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Dietro la teoria della relatività? Amore, eros e Mileva Maric

LIBERAL BIMESTRALE
di Annamaria Guadagni
Anno III n°16 - Febbraio - Marzo 2003

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cop16_thDonnaiolo, renitente alla leva, farfallone innamorato, truffatore e artista, eccellente poeta e fisico attaccabrighe fidanzato con una matematica femminista. Così appare il giovane Albert agli occhi del suo biografo, Dennis Overbye, che subito annota: un bel peperino! Il peperino che ha «generato» il vecchio Einstein, quello che abbiamo poi imparato ad amare nell’iconografia classica del geniale bambino con la corona di capelli bianchi tutti arruffati, i profondi occhi scuri, mentre mostra divertito la lingua al fotografo. Il giovanotto affiora dalle migliaia di documenti, lettere e testi inediti che Overbye ha consultato con puntiglio allo scopo di scrivere un libro che incanterà i comuni lettori e forse lascerà qualche sconcerto nei fisici che si trovano di fronte al dettagliato trattamento delle faccende sentimentali e familiari del padre della relatività. Tanto alla vita tanto alla scienza.
Overbye le mette sullo stesso piano, giacché Einstein, scrive, ha vissuto con lo stomaco e col cuore non meno che con il suo prodigioso cervello. E non stupisce che proprio lui, il vecchio Albert, ne fosse talmente consapevole da aver scritto, in una poesia per il suo giovane amico Peter Bucky: «La metà superiore pensa e progetta, ma quella inferiore determina il nostro destino».
Overbye si è inoltrato nello studio della metà inferiore con l’ambizione di spiegarci chi era l’uomo che ha cambiato per sempre la nostra concezione dello spazio e dell’universo. Il risultato è una biografia molto divertente che separa Albert dal mito di Einstein per restituirci un ciclone impertinente e carismatico che lasciò dietro di sé grande scompiglio, oscurando - non è stato il primo e non sarà neppure l’ultimo - la straordinaria donna che sarebbe diventata la sua prima moglie. Mileva Maric era una matematica di origini serbe, riservata e di grande talento, che fu l’anima gemella del giovane Albert, sua collaboratrice intellettuale ed emotivamente rivale. Lui se ne nutrì: si nutrì del loro rapporto, che corre parallelo alle scoperte che Einstein andava facendo, per andare a dissolversi nella caotica materia della sua vita sentimentale successiva.
Non è la scoperta di una grande donna dietro la genialità di un uomo né quella di un disordine sentimentale pressoché assoluto a fare di questo piacevole libro una «rivelazione» dei costumi di un’epoca. Ma certamente questa lettura risveglia curiosità sulla misteriosa alchimia dei rapporti, che qui vediamo sottoposta a una prova, per così dire, estrema: quella della fucina delle idee che hanno rivoluzionato un secolo. L’amore e l’eros come energie vitali, lo spendersi e il nutrirsi, l’avere e il dare, qui tornano in un complesso e inafferrabile gioco delle parti che mostra come un risultato scientifico che cambia il corso delle storia è fatto delle emozioni, delle carne e del sangue di molte persone. Mai di una sola. E, a lettura finita, la domanda che resta è se sia lecito estendere alla scienza ciò che abbiamo imparato a considerare a proposito della creazione artistica e letteraria. E cioè che la biografia di un artista è parte integrante della sua opera e non il contrario.

Dennis Overbye, Einstein innamorato, Bompiani, 542 pagine, 22 euro

 

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