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Dalla terra bastano poche ore per cambiare il suo asse di rotazione

LIBERAL BIMESTRALE
di Emilio Spredicato
Anno III n. 17 - Aprile - Maggio 2003

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Dove puntava il mulino di Amleto? Nel loro straordinario libro Il mulino di Amleto gli antropologi Giorgio de Santillana, morto da molti anni, e Herta Von Dechend, deceduta, vecchissima, da poco, hanno raccolto un centinaio di storie mitologiche da tutto il mondo dove domina il tremendo e drammatico tema della instabilità di una struttura cosmica, da loro identificata con l’asse di rotazione del pianeta Terra; la scoperta che l’asse di rotazione, che ora punta verso la Stella Polare, non sia fisso e quindi intersechi la volta celeste in un punto che si muove nel tempo, sarebbe stata una scoperta fondamentale dell’uomo primitivo (ufficialmente è attribuita agli astronomi greci) e fonte di una ansietà inconscia. La precessione dell’asse di rotazione, e il corrispondente movimento dei poli celesti, è il fenomeno per cui l’asse descrive nel tempo, almeno in prima approssimazione, un doppio cono infinito, alla velocità di (circa) 3 gradi ogni 216 anni (una relazione con il misterioso numero 108 di cui abbiamo trattato in una precedente rubrica?), richiedendo (circa) 25.920 anni per effettuare un giro completo. Tale movimento implica la lenta rotazione del punto in cui il sole sorge nell’equinozio di primavera. Attualmente il sole sorge nella costellazione del Pesce, in cui entrò verso l’epoca della nascita di Cristo (associato in molta iconografia al motivo del Pesce), ed entrerà a breve nella regione della costellazione dell’Acquario, da cui i vari movimenti acquariani della cosiddetta New Age.
L’equinozio di primavera si muove all’indietro nella lista delle costellazioni. Prima di entrare nella regione del Pesce, esso era collocato nella regione dell’Ariete (ma vedremo in una prossima rubrica che tale nome proviene da una non corretta traduzione del più antico nome numerico, come fatto osservare dal grande sumerologo Giovanni Pettinato). Perché si ha un inizio nella costellazione dell’Ariete? È forse possibile che il moto precessionale sia nato, o meglio si sia stabilizzato nella forma attuale solo durante tale epoca? Una risposta positiva a tale domanda è data dalle teorie della recente evoluzione catastrofica del sistema solare che, nate con Velikovsky, sono state sviluppate da vari studiosi, fra cui, in Italia, da Alfred De Grazia e da Flavio Barbiero. Considerazioni che qui non è possibile sviluppare, suggeriscono che il moto precessionale si sia stabilizzato solo verso il 700 a. C., epoca successivamente alla quale sono documentati una ventina di cambiamenti ai calendari vigenti. È ora noto da analisi matematica che, contrariamente a quanto ritenuto in passato, l’asse di rotazione può cambiare rapidamente - questione di poche ore o pochi giorni - a causa almeno di tre ragioni: la natura caotica dei processi di dinamica non lineare; l’impatto di un asteroide anche di dimensioni contenute, la cui direzione di impatto sia sufficientemente scostata dal centro della Terra (lavoro dovuto a Barbiero); il passaggio ravvicinato di un pianeta o planetoide abbastanza grande, come analizzato dai fisici Woelfli e Baltensperger. Va anche osservato che fra le variazioni possibili dell’asse è compresa l’inversione (per cui si scambiano le stagioni e le direzioni del sorgere e del calare del Sole), nonché il cambiamento del punto in cui l’asse attraversa la crosta terrestre (nel qual caso si avrebbe il cosiddetto true polar wandering). L’analisi completa di tale fenomeno trascende ancora le attuali capacità di modellizzazione e di calcolo.
 

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