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Troppi semidotti

Liberal Fondazione
di Leone Piccioni

Anno II n. 14 - Ottobre-Novembre 2002

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cop14n3  
Cosa c’è da aspettarsi nei prossimi programmi della Rai? O meglio cosa vorremmo che quei programmi ci portassero? La fine della volgarità, la fine della violenza per la violenza, la fine della stupidità (quest’ultima forse la più difficile da ottenere stando al netto giudizio del proverbio toscano: «La madre degli stupidi è sempre incinta»). Naturalmente molta della fortuna della tv è affidata all’importanza dei programmi giornalistici. Per quei programmi auspichiamo pluralismo, costruttività, non pettegolezzi o interi processi condotti, prima ancora che si celebrino, dalle telecamere. Punto fondamentale dei programmi, la cultura, quella vera, quella rappresentata da uomini che hanno un importante lavoro alle spalle, ricordandoci che Socrate mentre lodava «i dotti» detestava «i semidotti». E io temo che spesso programmi culturali siano affidati proprio ai semidotti o giù di lì. Posso ricordare che tanti anni fa, varando una rubrica culturale in tv intitolata L’Approdo, volemmo - mi ci metto anch’io - un comitato direttivo del quale facevano parte, ne cito alcuni, De Robertis, Longhi, Gadda, Ungaretti…
Altro problema è quello dell’Auditel, che certo è importante, che non va sottovalutato, ma nemmeno troppo commercializzato. Non è vero che il grande pubblico italiano si conquista con volgarità, violenza, stupidità. Ci sono stati esempi anche vicini che dimostrano quello che io dico: cercando negli appuntamenti più popolari come la rivista e il varietà si può dire che recentemente sono stati trasmessi show che hanno avuto grande successo di pubblico e che erano veramente eleganti: dico ad esempio quello di Dalla-Ferrilli o quello di Fiorello (senza dimenticare Celentano o Morandi).
Nessun suggerimento per lo sport che è seguito molto bene dalla redazione competente.
 

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