Il libro dell’Esodo contiene alcune delle più straordinarie storie della Bibbia, fra cui il cosiddetto passaggio del Mar Rosso da parte degli ebrei, seguito dalla distruzione dell’armata egiziana che li inseguiva. Questo evento segue altri eventi straordinari noti come le «Dieci piaghe d’Egitto» e precede la consegna a Mosè delle Tavole con le leggi da parte di Yahvè. Sugli eventi descritti nell’Esodo esistono varie interpretazioni: quella ortodossa, che li vede come miracoli compiuti da Dio su richiesta di Mosè; quella di chi ritiene il libro composto molto tempo dopo gli eventi descritti, che sarebbero essenzialmente delle fabbricazioni prodotte per attribuire agli ebrei un’antichità storica simile a quella dei popoli dove avevano passato molti anni in esilio; quella allegorica, tipica di molti Padri della Chiesa e teologi di oggi; quella di studiosi come Goedicke e Velikovsky che li considerano speciali eventi naturali. Il nostro approccio appartiene all’ultima categoria. La soluzione proposta sembra essere nuova, ed è stata presentata al recente convegno internazionale di Milo su Atlantide. Noi ipotizziamo che i testi antichi riportino una descrizione essenzialmente fedele di eventi accaduti, a parte alcuni errori nella trasmissione o nella traduzione, e che in tempi antichi il nostro pianeta abbia interagito catastroficamente con oggetti extraterrestri. In questi termini, come affermato da Platone, si spiegano le tre grandi catastrofi da lui citate, la più antica quella di Atlantide, la più recente quella di Deucalione. La nostra ipotesi nasce da un passo delle Storie contro i pagani di Paolo Orosio, amico di Agostino, e utilizza varie affermazioni che si trovano nell’Esodo, in Giuseppe Flavio, nelle Leggende degli Ebrei, in autori latini e greci che trattano di Deucalione e di Fetonte, nonché la conoscenza che oggi abbiamo degli effetti di un’esplosione nell’atmosfera di un asteroide o di una cometa, ovvero di eventi classificabili come Super Tunguska, con riferimento alla famosa esplosione che avvenne nel 1908 in Siberia, dove migliaia di chilometri quadri di foresta furono distrutti. Qui possiamo citare solo una parte delle fonti utilizzate e ci limitiamo a spiegare il cosiddetto passaggio del Mar Rosso. Diamo ora alcune delle fonti, cominciando dall’Esodo (versione della Septuaginta): «L’angelo di Dio che muoveva in fronte al campo d’Israele cambiò posizione … anche la colonna di fumo cambiò posizione e si fermò fra il campo d’Israele e quello degli egiziani. Scese oscurità e la notte passò senza contatto fra i due gruppi … il Signore respinse il mare con un forte vento da sud, per tutta la notte, che asciugò il mare … gli ebrei entrarono nel dominio del mare camminando su un fondo asciutto … gli egiziani cominciarono a inseguirli con i cavalli e i carri … il Signore bloccò le ruote dei carri e li scosse violentemente … Mosè alzò la mano sul mare e all’alba le acque tornarono al loro posto … di tutti gli Egiziani entrati nel mare non uno solo sopravvisse…». Dal Salmo 113A/114: «Quando Israele lasciò l’Egitto … il mare si ritrasse … le montagne sobbalzarono…». Dalle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio: «Mosè non condusse il suo popolo verso la Palestina per la strada più breve, ma per una lunga e difficile … comunque gli egiziani lo raggiunsero in un luogo ristretto, bloccandolo fra il mare e montagne impassabili…». Dalle Leggende degli ebrei di Ginzberg: «…Mosè portò via dal santuario di Baal Sefon un terzo dell’oro che Giuseppe vi aveva depositato, frutto della vendita del grano durante la carestia … il faraone raggiunge Mosè, a nord è Migdol, a sud Baal Sefon, di fronte il mare…». Dalle Storie contro i pagani di Orosio, 1, 8-10: «…Una alluvione distrusse gran parte della popolazione … pochi si salvarono in particolare sul Parnaso (fra cui Deucalione, da Pausania) … a quel tempo l’Etiopia ebbe terribili epidemie … a quel tempo Padre Libero conquistò l’India con un bagno di sangue compiuto contro un popolo pacifico … terribili disastri colpirono gli Egiziani che espulsero Mosè … che ne rubò gli oggetti sacri … ci furono calori estremi e intollerabili, anche fra gli Scizi … per spiegare questi fatti alcuni, che rifiutano il potere assoluto di Dio, hanno inventato la ridicola favola di Fetonte…». Dal Crizia di Platone - ricordando che secondo il modo greco di contare abbiamo tre, non quattro, grandi diluvi: quello di Atlantide, il terzo terribile diluvio prima di quello di Deucalione; e dal Timeo di Platone: «…Fetonte … bruciò molto sulla terra e fu infine esso stesso distrutto da un fulmine».
Dalle citazioni riportate e da altre sono ricavabili le seguenti informazioni di tipo fisico-geografico. Prima del passaggio del Mar Rosso, gli ebrei si trovavano bloccati fra mare e montagne, avendo Baal Sefon a sud e Migdol a nord. In questo frangente fu osservato uno strano fenomeno nel cielo: il fermarsi dell’Angelo di Dio e della colonna di fumo. Nella notte soffiò a lungo un vento «da sud», da interpretarsi come un «vento caldo». Prima della fine della notte gli ebrei poterono entrare nel letto asciutto del mare. All’alba gli egiziani iniziarono l’inseguimento, ma ebbero problemi con i carri, quindi le acque ritornarono e distrussero quanti erano entrati nel letto marino. Le montagne furono viste sobbalzare. Fetonte, considerato dai pagani responsabile dei vari eventi avvenuti «allo stesso tempo», dopo una serie di caotiche evoluzioni nel cielo si avvicina alla terra provocando incendi e infine esplodendo per effetto di un «fulmine di Giove», nella regione del fiume Eridano, dove si trova l’ambra. Lo scenario da noi proposto parte dallo scritto di Orosio ipotizzando che l’oggetto chiamato Fetonte fosse un bolide di dimensioni forse di qualche chilometro, catturato dal nostro pianeta. L’oggetto, dotato inizialmente di un’orbita caotica, deve avere avuto una serie di frammentazioni, immettendo nell’atmosfera una quantità di polvere e colpendo la terra con alcuni frammenti - eventi con i quali si possono spiegare le «Dieci piaghe d’Egitto»; il suo nucleo, avvicinatosi all’atmosfera nel giorno cruciale del passaggio del Mar Rosso, avrebbe inizialmente interagito con questa, provocando incendi per l’onda di calore prodotta dal contatto, e infine, penetrato negli strati più densi, sarebbe esploso sul fiume Eridano. Il fulmine di Giove può spiegarsi con una scarica propagatasi lungo il tubo d’accesso aperto nell’atmosfera. Se l’Eridano fosse il Po oppure un fiume del nord è una questione sulla quale gli studiosi antichi hanno molto discusso. Riteniamo indubbio che l’Eridano sia il fiume Eider, nello Schleswig Holstein, un importante fiume che sino al Medioevo formava con lo Schlei una via di passaggio diretto fra Mare del Nord e Baltico. L’identificazione proviene dal riferimento alle lacrime di ambra delle sorelle di Fetonte alla sua morte, ambra emersa in grande quantità dai fondali sconvolti dall’esplosione, e dal fatto che la costellazione Eridano ha la forma geometrica del fiume Eider. Secondo un notevole lavoro di Wirth le costellazioni avrebbero un significato geografico, mappando i contorni di molte coste oceaniche.
Prima di discutere l’evento che porta al passaggio del Mar Rosso, nel luogo che la Bibbia chiama Pi-Hahirot, discutiamo la nostra proposta dell’itinerario scelto da Mosè per giungere in tale luogo. Mosè parte dalla regione orientale del Delta, dalla terra di Goshen, dove molti ebrei erano impegnati in lavori di costruzione (fatto di cui gli scavi di Bietak hanno dato conferma archeologica). I testi ci dicono che il suo itinerario fu lungo e inusuale. Dobbiamo quindi escludere quello lungo il Mediterraneo o le varie strade nella parte settentrionale del Sinai. Non possiamo qui discutere i motivi per cui Mosè scelse la via che proponiamo, che richiederebbero una discussione di eventi che appartengono alla prima parte della sua vita. Mosè muove lungo la costa occidentale del Sinai raggiungendo l’importante santuario di Baal Sefon, da localizzarsi nella punta del Sinai, l’attuale Ras Muhammad. Riteniamo che questo fosse un santuario dei Pani, i navigatori dell’India, che raggiungevano l’Egitto seguendo i monsoni con navi smontabili tenute insieme da corde di fibra di cocco (tecnologia tuttora esistente nelle Laccadive). La parola Sefon è probabilmente una variante di Siva/Shiva, la divinità principale dell’India pre-ariana, il che spiega anche interpretazioni tradizionali quali Signore del Nord (il trono di Shiva è infatti sul monte Kailas, a nord dell’India), o Signore delle mosche (nei templi indiani si offre burro alle statue, il che attira mosche, che secondo le idee relative alla metempsicosi non possono essere uccise), o anche Belzebub (Shiva è spesso rappresentato con varie teste o mani e collane di teschi, raffigurazioni di tipo diabolico per le genti occidentali). Qui Mosè, che aveva probabilmente contatti con i Pani, si impadronisce dell’oro e muove verso Migdol, quasi sicuramente una fortificazione nella regione di Eilat, zona portuale e di miniere di rame. La strada per Migdol è quasi tutta montuosa, salvo una piana abbastanza estesa nella presente Nuweiba, da identificarsi con Pi-Hahirot. Per raggiungere Nuweiba, Mosè e i suoi (costituiti dagli elementi di 600 clan, certamente non dai 600 mila adulti, più qualche milione di donne e bambini, come si legge in una traduzione errata) necessitano di vari giorni, dovendo attraversare due passi, con una strada resa più difficile dai vari terremoti che Fetonte aveva prodotto nei mesi precedenti. Durante questo tempo il faraone è informato del furto dell’oro, motivo per cui invia contro Mosè delle truppe (600 carri corrispondenti ai 600 clan!). I carri devono essere portati per mare, non potendo viaggiare per la difficile strada seguita da Mosè. Sono portati quasi certamente da grandi navi dei Pani partite dal porto di Tebe, in fondo alla Wadi Hammamat, oggi chiamato Marsa Gawasis. Si noti che nel 2004 sono state scoperte in due caverne presso tale porto numerose navi smontate, datate non meno di 3.500 anni fa. I carri sbarcano a Pi-Hahirot, l’attuale Nuweiba, unico luogo lungo la costa dove il terreno avrebbe permesso loro di manovrare. Gli egiziani vi trovano Mosè bloccato da una frana che aveva reso impraticabile la strada che passava fra il mare e una catena di montagne invalicabili. L’itinerario proposto, circa tre volte più lungo di quello tradizionale lungo il Mediterraneo, è motivato dalla necessità di acquisire l’oro di Baal Sefon, e si svolge con il deserto a sinistra e il mare alla destra, esattamente come affermato da Cosmas Indicopleustes, che ben conosceva il Mar Rosso e che è stato ignorato dagli studiosi di Mosè.
Vediamo ora alla luce della nostra ipotesi quello che succede nelle ore prima e dopo il passaggio:
- l’Angelo di Dio e la colonna di fumo sono Fetonte stesso, con la sua coda di polveri emesse lungo le varie fasi della sua evoluzione a frammentazione. Fetonte, che indica a Mosè la direzione da seguire, sorgeva a sud-est, dall’Oceano Indiano, e muoveva verso l’Europa;
- le speciali azioni riferite all’Angelo di Dio e alla colonna di fumo suggeriscono una frammentazione finale, osservata nel cielo e avvenuta non lontano da Mosè;
- in una frazione di ora, il nucleo principale di Fetonte entra in contatto con l’atmosfera, forse sopra Creta (provocando il fuoco nei palazzi minoici), poi rimbalza sull’atmosfera, vi ritorna di nuovo, incendiando le foreste dei Balcani e del Centro Europa, e infine esplode a una certa altezza sull’Eider;
- nel giro di qualche minuto il primo effetto dell’esplosione, un fortissimo terremoto, si sente anche a Pi-Hahirot, da cui il salmo sopra citato;
- la distanza fra l’Eider e Pi-Hahirot è di circa 3.500 km. Uno degli effetti di un’esplosione nell’atmosfera di un grande bolide è la formazione di un’onda di pressione che si propaga come un forte vento, inizialmente con temperatura molto alta (vicina ai 1000°) e alta velocità (anche circa 1000 km/h), valori che decrescono con la distanza, mentre cresce con la distanza la durata del vento. Possiamo quindi spiegare il forte vento durante la notte di cui parla l’Esodo (il termine da sud si riferisce a un vento caldo, come atteso) come l’effetto dell’esplosione avvenuta qualche ora prima;
- un’ispezione di un globo terrestre mostra che il Mar Rosso è allineato con la direzione di propagazione di un’onda radiale nata sul fiume Eider. L’effetto del forte vento che soffia per ore è simile, ma su scala maggiore, a quello provocato dai venti nella laguna di Venezia: le acque si abbassano, anche se non sappiamo dai testi di quanto, ma in linea di massima lo potremmo calcolare con un modello matematico facendo ipotesi sull’altezza dell’esplosione e l’energia in gioco. In nessuna parte dell’Esodo sta scritto che Mosè passò da una sponda all’altra del Mar Rosso, ma solo che camminò sul fondo asciutto del mare. Questo fatto è perfettamente spiegabile nello scenario presente: se il problema di Mosè era semplicemente di muovere a lato di una frana che aveva bloccato la strada, un abbassamento del mare anche di pochi metri poteva rendere possibile superare l’ostacolo;
- il passaggio sul fondo marino avviene nella notte, dato che gli egiziani si muovono all’alba. La notte è molto buia alla latitudine del Sinai; sappiamo tuttavia da quanto avvenuto dopo l’evento Tunguska che le polveri fini lanciate a grande altezza per molti giorni illuminarono il cielo fino ad almeno 5000 km di distanza; quindi Mosè potè muovere facilmente sul letto del mare;
- quando gli egiziani passano il mare il vento è cessato, quindi diventa inevitabile il ritorno delle acque. Tale ritorno è preceduto da tremori che spiegano i problemi avuti dai carri nella loro corsa. E con l’arrivo dell’onda, un supertsunami, la distruzione delle truppe era inevitabile.
Lo scenario sopra proposto può essere applicato a spiegare altri eventi a esso virtualmente contemporanei: il Diluvio di Deucalione, la distruzione della civiltà minoica, la distruzione della civiltà del bacino orientale del Mississippi. Gli eventi relativi alla fase iniziale dell’interazione fra Fetonte e il nostro pianeta possono spiegare, oltre che le «Dieci piaghe d’Egitto», una serie di migrazioni di grande scala (la indo-ariana, quella degli Amu dal Turan all’Egitto, dei Danai-Achei dal Baltico al Mediterraneo…) e altri fatti. Il nostro scenario è più radicale, ma più aderente ai testi antichi, di quello che vuole spiegare gli eventi dell’Esodo con l’esplosione del vulcano di Santorini. Questo vulcano potrebbe essere esploso in tale periodo, ma l’evento è insufficiente per spiegare il complesso di fatti; e si deve inoltre tener conto che probabilmente molti dei 300 vulcani della Dankalia, in fondo al Mar Rosso, eruttarono con effetti maggiori. Esistono conferme archeologiche dello scenario proposto? Recenti esplorazioni subacquee davanti a Nuweiba, a cura del Karolinskaia Institute, hanno mostrato, in fondali sabbiosi dove di solito non è presente corallo, formazioni coralline peculiari, che potrebbero essersi composte sui frammenti dei carri egiziani. In una valle presso Nuweiba ci sono graffiti di navi che portano cavalli e cassoni: forse sono stati tracciati da marinai sopravvissuti all’ondata, a caccia di selvaggina, e potrebbero indicare il carico di cavalli e carri portati da Marsa Gawasis. Dobbiamo ritenere che negli eventi descritti siano entrati in gioco solo aspetti naturali? Mentre crediamo di avere dato una spiegazione naturale soddisfacente, resta comunque aperto il fatto che Mosè sembra avere previsto e ordinato eventi speciali, il che suggerisce che se Dio ha agito in questi frangenti ciò è avvenuto tramite una speciale interazione con la mente di Mosè.