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Ascesa e declino della Maserati di Orsi

LIBERAL BIMESTRALE
di Paolo Malagodi
Anno III n°16 - Febbraio - Marzo 2003

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cop16_thSe i testi sulla Ferrari abbondano, non altrettanto si può dire per quelli sulla Maserati: una marca che ebbe i natali a Bologna dove, nel 1914, fu avviata la produzione di auto da corsa contraddistinte dal tridente nettuniano e destinate a facoltosi piloti privati. Ma le ripercussioni della crisi del 1929 misero a dura prova l’azienda bolognese, finché nel 1937 essa non venne acquistata dall’industriale modenese Adolfo Orsi. Un imprenditore che aveva costruito la sua fortuna iniziando, poverissimo, a raccogliere rottami di ferro per le strade di Modena, sino a impiantare in tale città varie attività siderurgiche e meccaniche. Due anni dopo aver acquistato la Maserati fu così che Adolfo Orsi la trasferì a Modena, nello stabilimento di viale Ciro Menotti dove si trova tuttora, inserita però adesso nel gruppo Fiat insieme alla Ferrari, della quale fu invece acerrima rivale. In una competizione che consacrò la città della Ghirlandina quale fucina delle più veloci automobili del mondo da quando, nel 1939 e nel 1940, una Maserati vinse la 500 Miglia di Indianapolis.
Un libro della giornalista Nunzia Manicardi (La Maserati di Adolfo Orsi, edizioni Il Fiorino, 184 pagine, 13 euro) delinea la storia della Maserati, legata alle vicende di Adolfo Orsi; la cui figura rimane tragicamente legata agli scontri provocati nel 1950 dalla serrata allora decisa dall’imprenditore. «Il motivo è tutto in quei sei morti e oltre duecento feriti del 9 gennaio 1950 davanti alle Fonderie Riunite di proprietà dell’industriale. Sono passati più di cinquant’anni e di Adolfo Orsi a Modena ancora si parla a fatica, soltanto i più anziani e i meglio informati sanno che fu quello che portò in città la Maserati». Una marca che nel dopoguerra tornò a primeggiare sui più importanti circuiti, sino al mondiale conseguito dall’argentino Manuel Fangio nel 1957. Ma proprio alla fine di quell’anno la casa modenese si ritirò dalla corse a causa di difficoltà che Adolfo Orsi si trovò ad affrontare in Argentina, alla destituzione di Domingo Peron con il quale l’imprenditore modenese aveva intrecciato accordi finanziari. Veniva invece mantenuta la costruzione di vetture granturismo, con la presentazione di prestigiosi modelli come la Ghibli, sino alla fine degli anni Sessanta.
Nel 1969 la Citroën acquisì il controllo della Maserati, avviando la produzione di una nuova vettura, la SM, con carrozzeria francese e motore italiano; ma nel 1975 la Citroën, intanto assorbita dalla Peugeot, chiuse la fabbrica di Modena che fu salvata grazie alla finanziaria statale Gepi e alla gestione di Alejandro De Tomaso. Un argentino di origini italiane, che cercò di portare la Maserati a più alti volumi di vendita con l’innovativa Biturbo e buoni risultati per alcuni anni. Sino a che la tormentata vicenda Maserati non è approdata, per l’intera quota nel 1999, in seno alla Ferrari e per essa in ambito Fiat. Un percorso attraverso il quale ci guida l’attento lavoro di Nunzia Manicardi, che permette anche di capire come diverso fosse il clima che si respirava nella Maserati di Adolfo Orsi rispetto all’azienda fondata da Enzo Ferrari; perché diverso era il carattere dei protagonisti: «Orsi era un uomo fatto per il commercio, mentre Ferrari era fatto per le corse»..

 

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