Un grosso aiuto al nostro continuo invito a rileggere, o a leggere per la prima volta capolavori del recente passato, è venuto da Repubblica e dal Corriere della Sera (simili iniziative stanno prendendo, credo, altre testate) che hanno pubblicato a prezzi assai vantaggiosi varie decine di testi di grande importanza letteraria, quasi tutti dell’Otto e Novecento. E una nuova se-rie è stata di recente confermata con le stesse facilitazioni della prima. Il Cor-riere si affida a cinquanta titoli di scrittori italiani del Novecento (dispiace che manchino Romano Bilen-chi con Il Conservatorio di Santa Teresa ed Enrico Pea con Moscardino, Il volto santo, Il servitore del dia-volo). Dal canto suo Re-pubblica promette lo stesso numero di titoli scegliendo tra autori stranieri e italiani del Novecento. Rileggere, prima conseguenza. A riprendere in mano un libro che pur ci fu caro nell’età giovanile, si prova lo straordinario effetto di una lettura per la prima volta. Tanto sono cambiati i tratti del nostro carattere, le idee
generali sul mondo, sulla morte e sull’amore, che il nuovo contatto letterario può risolversi nella nascita di sentimenti nuovi, di nuove esperienze, di nuove straordinarie scoperte.
Leggemmo, ad esempio, quel testo in un momento di straordinaria vitalità e di frenetica voglia di fare: lo consideriamo ora con maggior pacatezza, senza filtri au-tobiografici e con totale dis-ponibilità. Felicità e dolori si configurano in maniera di-versa, ora più intensi, ora pù attutiti. E tanti ricordi si in-trecciano e tan-te cose in più verremo a sapere. Chi invece, a qualsiasi età, si sia avvicinato per la prima volta a quei testi si accorgerà di aver coperto tante lacune inserite per poca conoscenza nel carattere e nell’animo. Se le riletture hanno fatto sgorgare nuova linfa anche in vecchi tronchi d’albero, leggere per la prima volta può diventare quasi un categorico invito al quale non si deve opporre resistenza.
In questo periodo poi si devono considerare importanti biografie, o quaderni di lettura che ci hanno portato per lo meno al desiderio di riprendere certi libri in mano, perché quelle pagine ci hanno stimolato a confronti diretti con il dato del saggio, e anche con la nostra primitiva conoscenza. Bisogna subito ricordare l’eccellente libro di Pietro Citati su Ulisse (La mente colorata, Mondadori) che ci ha anche riportato a quei mitici incontri, fatti in età scolare, con Ulisse, appunto, ma anche con Ettore, con Achille, con Nausica e con Penelope.
Una dote straordinaria degli studi di Citati su Ulisse viene dalla grande documentazione, dal profondo studio delle fonti e dei problemi omerici, riuscendo a darci egualmente una narrazione fluida e scorrevole da leggersi con partecipazione continua e con continui rimandi alla nostra memoria per farla tornare chiara o per arricchirla di particolari molto importanti che ci erano prima sfuggiti.
E bisogna citare il saggio di Roberto Calasso su Kafka (K., Adelphi) forse di più difficile lettura, ma di grande profondità. Per essere in grado di confermare la profondità, ap-punto, delle indagini e dei sondaggi di Calasso ecco che sono riapparsi quasi d’incanto sul nostro tavolo di lettura Il messaggio dell’imperatore (che io leggo nell’edizione Fras-sinelli del ’35 con La metamorfosi, La tana, La colonia penale a non dir altro) e Il processo e Il castello e anche la curiosità di rivedere la biografia di Kafka scritta da Max Brod nel ’56.