La libertà è un valore assoluto: più esattamente, è l’unico criterio di legittimità politica. Questa proposizione non è immediatamente evidente ed è una conquista storica data dal cristianesimo e dalla sua evoluzione moderna. Dalle sue origini cristiane può nascere il suo valore di principio assoluto: eppure paradossalmente il principio si è determinato solo quando il ruolo del cristianesimo nella società si è indebolito, cioè da quando il cristianesimo ha cessato di essere la religione pubblica della società europea. Questo è un aspetto paradossale del principio, anche perché laicamente un assoluto non esiste e perché cristianamente l’assoluto è Dio stesso. Il principio di libertà è concepibile solo all’interno di una storia in cui una Persona divina è divenuta persona umana e, d’altro lato, esso suppone che non ci sia una verità assoluta sul piano politico. Il principio di libertà si pone così come una verità assoluta mentre suppone che non esista in politica alcuna verità assoluta. Da un punto di vista cristiano, cioè propriamente della fede, il fatto non costituisce un problema: o almeno esso viene risolto all’interno della «coincidenza degli opposti» che è al centro della cristologia ortodossa di Gesù Cristo: vero Dio e vero uomo. Dal punto di vista laico, esso può porsi solo come un postulato, se non come una verità di fatto, fondato sul consenso dei popoli, quello che nel diritto antico era il «diritto delle genti». Tuttavia la libertà trova difficoltà a essere accettata fuori delle aree occidentali o influenzate in modo determinante dall’Occidente. Non esiste la libertà in nessun Paese di cultura islamica e anzi, in quei Paesi, la libertà gioca in chiave di deislamizzazione mentre la democrazia può avere un senso proislamico. In ogni Paese del mondo la libertà è diventata un criterio di legittimità anche quando non è praticato dalle istituzioni politiche. Esiste una domanda di libertà sia in Cina che in Iraq. La libertà come principio assoluto sta divenendo un criterio di legittimità.
La democrazia non è stata sempre liberale, non è nata liberale, i democratici per Benedetto Croce non erano liberali. La rivoluzione giacobina non può essere considerata liberale. Il termine liberale è nato come contrapposizione tra rivoluzione e reazione dopo il periodo napoleonico. È allora che nasce la «libertà dei moderni», come l’ha definita Benjamin Constant. La fusione tra la democrazia e libertà avviene negli Stati Uniti sulla base del concetto illuminista di diritto naturale ma anche su quella dei dissidenti dall’anglicanesimo, per cui la separazione tra Chiesa e Stato era l’essenza politica del cristianesimo. Perciò il rapporto tra cristianesimo e politica è stato vario: e nella Chiesa cattolica è esistito il conflitto legato al paradosso della libertà: può la libertà valere contro la verità assoluta? La Chiesa cattolica ha risolto questo problema in termine di principio solo con il decreto del Vaticano II sulla libertà religiosa, fondato sui testi dei messaggi di Pio XII durante il secondo conflitto mondiale. Tuttavia la Chiesa cattolica è un soggetto istituzionale mondiale e, in concreto, deve difendere la propria libertà in regimi che non accettano la libertà e dove la Chiesa è proibita, come ad esempio nella Repubblica cinese. In Cina la Chiesa lotta per la sua libertà nella clandestinità, anche se è credibile che la libertà della Chiesa in Cina avverrà solo nel quadro di un più generale mutamento di quella repubblica: la Chiesa accetterebbe un qualche concordato di fatto con la Repubblica cinese anche nella condizione del dominio comunista. Possiamo dire che un cristiano deve preferire la libertà a un regime autoritario, anche se favorevole alla Chiesa. Ma questo non è ancora un caso evidente e lo si può comprendere: in Iraq Saddam Hussein, che pur tollerava la pressione dell’Islam sulla conversione forzosa dei cristiani, proteggeva, per motivi di politica interna, le piccole istituzioni cristiane. I cristiani iracheni temevano la teocrazia shiita che per essi voleva dire la non libertà: in Iran i cristiani praticamente non ci sono più.
La Chiesa non può da sola fare della libertà in generale la condizione della propria libertà: può anzi dire che la sua libertà può, talvolta, tutelare le altre. Si può discutere l’ostpolitik di Paolo VI, anche perché essa non ottenne nulla dal potere sovietico e la Chiesa ottenne la sua libertà nell’Est solo quando il comunismo cadde. Ma non si può dire che sia stata una politica illegittima per la Chiesa quella di cercare di garantire, in un regime totalitario, un proprio spazio libertà. Questi esempi appartengono al passato e pare certo che oggi la Chiesa possa ottenere la propria libertà solo in un quadro generale di libertà: ma questo per la Chiesa è un fatto, non un principio assoluto. La Chiesa deve difendere prima di ogni altra cosa la sua libertà di annunciare Gesù Cristo. L’ipotesi del tirannicidio non è propriamente una tesi cattolica ma si può dare il caso che sia l’unica strada per evitare al Paese mali gravissimi oltre che la perdita di libertà. Fu un cattolico, Von Stauffenrbeg, ad attentare a Hitler e altri l’avrebbero fatto se gli alleati occidentali non avessero imposto alla Germania la resa incondizionata consegnando quindi l’Est europeo al comunismo. Questo è tanto più grave in quanto gli alleati occidentali erano entrati in guerra per difendere la libertà della Polonia. Nel caso iracheno la libertà è stata introdotta con le armi della coalizione e fondata non sul diritto di libertà del popolo iracheno ma sul rischio che un regime nazista faceva correre all’ordine mondiale in quell’area, in quelle circostanze. Come nel caso tedesco prima citato, occorrono motivi ulteriori rispetto alla libertà per consentire un atto di guerra anche se uno degli scopi della guerra è di stabilire la libertà. L’enciclica Pacem in terris è il principio della ostpolitik e la fine dell’anticomunismo di principio. La distinzione tra errore ed errante era fatta a vantaggio di un regime dispotico come il comunismo sovietico. Giovanni XIII faceva quell’enciclica mentre, con il rapporto Iliuschyn Kruscev, iniziava una vera lotta di distruzione della Chiesa ortodossa in Russia. La Pacem in terris è un atto contrario alla libertà e non a caso è tornata di moda a difesa di un altro regime dispotico, quello iracheno. La libertà non può essere la sola causa di una guerra ma una guerra può essere causa di libertà: la storia è il luogo dei paradossi, non delle ragioni.