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Logica e Ragione non bastano a dimostrare l’esistenza del divenire

LIBERAL BIMESTRALE
di Emanuele Severino
Anno III n. 17 - Aprile - Maggio 2003

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cop17_th  

Le strategie dell’anima: un altro libro suggestivo e profondo di Pietro Barcel-lona. Anche all’inizio di queste pagine egli ripropone, con intensità, i termini della sua concordia discors nei confronti del mio discorso filosofico. Mi dice che «la logica e la stessa ragione operano sempre all’interno di società concretamente istituite e non sono scindibili da tale contesto»: «il pensiero è storicamente istituito», «non può oltrepassare la soglie del proprio orizzonte storico» (p. 39). Una tesi, questa, che è tipica della filosofia contemporanea e della Wissensozio-logie (che peraltro può essere considerata un capitolo di tale filosofia). Ma perché mai - è una vecchia domanda - questa tesi non dovrebbe essere a sua volta, e proprio in forza di ciò che essa sostiene, un «pensiero storicamente istituito», e dovrebbe avere invece, essa sola, la capacità di «oltrepassare la soglia del proprio orizzonte storico» ed essere vera per ogni possibile pensiero, sì da porsi, essa, come la vera, definitiva, incontestabile «logica» e «Ragione»? Se questa tesi non ha siffatte pretese, allora deve rassegnarsi a essere il modo di pensare dell’orizzonte storico attuale e non può proibire alla «logica» e alla «Ragione» di esibire i motivi per i quali esse, libere da ogni orizzonte storico, possono regnare su ognuno di tali orizzonti.
Che il pensiero contemporaneo si presenti il più delle volte nei panni della tesi sostenuta da Barcellona è vero. Però, nel proprio sottosuolo per lo più inesplorato, la filosofia del nostro tempo ha una forza essenzialmente superiore alla forma sostanzialmente scettica di quella tesi. Lo vado mostrando da decenni. La filosofia del nostro tempo è scetticismo ingenuo: si fonda sulla convinzione - peraltro condivisa dall’intero pensiero dell’Occidente -, che l’esistenza del divenire storico sia la verità originaria e assolutamente incontestabile. In base a questa convinzione la filosofia del nostro tempo mostra che il divenire degli essenti implica necessariamente l’inesistenza di ogni «logica», di ogni «Ragione», di ogni Essere che abbiano la pretesa di avere un valore metastorico. L’unica logica e Ragione assoluta, l’unico essere assoluto è il travolgimento storico di ogni «logica» e di ogni «Ragione», di ogni «Essere» che abbia la pretesa di differenziarsi da quell’unico Assoluto che è il divenire storico.
Dico all’amico Barcellona che il mio discorso filosofico incomincia là dove l’essenza autentica della filosofia contemporanea finisce. Tale discorso mostra cioè l’impossibilità dell’esistenza di ciò che vien ritenuta l’evidenza suprema: l’impossibilità del divenire storico. Mostra questa impossibilità in base a una «struttura» che Barcellona, ancora, non prende determinatamente in esame e che non gli è consentito confondere con la «logica» e la «Ragione». Infine, Barcellona rivela che anche per me il senso della «cosa» è storico. Ma - rispondo - la storicità di quel senso riguarda i modi alienati di pensare la «cosa» - anche se ognuno di essi, come ogni essente, è un eterno che va manifestandosi nel cerchio del pensiero che vede l’alienazione della fede nel divenire.

Pietro Barcellona, Le strategie dell’anima, Città aperta Edizioni, 156 pagine, 12 euro

 

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