Sino a una cinquantina di anni fa erano noti una dozzina di crateri da impatto (con asteroidi o comete). Fra questi il famoso Meteor Crater dell’Arizona, detto anche Barringer dal nome dell’americano che inutilmente lo scavò alla ricerca di metalli preziosi; pochi i crateri scoperti in Europa, fra cui quello di Koefels, nelle Alpi austriache, studiato dal grande geologo viennese Alexander Tollmann, che lo datò alla fine dell’era glaciale e ne fu ispirato per il suo successivo lavoro di conferma, dal punto di vista dell’evidenza geologica, di almeno due grandi catastrofi a memoria di uomo associate con impatti di oggetti celesti. Attualmente sono noti circa 200 crateri da impatto, di cui alcuni giganteschi: il Chicxulub, a Nord dello Yucatan, ha circa 200 km di diametro ed è stato datato a 65 milioni di anni fa, all’epoca della scomparsa dei dinosauri, evento di cui fu probabilmente almeno corresponsabile; ancora più grandi due crateri, uno di circa 300 km di diametro nel Kazakhstan e uno nell’oceano indiano, non distante da Bombay, con un diametro di circa 600 km e forse della stessa età del Chicxulub.
Il primo cratere da impatto nel territorio italiano è stato scoperto recentemente da tre studiosi associati all’Università di Chieti (Angelo Pio Rossi, Jens Orm e Goro Komatsu). Mentre i crateri sono usualmente scoperti dall’analisi di foto aeree (o guardando dall’aereo: chi scrive è sicuro di averne individuato uno nell’Iran Sud-orientale, l’antica desertica Gedrosia che Alessandro Magno attraversò con immense difficoltà al ritorno dalla sua campagna in India) o da foto satellitari, la scoperta del primo cratere in Italia è stata del tutto casuale. Il cratere, di piccole dimensioni, circa 140 metri di diametro, si trova nel parco regionale del Sirente-Velino in Abruzzo, è riempito di acqua e forma quindi un piccolo lago (indicato nelle cartine del parco ma assente nel dettagliato atlante automobilistico del Tci alla scala 1:200.000). Gli studiosi, interessati a una gita nel parco, furono incuriositi da una foto del laghetto sulla guida del parco che lo mostrava circondato da un bordo sopraelevato sul terreno altrimenti pianeggiante, bordo tipico dei crateri da impatto. Successivi studi in loco, fra cui carotaggi del terreno, ne hanno confermato la natura di cratere da impatto: la presenza nelle vicinanze di altre simili anche se più piccole strutture suggerisce l’impatto di un oggetto che si frantumò nell’attraversare l’atmosfera. Analisi al radiocarbonio hanno indicato una origine relativamente recente, verso il Quinto secolo della nostra era. È opportuno ricordare che gli anni 536-540 furono forse i più catastrofici degli ultimi due millenni. Era allora imperatore Giustiniano e in Italia imperversava la guerra gotica, descritta dettagliatamente da Procopio. Gli storici dell’epoca, sia bizantini che cinesi, scrissero di molte comete che apparivano nel cielo, di terremoti, di clima insolitamente freddo, di sole offuscato da vapori, di carestie (in Cina si diffuse il cannibalismo) e di pestilenze (la peste di Giusti-niano devastò il mondo mediterraneo uccidendo una percentuale di popolazione probabilmente superiore a quella messa a morte dalla peste nera del Trecento). È plausibile che in tale epoca la Terra sia stata colpita da vari asteroidi o comete, eventi che anche portarono al risveglio di vulcani. Ci sono indicazioni che allora Giava e Sumatra fossero un’unica isola, con un gigantesco vulcano che eruttò esattamente in tale periodo: la sua camera vulcanica collassò e fu invasa dalle acque oceaniche. Allora nacquero le due isole odierne, separate da uno stretto dove l’isola del vulcano Krakatoa è quanto resta del vulcano esploso in quegli anni.