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Alla riscoperta di Gregorio Palamas un filosofo al servizio di Dio

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Liberal numero 18 - Gugno/Luglio 2003

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cop18_th

Le collane dell’editrice Bompiani dedicate al pensiero occidentale, con testo originale a fronte e dirette da Giovanni Reale, si sono guadagnate ormai da tempo i meriti maggiori. Va ripetuto anche in occasione dell’uscita recentissima degli Scritti filosofici e teologici di Gregorio Palamas. Formano un imponente volume di oltre 1.500 pagine, anche qui con testo greco a fronte, introdotto e quasi tutto tradotto da Ettore Perrella, che oltre a essere psicoanalista e autore di saggi di rilevante interesse sui fondamenti etici della scienza, si mostra qui teologo, filosofo, epistemologo e storico di tutto rispetto - e con il quale dunque mi congratulo vivamente. Nella seconda di copertina si dice: «Questo volume raccoglie per la prima volta in una lingua occidentale un cospicuo numero di scritti del filosofo e teologo greco del Quattordicesimo secolo Gregorio Palamas - forse uno dei pochi grandi filosofi del passato la cui opera sia oggi quasi del tutto sconosciuta, oltre che misconosciuta, in tutto l’Occidente». Su tale grandezza si può incominciare a discutere; comunque, per Perrella, Palamas è anche un filosofo che più dei filosofi latini medioevali è rimasto fedele allo spirito del pensiero greco. Tuttavia, anche per merito di Perrella, viene in chiaro che a Palamas la filosofia non interessa come fine a se stessa, ma come strumento per la comprensione delle Scritture Sacre e soprattutto di quel centro del pensiero cristiano che è la «Triade» (secondo la terminologia greca) o «Trinità». Ma se le cose stanno in questi termini non si dovrà forse dire che Palamas è uno dei maggiori responsabili del tentativo della spiritualità europea di allontanarsi dallo spirito originario della grecità?
In Grecia, sin dalla sua nascita (o quasi) la filosofia intende se stessa come lo scopo ultimo dell’uomo: si rifiuta di essere un semplice mezzo, sia pure usato per raggiungere la felicità o per rendere comprensibile alla mente umana il mondo del mito. Lo scopo della filosofia è il pensiero che discute tutto ciò che si lascia scuotere, il pensiero che si costituisce come la sapienza che non può essere scossa da alcunché - nemmeno da un Dio onnipotente e dalla sua «Parola». Il cristianesimo intende invece servirsi della filosofia per rendere accessibile all’uomo la «Parola di Dio». Sviluppandosi, la fede si serve della teologia e la teologia si serve della filosofia. Philosophia ancilla theologiae. Non c’è nulla di più lontano dallo spirito greco.
Palamas - monaco, arcivescovo di Tessalonica e santo della Chiesa greca - è eminentemente e potentemente teologo. Appunto per questo si serve con grande forza e perizia delle categorie filosofiche; ma appunto perché se ne serve si è allontanato - ad esempio come già Tertulliano - anzi, come già San Paolo - dal senso greco del filosofare; non può dire quel che diceva Eraclito (fr. 112): «Ragionare» - phronein - «è la virtù suprema e sapienza è dire e fare ciò che è vero, dando ascolto all’Essere» - all’«Essere» che non è il Dio di Gesù, come non è la verità di Gesù quella che per Eraclito sostiene la sapienza del dire e del fare.

Gregorio Palamas, Atto e luce divina - Scritti filosofici e teologici, Bompiani, 1.530 pagine, 35 euro

 

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