dalla sinistra comunista che, per attrarre i giovani, ha conservato in vita molti simulacri degli anni Sessanta come l’occupazione delle scuole, la lotta contro i professori più esigenti, gli esami facili, la promozione per tutti. Nel frattempo i giovani degli anni Sessanta, diventati adulti hanno visto dissolversi le loro speranze di un rinnovamento della società, si sono adattati alla società esistente anche se con qualche rimpianto. Molti marxisti rivoluzionari si sono sistemati nel sindacato o sono stati sistemati dal Pci-Pds-Ds nelle università, nei posti pubblici. Col crollo del muro di Berlino hanno abbandonato qualsiasi speranza ideologica e la loro ambizione di essere l’avanguardia della rivoluzione si è trasformata nell’ambizione di essere dirigenti, presidenti, amministratori delegati di qualcosa di pubblico o di privato. Nel campo della cultura il marxismo ha lasciato il posto al giacobinismo e al populismo. Più in generale la solidarietà rivoluzionaria si è trasformata in solidarietà di interessi. Il «tutto e subito» è diventata fretta di far carriera e di non perdere il potere acquisito.
Concludendo questa breve rassegna possiamo dire che il «tutto e subito» dello Stato Nascente dei movimenti degli anni Sessanta, è stato coltivato dalla sinistra comunista come permissivismo e lassismo al fine di attrarre dalla propria parte i giovani e come mezzo per scalzare le fondamenta morali della società capitalistica. In questo modo però hanno favorito il processo di permissivismo che, per conto proprio una società ricca, consumistica e con pochi figli tende a produrre. Finché il crollo del marxismo non ha prodotto una generazione di politici cinici e spregiudicati, che non credono più in niente e che sono permissivi per indifferenza e per mancanza di ideali.