Arrivare ai cinquant’anni dagli anni Cinquanta, nascere nell’Italia contadina e pre-industriale per affacciarsi sul mondo globalizzato. Chi sono oggi le ragazze baby-boomers, quelle che andavano a scuola col grembiule nero e il colletto bianco, che hanno occupato le università con i loro coetanei, che per prime hanno preso la pillola e che a vent’anni portavano la gonna a fiori con gli zoccoli? Questa generazione in transito dalla modernità alla postmodernità sembra affacciarsi sul Ventu-nesimo secolo con una vocazione, forse con una pretesa: ridefinire consapevolmente la propria antropologia. È una generazione che ha frequentato tutti i laboratori dell’identità: i movimenti della protesta giovanile degli anni Sessanta e Settanta, il femminismo che ha radicalmente messo in questione il significato dell’appartenenza di genere, la psicoanalisi che ha ritessuto individualità difficilmente componibili, ideologie egualitarie e filosofie della differenza. Forse, per questo, l’autobiografia ha assunto una centralità altrimenti difficilmente immaginabile: scrittura in corpore vivo di un gigantesco «esperimento», vite sperimentali non per un esiguo drappello di avanguardie ma su scala «di massa».
Tutto questo si respira nelle pagine di un libro scritto a quattro mani da Rosi Braidotti, Roberta Mazzanti, Serena Sapegno e Annamaria Tagliavini, autrici di un’autobiografia collettiva pubblicata nella ormai storica collana Astrea, il marchio di Giunti che sull’intreccio di voci, l’ibridazione culturale e la mutazione del femminile ha ormai alle spalle una robusta produzione di titoli. Quattro donne molto diverse, con in comune un gusto della parola che va al di là del mestiere di filosofa (Braidotti), editrice (Mazzanti), italianista (Sapegno), direttrice della Biblioteca italiana delle donne (Tagliavini). Quattro donne che raccontano il loro divenire, il prezzo e l’avventura della costruzione di sé, attraverso un viaggio di fine Novecento percorso frequentando, ciascuna a modo suo, luoghi e momenti collettivi: insomma il romanzo di formazione di una generazione che si è data il compito di demolire la certezza del destino biologico e quello di partorire individualità femminili compiute, difformi, prendendo sulle proprie spalle la responsabilità di scegliere. E dunque sopportando consapevolmente lo spaesamento e la perdita di senso: solo a-posteriori appare così chiaro come a questa generazione sia toccato elaborare la separazione dalla femminilità tradizionale, consegnata all’apprendimento madre-figlia, per percorrere la strada tutta in salita del farsi individui. Insomma vivere da mutanti, con le radici affondate nel mondo che non c’è più e la testa e il cuore protesi verso il mondo che non c’è ancora. Dunque, creature instabili ma capaci di assumere la velocità di un’epoca che in soli cinquant’anni ne ha bruciati duecento. La lettura di queste pagine lascia almeno una convinzione molto forte: questa generazione sembra aver prodotto il proprio linguaggio più autentico, e dunque la propria espressione creativa, più che nello scontro con le istituzioni e le certezze del mondo di ieri, nella difficile mediazione tra corpo e mente, tra testa e cuore, tra passato e futuro. Imparando a governare i conflitti senza negarli.
R. Braidotti, R. Mazzanti, S. Sapegno, A. Tagliavini, Baby Boomers, Giunti, 190 pagine, 10 euro